MESSINA. L’ex sindaco Renato Accorinti e l’ex rettore Pietro Navarra andranno a giudizio contabile, l’11 maggio 2022, davanti alla Corte dei conti per la vicenda che riguarda la partecipata (in liquidazione per anni) Innovabic, società di cui Palazzo Zanca e Ateneo erano soci al 33% ciascuno (la terza parte apparteneva all’ex Provincia regionale). Insieme ad Accorinti e Navarra, infatti, sono citati in giudizio il liquidatore e amministratore unico Dario Latella, e i tre membri del comitato interno per il controllo analogo: l’ex assessore provinciale Michele Bisignano, l’ex assessore comunale Orazio Miloro, e Antonino Germanà, designato in quota Università. L’ipotesi, per tutti e sei, è di un danno erariale da centomila euro. Le richieste pecuniarie sono di 33.300 euro per Accorinti (nella doppia veste di socio), e 16.600 euro a testa per gli altri cinque. Innovabic risulta ancora tra le partecipate del comune di Messina. Attualmente è in liquidazione.

Il procedimento prende avvio da un esposto trasmesso dalla stessa università di Messina con il quale venivano denunciate “condotte di cattiva amministrazione” all’interno di Innovabic. In occasione dell’assemblea dei soci del 31 maggio 2010, i soci deliberavano di ripianare le perdite di quasi 151mila euro e aumentare il capitale sociale di 100mila euro (33mila euro ciascuno per i due enti, e 34mila per l’Università). Inoltre i soci, nello stesso anno, versavano ulteriori 200mila euro in conto futuro aumento di capitale e ristrutturazione, con ripartizione grossomodo a 66mila euro ciascuno. Nel 2017, in approvazione di bilancio straordinaria, i soci (Accorinti per Comune e Città metropolitana, Navarra per l’Ateneo) decidevano per la liquidazione della società a causa dell’ingente situazione debitoria per definitiva e integrale perdita del capitale sociale, e azzeramento del valore delle quote di ciascun socio, oltre che per debiti nei confronti di fornitori, personale, organi interni ed erario.

Secondo la Corte dei conti, “Sulla base della documentazione in atti può sostenersi che lo stato di crisi della società sia riconducibile a scelte di gestione operate dalla società stessa la quale, nonostante fosse destinata realizzare la parte prevalente della propria attività in favore degli enti soci, ha ritenuto di dover partecipare a progetti di iniziative senza affidamento da parte dei soci pubblici. In tal modo sono state utilizzate risorse pubbliche senza un corrispondente beneficio per l’interesse pubblico”. E ancora, “l’acquisizione della società in perdita è avvenuta in assenza di un reale obiettivo e pertanto le sborso si è rivelato privo di una giustificazione funzionale e soprattutto del suo impiego la collettività non ho mai potuto giovare”.

Per Navarra e Accorinti l’ipotesi è di “aver sempre approvato senza riserve e condizioni l’operato dell’amministratore unico, manlevandolo e rinunziando quindi alle relative azioni di responsabilità contro lo stesso”, per Latella di “avere male amministrato risorse pubbliche prive di funzionalizzazione pubblica“, per Bisignano, Miloro e Germanà di “aver condiviso pienamente le scelte dei gestori senza opporre i dovuti e necessari interventi di direzione, nonostante l’utilizzo di risorse in assenza di funzionalizzazione pubblica e nonostante le criticità registrate annualmente”.

 

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