MESSINA. L’ordinanza che impone il “divieto di babbìu“, firmata ieri in tarda serata dal sindaco Cateno De Luca, dopo l’annuncio urbi et orbi in diretta facebook, sancisce per Messina misure pari a quelle di una zona rossa, senza che lo sia (o che lo sia la regione: la Sicilia è rimasta arancione, provvedimento confermato ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza). La cosa, però, ha lasciato molti interrogativi.

Si potrà uscire liberamente da casa dalla mezzanotte di domani, anche dopo le 19? È la domanda che si sono posti in tanti dopo l’annuncio della nuova ordinanza. La risposta è sì, ci si potrà spostare senza problemi in ogni zona della città (nei limiti del buonsenso, per tornare a casa, e sebbene il Dpcm consigli di evitare gli spostamenti non necessari) fino alle 22, orario in cui scatta il divieto di circolare (se non per ragioni di lavoro o salute) imposto dall’ordinanza regionale. Ciò che sarà vietato è sostare in qualsiasi luogo all’aperto, che siano piazze, strade e spiagge. L’obiettivo è quello di evitare gli assembramenti che si sono verificati nelle scorse settimane, anche a causa di controlli inadeguati o in alcuni casi del tutto inesistenti. Per uscire di casa non sarà necessaria inoltre alcuna autocertificazione (necessaria invece dopo le 22). Resta la possibilità di fare attività sportiva di movimento: (quindi corsa e ciclismo si, ginnastica no)

 

 

Le novità più salienti del provvedimento sindacale riguardano i negozi, che dovranno abbassare forzatamente le saracinesce alle 19 (con una tolleranza di 30 minuti). Fra le attività commerciali costrette a chiudere anche i supermercato: una decisione piuttosto controversa, già contestata (e poi abrogata dallo stesso sindaco) durante il lockdown di marzo e aprile, che come facilmente intuibile farà aumentare, anzichè diminuire, la ressa e quindi gli assembramenti che l’ordinanza dovrebbe invece evitare. Sarà vietata inoltre la vendita con asporto, mentre continua ad essere consentita la consegna a domicilio (entro la mezzanotte). Anche le farmacie dovranno adeguarsi all’orario di chiusura anticipato, mentre faranno eccezione, quindi potranno restare aperti tabacchi, edicole, distributori di carburanti.

 

 

Un provvedimento molto controverso, e che sarà fonte di fraintendimenti, riguarda la previsione di chiusura non solo le attività commerciali, ma anche di tutte quelle professionali, ad eccezione delle sole professioni sanitarie e parasanitarie. È però previsto, qui l’inghippo, che le attività professionali, commerciali e artigianali possano restare aperte anche dopo la chiusura, purché senza contatto con il pubblico e non in presenza di clientela.

 

Nessun dubbio invece per le scuole: chiuse per una settimana, come già era successo il 30 ottobre, nonostante secondo la nota dell’Asp del 6 novembre 2020, i casi di contagio rilevati nella settimana di sospensione delle scuole si caratterizzano per una diffusione a macchia di leopardo.

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