Il Cinema Aurora

 


L’ultimo in ordine di tempo è stato il Lux e prima ancora il Capitol, tempio dei film “di stiro”. Due fra i pilastri della settima arte (in due declinazioni ovviamente diverse) in una città che nei decenni ha dovuto dire addio ad alcuni dei suoi cinema più rappresentativi, dall’Odeon (soppiantato da Zara) al vecchio Excelsior (soppiantato… da un condominio). Uno dei più amati è stato di certo l’Aurora, sito in uno stabile che avrebbe poi ospitato il “Glam”, destinato alla vita notturna. Nell’epoca d’oro del cinematografo, era una sala di seconda visione, ma, col passare degli anni, grazie a Gianni e Vivina Parlagreco, l’Aurora diventò non solo un punto di riferimento per i cinefili ma anche il protagonista di un evento storico. Grazie alla tenacia e all’entusiasmo dei gestori, infatti, fu a Messina che “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore cambiò il corso del suo destino. Iniziato con un sonoro flop.

 

 

Una storia, dai tratti poetici, raccontata qui da Ninni Panzera  a trent’anni di distanza dal novembre del 1988, quando uscì nelle sale il film del giovane, e allora sconosciuto, regista siciliano Peppuccio Tornatore.

«Anche a Messina il film non incassa. Ma l’amore per il cinema induce l’amico Gianni Parlagreco, che si riconosce nel piccolo Totò, a continuare a tenere il film per un’altra settimana. Il passa parola, una bellissima recensione di Franco Cicero e la magia scatta, complice un’astuzia dell’esercente. Non fa pagare il biglietto all’ingresso ma solo all’uscita e se il film piace. Fu così che progressivamente il film cresce ed arriva a incassare settantadue milioni solo a Messina contro quello complessivo di 120 milioni in tutta Italia».

 

 

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