Il Re Vittorio

 

Delle discoteche “leggendarie” di Messina e provincia ve ne abbiamo già parlato qui, ricordando quando negli anni ’80 si riempivano le macchine per andare a ballare al ToutVa o al Septimo, al Marabù o al Cabana. Una tradizione all’insegna della musica e del divertimento che è proseguita, con dinamiche e sound diversi, anche nei decenni successivi, fino ai moderni “tempi bui”.

Uno dei capisaldi delle notti pazze per gli attuali trentenni (o giù di lì) è stato ad esempio il Re Vittorio, locale situato nel piano cantinato della Galleria “Vittorio Emanuele” di piazza Antonello che per qualche lustro ha rappresentato il punto di riferimento della movida in centro città, prima dell’incendio che ne sancì la chiusura nel novembre del 2010. Ci si dava appuntamento in massa sotto ai portici, in tarda serata, e poi si scendeva giù, sottoterra, a ballare fino a notte fonda in un ambiente asettico illuminato da luci fluo, fra serate a tema (indimenticabili quelle di carnevale), feste universitarie e dj-set.

Da quella data sono trascorsi appena 10 anni, eppure tante cose sono cambiate da allora, a partire dalla stessa Galleria, che ha testimoniato negli anni le mille anime di una città in continuo mutamento.

 

 

l Re Vittorio non era il solo. Anzi. Chi ha qualche anno in più ricorderà forse l’Alta Marea (o il vicino Job), che alle soglie del nuovo millennio ha attirato a Tremestieri frotte di ragazzi e ragazze nelle mitiche feste di fine anno scolastico, fra un “quattro bianchi” e un “angelo azzurro”. Per non parlare del Don, sulla cortina, del The Last Beach, nella parte opposta della città, del Glam, del Rombo, del Kaloua, dell’Area 51 e naturalmente del Flexus (di cui ci occuperemo nella prossima puntata).

 

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