MESSINA. La rivoluzione targata Pippo Trischitta. L’ex capogruppo di Forza Italia scende in campo nella corsa alla poltrona di primo cittadino, ad accompagnarlo un programma elettorale utile per rivoltare Messina come un calzino. Il suo addio a Forza Italia è seguito dalla coerente visione di una politica fuori dai partiti, una soluzione che riavvicinerebbe le istituzioni ai cittadini.

“Il sindaco della gente”, più volte in campagna elettorale si è partiti dalle origini modeste per creare empatia con la cittadinanza meno abbiente, una filosofia riscontrabile nel dettagliato e lungo programma presentato. Quarantatré punti per la svolta, per costruire la sua “Messina splendida”. Una città che dovrà impegnarsi e non chiedere, allontanando così l’assistenzialismo statale. La rivoluzione parte dal palazzo amministrativo: snellire la macchina burocratica, implementare le strutture informatiche e creare un archivio digitale di tutti i beni immobili comunali. Palazzo Zanca non gode di casse floride, Trischitta individua nei troppi contenziosi aperti una delle cause da risolvere definitivamente.

La denuncia della cattiva amministrazione che ha regnato su Messina, la ristrutturazione dell’intero territorio e una ricerca di presentare il programma più concreto possibile. Alla base di tutto c’è la fonte di finanziamento, nello specifico è quindi possibile trovare il sistema per reperire i fondi per ogni punto del programma. Il linguaggio non sfocia nel politichese, nello stesso tempo non strizza l’occhio al populismo spicciolo. Manca una certa retorica, magari attesa, sostituita dalla presa di coscienza che Messina è una città da modificare.

Saltano all’occhio idee come il motodromo o l’orto urbano, due mosse dall’utilità opposta che però segnalano una certa originalità programmatica. Il motodromo sorgerebbe nella zona nord della città: tra l’Annunziata e Massa Santa Lucia si snoderebbe il progetto di un’opera che potrebbe strappare qualche sorriso, che in realtà sarebbe sicuro volano turistico ed economico. Un piccolo sussulto per un programma che, indubbiamente, è basato sull’idea di rimodernare partendo dagli aspetti più vicini al vivere quotidiano.

Nulla di nuovo sotto il sole per i trasporti, con i collegamenti a pettine che non rappresentano nessuna rivoluzione. Più ampi i passaggi su rifiuti e Amam: il passaggio a Messina Servizi non ha risolto – secondo Trischitta – il problema messinese della raccolta, così da pensare ad una integrazione di società private. Discorso, forse, troppo altisonante quello legato all’acqua pubblica: rifacimento totale delle tubature da Fiumefreddo a Messina, un ammodernamento generale per garantire l’erogazione ventiquattro ore al giorno.

Grande nemico dell’isola pedonale disegnata dall’amministrazione Accorinti, per Trischitta però la creazione di un’area dedicata ai cittadini è necessaria. La rambla, di ispirazione spagnola, nascerebbe nella parte bassa del Viale San Martino e andrebbe a sposarsi con l’ammodernamento dell’intero waterfront. Più particolare, invece, la rivoluzione in tema parcheggi: strana l’idea di far tornare “legali” le soste sul marciapiede agli incroci Cannizzaro-Cavour e Cannizzaro-Circonvallazione. Non ideale la convivenza pedoni-auto nel luogo tipico del passaggio pedonale, a questo si contrappone il sistema “Mamme in movimento”. Parcheggio gratuito per le donne dal terzo mese di gravidanza in poi, in aggiunta soste libere per gli over 65 e un giorno totalmente gratuito per tutta la città. Sempre in tema viabilità ecco la nascita di due nuovi svincoli: il primo tra Galati e Giampilieri, il secondo tra l’ospedale Papardo e Mortelle.

Terminal crocieristico, cimitero degli animali e nuovo cimitero a Tremestieri sono vecchie battaglie di Trischitta. Più interessanti due aspetti legati al lavoro: la zona ex Sanderson come luogo dove far nascere un grande mercato coperto, ancora più avveniristica invece la creazione di un multipiano in centro città in risposta ai centri commerciali legati alle multinazionali. Interessante l’operazione “Start up chiavi in mano”: il Comune si premurerebbe di costruire insediamenti produttivi da concedere a gruppi di lavoro, cooperative o lavoratori indipendenti.

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