MESSINA. Luigi Di Maio si affaccia dal palco di piazza Cairoli, con il candidato a sindaco Gaetano Sciacca al suo fianco, e davanti a lui vede migliaia di persone che lo acclamano come fosse “uno di loro”. E’ a questo che il vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro punta: a dimostrare che il suo è un governo della gente e per la gente. E ci riesce. In città per lanciare la volata a Sciacca verso Palazzo Zanca, il suo intervento è lungo e interrotto decine di volte dagli applausi.

“Siamo al governo e riempiamo ancora le piazze – inizia, accattivandosi la benevolenza di militanti e curiosi che affollano la piazza –  Momento importante, inizio dalle buone notizie. Ottantacinque giorni per fare il governo ma non ci sono condannati o inquisiti. Durante queste trattative alla Camera dei Deputati il presidente Roberto Fico lavorava al taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. In Italia c’è tanto da fare, se tornerò in piazza a dirvi che l’Italia sta meglio per qualche indice positivo dovrete rimproverarmi – provoca –  Gli indici sul lavoro erano pieni di sfruttamento e voucher. Sarò un illuso ma è la nostra ambizione di governo: il nostro grande obiettivo e farvi guardare allo specchio e sorridere perché i vostri figli hanno un lavoro e non perché gli indici sono positivi”.

Poi uno sguardo apocalittico al presente: “La gente è disperata, troviamo gente infelice in contrasto con quello che dicono i giornali. Ieri era un giorno festivo ma ho fatto aprire il mio ufficio, oggi è la mia prima uscita da ministro del lavoro e dello sviluppo economico. Mi sono ricordato di una persona in particolare: Sergio Bramini, un imprenditore della provincia di Ragusa. Lo Stato lo ha fatto fallire, nonostante avesse un credito di milioni di euro e in più lo Stato gli ha pignorato la casa. Gli avevo promesso che se fossimo andati al governo lo avremmo portato con noi per salvare tutti quelli come lui, da ieri è un esperto del ministero allo sviluppo economico. Se vogliamo creare lavoro dobbiamo rifondare i centri per l’impiego. Riuniremo tutti gli assessori regionali e creeremo un percorso comune da offrire ai cittadini. Dobbiamo ridare dignità a chi ha lavori precari o sottopagati, tipo i riders. Ho convocato i rappresentati di queste categorie per creare diritti, perché non hanno niente. Ci sono poi i cinquantenni che il lavoro lo hanno perso”.

Quindi uno dei temi che in campagna elettorale sono stati più sentiti, criticati, e sui quali il nuovo governo gioca molta parte della sua credibilità nei confronti dei suoi elettori: “Il reddito di cittadinanza non è una paghetta per stare sul divano, mentre ti formi è giusto avere un compenso ma ci sarà l’obbligo di dare otto ore giornaliere di lavoro gratis al proprio Comune”. Quindi tocca alle pensioni: “Aboliremo la Fornero, ci sarà quota 100 per far ripartire la rotazione. Sono orgoglioso di questo governo perché ci attaccano tutti, e vedendo chi lo fa sono sempre più motivato. Più i media ci attaccano più le piazze si riempiono. C’è voluto tempo perché il contratto era un patto di chiarezza, non un’alleanza di accordi. Per la prima due forze di governo si sono sedute intorno ad un tavolo per costruire. Abbiamo scritto un contratto che andrà oltre i cinque anni di governo: Fornero, Buona Scuola, abolizione dei vitalizi, verde pubblico e acqua pubblico. Finché il contratto sarà rispettato andremo avanti”.

Un rapido accenno agli alleati: “Devo riconoscere alla Lega e Salvini che nessuno di loro mi ha chiesto di togliere qualcosa per non dar fastidio a lobby o alleati. Non siamo schiavi di Berlusconi, ci sono punti fortemente contrari a Forza Italia. Non è importante che non sia io il Premier, abbiamo portato al governo il nostro vero leader: il programma. Faremo le leggi anti-corruzione: daspo per chi ha condanne amministrative, creazione degli agenti provocatori per smascherare i corrotti. Toglieremo ai politici la discrezionalità di nominare i vertici delle Asp e delle Asl, vogliamo il merito in testa alla sanità e non le amicizie. In questi giorni per tante volte abbiamo avuto paura di non riuscire a formare il governo, non è un caso però che chi ha fatto il “patto del Nazareno” oggi è all’opposizione e chi era fuori oggi è al governo, e ci arriva dopo aver reso pubblico il contratto di governo. Non so se Salvini mi sta fregando come dicono in tanti, preferisco passare per una brava persona e non per uno che frega la gente. Abbiamo messo insieme una buona squadra”.

Quindi le prime mosse da forza di governo: “Andremo in Europa a ricontrattare i fondi che ci spettano. Se ci taglieranno soldi su agricoltura o fondi sociali non saremo contenti. Aboliremo il quorum ai referendum perché conta chi va a votare e non chi sta a casa. Cancelleremo i referendum abrogativi ma se vincerà il “sì” sarà legge senza bisogno dell’aiuto di un politico”.

Per Messina poche parole, tutte a fine discorso: “Vi chiedo di starci vicino perché non sarà facile, e aggiungo che votare un sindaco a cinquestelle significa avere un sindaco che ha dalla sua parte il governo centrale. Le grandi rivoluzioni partono dalla Sicilia, ne è dimostrazione Giancarlo Cancelleri, adesso completiamo l’opera. Andiamo al ballottaggio, poi vi restituiremo le chiavi della città. Non so come andranno le comunali, so solo che chi non va a votare decide di consegnare la città a quegli altri. Domani rientro a Roma, mi metto ad un tavolo per recuperare la carneficina sociale fatto in questi decenni dallo Stato. Non saremo perfetti, ma quando sbaglieremo chiederemo scusa”.

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