MESSINA. Nessuna maggioranza stabile e accordi solo sui singoli provvedimenti, confronto delibera per delibera prima dell’approdo in consiglio, nessun provvedimento concordato nelle “segrete stanze”. È questo che il sindaco Cateno De Luca ha spiegato, nel corso di due giorni di incontri, ai consiglieri comunali che hanno risposto al suo invito: praticamente tutti tranne quelli di Bramanti sindaco (che saranno ricevuti oggi) e Pd (mercoledi). Oggi è il terzo giorno di “consultazioni”, ma il quadro è già delineato.

E quello che emerge è che De Luca ad una maggioranza stabile non ci pensa nemmeno lontanamente: il fatto di non avere alcun consigliere dalla sua parte, paradossalmente è  un punto di forza, in questo momento. Non ha promesse elettorali da mantenere e questo gli lascia le mani libere dal punto di vista decisionale, quindi in questo momento non ne vuole sapere di avere una maggioranza comprando consiglieri. Una maggioranza, però, deve costruirsela perché gli atti della sua amministrazione possano passare dalle forche caudine del consiglio: quello che è emerso dai colloqui è che gli atti amministrativi vincolanti per la città verranno decisi consensualmente, concertando per tempo gli obiettivi, discutendo le strategie e i metodi migliori per perseguirli.

Pragmaticamente, De Luca non vuole mettersi a litigare col consiglio comunale per ogni atto, e quindi preferisce incontrare i gruppi prima delle decisioni per concordare il percorso comune. Ciò vuol dire che presenterà atti direttamente in consiglio e i singoli consiglieri decideranno che fare.

Quali saranno i primi atti? Il bilancio previsionale, per esempio. Intenzione di De Luca è quello di accelerare i tempi, e portare in aula quello che l’amministrazione Accorinti non è riuscita in tempo a fare approvare, pressochè senza modifiche, per poi agire nell’assestamento di autunno con operazioni legate alla nuova amministrazione.

Poi ci saranno i tre atti che immediatamente hanno fatto discutere: liquidazione di Amam, Atm e MessinaServizi Bene Comune, accorpamento delle prime due in una multiservizi, e privatizzazione del servizio di raccolta rifiuti attualmente garantito dalla terza. Si tratta di una delibera di indirizzo (in materia è competente il consiglio comunale), che in teoria non impegna l’amministrazione a scegliere per forza la privatizzazione o l’accorpamento. E infatti la palla è passata subito ai dirigenti di area, per una ricognizione effettiva dello stato dell’arte dei servizi interessati: dopo l’esito di questa ricognizione si avvierà effettivamente il processo decisionale, che va comunque votato dall’aula.

 

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