MESSINA. C’è la versione del sindaco di Messina Cateno De Luca sul “fancazzismo” dei dipendenti in regime di smart working e ci sono i numeri che raccontano cosa succedeva a Palazzo Zanca mentre l’Italia era in regime di lockdown, quando i dipendenti avrebbero dovuto lavorare da casa in modalità agile, e quelli che per forza di cose dovevano recarsi in ufficio, avrebbero dovuto farlo in tutta sicurezza. Tutte circostanze che De Luca ha sintetizzato non solo tramite le sue sfuriate facebook, ma per ben due domeniche consecutive alla trasmissione di La7 “Non è l’arena”, condotta da Massimo Giletti, e a Porta a Porta, domenica scorsa.

Cosa è stato lo smart working previsto per legge al comune di Messina? Una specie di ibrido vissuto con fastidio da chi nel frattempo faceva girare una macchina per le vie deserte della città ad avvertire i cittadini del pericolo dello stare fuori, in una sorta di penitenziagite che a Palazzo Zanca invece non era ammesso.

Dai dati del comune di Messina, per esempio, risulta che su circa 1230 dipendenti a marzo, 1217 ad aprile e 1209 a maggio, in smart working ce n’erano rispettivamente 424, 591 e 556: numeri compatibili quasi all’unità col 50% di lavoratori in modalità agile. In realtà, ogni unità usufruiva del provvedimento di legge solo per pochi giorni, e la cifra si riferisce al totale delle unità presenti nel mese. Detto ancora più semplicemente, tra i 424 di marzo, oltre la metà hanno lavorato in smart working solo per pochi giorni, ed il resto l’hanno svolto dai propri uffici.

Per maggiore chiarezza: a marzo, 424 dipendenti hanno complessivamente usufruito dello smart working, così come 918 hanno usufruito delle ferie (spesso forzate), e 220 hanno sfruttato i benefici concessi dalla legge 104. A questi vanno aggiunti quelli in esenzione, congedo parentale e congedo straordinario (una trentina in tutto). Questo a marzo.

Ad aprile, ai 591 in lavoro agile si sommano i 677 in frie ed i 224 in “legge 104”, più una quarantina in congedo e permesso. A maggio, 556 in smart working e 585 in ferie. Per tutti, il numero è da calcolari complessivamente, non giornalmente

Poi c’è il paradosso per cui i dipendenti arrivavano agli ingressi di Palazzo Zanca e, alla strisciata del cartellino, dovevano digitare il “codice 7”, quello che indica il “servizio esterno”: perchè il loro posto di lavoro, a norma di legge, sarebbe dovuto essere la cada. E invece lavoravano dagli uffici del Comune, risultando praticamente in servizio in esterna, in “missione”. A questi vanno sommati quelli in ferie forzate.

Il “lockdown” è entrato in vigore l’8 marzo e a palazzo Zanca c’è voluta una settimana prima di entrare ” a regime” con lo smart working, le ferie e i congedi: dall’inizio del mese fino alla clausura decisa con il dpcm, al Comune di Messina lavoravano in presenza circa mille persone. La prima settimana di lockdown, sono rimasti pressochè uguali, dai 914 di martedi 10 marzo fino ai  755 di venerdi 13, per poi ridursi tra duecento e trecento fino a metà aprile, crescere alla soglia dei 400 e oltre fino alla fine dello stesso mese, e attestandosi tra 500 e 600 per tutto maggio e tra 600 e 700 per giugno. Si tratta di presenze di unità giornaliere.

Tanto da far affermare a Ciccio Fucile della Cgil, che già con De Luca si è scornato in diretta tv su La7: “Nei mesi luglio-settembre circa 200 dipendenti complessivamente e mensilmente in smartworking su 1300, con punte massime di 100 dipendenti in attività da lavoro “agile”. Quindi ben al di sotto del 50%.

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Andrea
Andrea
23 Ottobre 2020 15:40

Grazie per la chiarezza e l’onestà intellettuale.