MESSINA. «Ho evitato di intervenire sui ritardi del 118, ho soprasseduto in merito al decesso del neonato, mentre la madre tentava di raggiungere un punto nascita troppo distante, per rispetto del dolore dei familiari, ma i disagi e i disservizi che sta patendo la gente della nostra provincia per il covid e per le conseguenze dello stesso sulla organizzazione dei servizi sanitari non può più essere sottaciuto».

Parole del segretario cittadino del Pd Franco De Domenico, che in un comunicato stampa di mercoledì 29 dicembre interviene sull’andamento della quarta ondata in città e sulle criticità della sanità.

«Se è vero che la pandemia sta assumendo proporzioni ancora maggiori delle ondate precedenti – commenta – è altrettanto vero che di fronte a una nuova ondata pandemica, e siamo alla quarta, è inconcepibile che si rimanga spiazzati come se fossimo alla prima e come se l’esperienza di questi due anni non fosse servita a nulla. Messina e la sua provincia subiscono da un lato il disimpegno del Sindaco, che agisce come se il Covid non fosse un problema suo, dall’altro la confusione, la mancanza di strategie di contrasto del virus e l’abbandono a se stessa di tutta la sanità diversa dal Covid».

«L’elenco delle carenze è lungo: dalla confusione del presidio ospedaliero di Barcellona del quale nessuno capisce quale sia il suo destino, in considerazione del progressivo smantellamento dei vari reparti, per lasciare spazio ai posti letto covid, ancorché di serie B (vista la perdurante assenza di terapia intensiva), alle criticità dei presidi di Sant’Agata Militello e Patti, in continua sofferenza di risorse umane e tecnologiche, o peggio ancora degli ospedali delle zone disagiate di Lipari e Mistretta ormai abbandonati al loro destino. Non va meglio nella gestione della medicina territoriale, considerando che ormai da un lato sono saltati i tracciamenti e dall’altro i medici di base sembrano brancolare nel buio. Nel Comune capoluogo la situazione è ancora più complicata e così si assiste ad una citta bloccata dalle auto in fila per fare i tamponi, a risultati dei tamponi che non arrivano mai, bloccando, così, i lavoratori che non possono rientrare a lavoro».

«La questione più preoccupante – prosegue – è l’escalation dei ricoveri e la conseguente carenza di posti in terapia intensiva. Non ho alcuna intenzione di fare allarmismo, quanto di sollecitare un confronto con la città per avere chiarezza e trasparenza su cosa stia succedendo, a me sembra, infatti, che si stia giocando col fuoco e che non sia stata adeguatamente valutata dalle autorità sanitarie regionali la grave emergenza legata alla disponibilità di posti letto di Terapia Intensiva Covid negli ospedali messinesi. Messina, ad oggi, ancora dispone di 28 posti al Policlinico “G. Martino” e di 7 posti al Papardo, per un totale di 35 posti, che alla luce della tendenza diffusiva del virus, ormai nota da tempo, appaiono insufficienti. Ma vi è di più, fino a una settimana fa risultavano occupati 20 posti (13/14 al Policlinico e 6/7 al Papardo, con un polmone teorico di una quindicina di posti, tuttavia, si apprende che al Policlinico seppure i posti disponibili siano sulla carta 28, mancano gli anestesisti per poter garantire più di 12 ricoveri. Siamo già, quindi, oltre la soglia massima e già nei giorni scorsi sono stati rifiutati ricoveri di terapia intensiva».

«Dobbiamo, pertanto, constatare che in questi due anni, nonostante le ingenti risorse a disposizione, compresa la donazione di Banca d’Italia, per la provincia di Messina non si è concretizzato nulla in termini di edilizia sanitaria, visto che i posti sono gli stessi di due anni fa, ma soprattutto in questi due anni, a Messina a differenza di altre provincie, come Catania e Palermo, non si è riusciti a fronteggiare il nodo del personale e, in particolare, della figura degli anestesisti. È vero che, ad esempio la pianta organica del Policlinico, prevede oltre 20 di assunzioni in questo ambito, ma intanto la pandemia avanza e noi invece di anticipare il virus lo inseguiamo. È necessario di dare risposte immediate: risposte concrete e non funzionali solo a rappresentare un quadro fittizio e ben diverso dalla situazione reale. Oggi è il tempo di intervenire: subito! Non possono più bastare le promesse limitate ad un incremento dei drive in per i tamponi e degli hub vaccinali, ovvero di rimodulare la medicina di emergenza, è necessario rafforzare le terapie intensive, rendere disponibili un numero congruo di anestesisti per Messina, senza sottrarli ai reparti dedicati alle cure ed alla interventistica ordinaria, che, viceversa, vanno meglio riorganizzati, perché tutte le altre malattie, purtroppo, non si sono fermate per il covid».

 

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