MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una ragazza messinese, che da sostenitrice del primo cittadino commenta con amarezza la recente ordinanza emanata dal sindaco Cateno De Luca. Di seguito il testo integrale:

“Caro sindaco De Luca, le tue decisioni, ahimè, mi hanno davvero amareggiata. Io sono stata sempre dalla tua parte e ho creduto in te quando ti sei schierato sempre dalla parte del popolo mettendoti, spesso, contro chi sta sopra di te. Ma stavolta, mi spiace, pecchi di incoerenza. Tu da primo cittadino, dovresti rispecchiare ogni cittadino di questa tua città che ormai è messa davvero in ginocchio dal primo lockdown. Tu sei lo stesso che quando il presidente Conte voleva mettere il coprifuoco alle 18.00 ti volevi incatenare in prefettura e ti sei scagliato ferocemente contro di lui e contro il presidente Musumeci perché sapevi che tutto ciò recava un danno, quasi irreversibile, all’economia della tua Messina. Più che tua, ad oggi, la nostra Messina. Perché a noi preme il bene della nostra terra e della nostra bella città, troppo spesso denigrata e abbandonata. Abbandonata anche da te che eri il capitano che guidava questa nave bellissima che piano piano sta affondando. Non è giusto far pagare un prezzo così alto a tutti noi, solo per la negligenza di alcuni cittadini! Non è giusto pagare noi le conseguenze di tutto questo. Tante attività si ritroveranno in serie difficoltà. La ristorazione piano piano sta morendo. E noi giovani, che fine faremo?! Tutto questo porterà a una riduzione di personale e riduzione di orari, se non alla cassa integrazione. E sappiamo bene cosa significa la cassa integrazione, specie per chi ha famiglia. Noi giovani che dopo tanta fatica abbiamo trovato lavoro, ci ritroveremo nuovamente in mezzo ad una strada. E tutte le volte che qualcuno di noi andrà via, lasciando il suo cuore qui, la colpa è solo vostra che da padri di questa terra ci state cacciando via. Messina mia. Sicilia mia. Sei così bella ma così triste e spoglia. Rifiorirai in tutta la tua bellezza, ma forse a quel punto, per tanti di noi, sarà troppo tardi».

 

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