Maria Costa, patrimonio immateriale della messinesità 

 

 

 

Nata e vissuta nel rione della Case Basse di Paradiso, nelle sue poesie in dialetto messinese custodì e cantò la memoria collettiva della città dello Stretto distrutta dal catastrofico terremoto nel 1908.

Persona tanto colta quanto genuina e ultima depositaria della cultura orale messinese, fu celebrata nel cortometraggio del giovane regista messinese Fabio Schifilliti “Come le onde”,  il cui titolo richiama l’amore profondo della poetessa per il suo mare e la sua terra.

I suoi versi sono raccolti in diversi volumi, tra i quali Farfalle serali (1978), Mosaico (1980), ‘A prova ‘ill’ovu (1989) e Cavaddu ‘i coppi (1993). Nel 2006 il suo nome fu iscritto nel registro dei “Tesori Umani Viventi” dall’Unità Operativa XXVIII – Patrimonio Unesco, Registro Eredità Immateriali della Regione Siciliana.

È morta a Messina il 7 settembre 2016, all’età di 89 anni.

 

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Rosa Donato, rivoluzionaria e “artigliera del popolo”

 

 

Nata nel 1808 e figlia di un cuciniere, assiste alla repressione borbonica culminata con le fucilazioni dei “primi martiri della libertà” che avevano preso parte in città alla rivoluzione siciliana del 1820-21. Sposata con lo stalliere Gaetano Donato e rimasta presto vedova, vive svolgendo umili lavori e condividendo le aspirazioni della città per un cambiamento politico. Giuseppe La Farina la descriveva come “una povera donna del volgo” che si guadagnava da vivere come “tosatrice di cani” e che aveva un “cuore per audacia ed abnegazione sublime”.

Nel 1848-49 il suo amore per la Patria la spinge a partecipare attivamente alla rivoluzione siciliana contro il governo borbonico, prima a Messina e poi a Palermo. Nella città dello Stretto, in particolare, è protagonista di numerosi scontri armati, conquistandosi il titolo di “artigliera del popolo”, al punto che nell’iconografia dell’epoca è raffigurata nell’atto di caricare un cannone in piazza Duomo per sparare contro le truppe regie. Promossa caporale sul campo per il suo eroismo, viene posta al comando di “una batteria di sei mortai” facendo “prodigi di valore”.

Dopo la riconquista borbonica di Palermo (maggio 1849) e il suo ritorno a Messina, viene arrestata, torturata e imprigionata per 15 mesi nei sotterranei della Cittadella. Uscita dalla prigione, vive chiedendo l’elemosina davanti all’Università solo ai giovani studenti, nei quali ripone l’unica speranza per il futuro. Muore in povertà l’8 novembre 1867, entrando per sempre nella storia e nella memoria cittadina.

 

La statua dedicata a Rosa Donato, realizzata nel 1893 dallo scultore Vincenzo Gugliandolo (l’opera è conservata nella sede centrale del Banco di Sicilia-Unicredit).

 

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Maria Antonella Cocchiara, la professoressa guerriera

 

 

“Un autentico punto di riferimento nella diffusione della cultura della parità di genere e delle pari opportunità. Fino a pochissime settimane fa, anche quando era ormai impegnata nella battaglia contro il male che l’ha portata via, ha presieduto il Comitato Unico di Garanzia dell’Università”. Sono le parole dell’ex rettore dell’ateneo messinese Pietro Navarra, che più di ogni riferimento biografico, rappresentano il degno epitaffio per Maria Antonella Cocchiara, morta il 10 ottobre 2016 dopo una vita trascorsa a lottare ed insegnare i diritti fondamentali di ogni donna.

Ordinaria di Storia delle Istituzioni a Scienze politiche e autrice di decine di saggi ed esperta in pari opportunità e gender mainstreaming, anche nel momento in cui la malattia si è fatta più acuta ha comunque voluto operare in nome di quei valori che hanno caratterizzato il suo impegno civile e professionale.

Per lei anche un’esperienza in politica: è stata assessore alle politiche di genere ed alla cultura delle differenze nella giunta guidata da Francantonio Genovese. Presidente del Corelli, componente del Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio, nonché membro del comitato tecnico del master donne imprenditrici, ha fondato e diretto la collana editoriale “Passaggi di genere”.

 

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Angela Bottari, una vita in lotta per la parità dei sessi

 

 

Pasionaria dei diritti civili, inizia a fare politica nel ’68 all’ Università di Messina. Nel 1971 si iscrive al Pci e ne diventa responsabile femminile provinciale. Nel 1975 è eletta Consigliere comunale a Messina e nel 1976 è eletta Deputata nazionale e rieletta per tre legislature consecutive (dal 1979 al 1987). Durante i suoi mandati presenta 122 progetti di legge, fra i quali la prima proposta contro la violenza sessuale. Nel 1996 si trasferisce a Palermo ed è eletta segretaria regionale del Pds siciliano per due anni. Dal 2005 al 2007 è Assessora alla riqualificazione urbana e alle politiche abitative del Comune di Messina.

Da sempre in lotta per una democrazia paritaria, nel 1986 presentò insieme a due colleghe il primo testo di legge per regolare in Italia le unioni civili.

 

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Adriana Caneva Bosurgi, imprenditrice ante litteram

 

Appartenente a una delle prime famiglie imprenditoriali italiane, giunse a Messina a seguito del padre, un ingegnere impegnato nella società elettrica. Dopo le nozze con il chimico Giuseppe Bosurgi, gestì insieme al marito la Sanderson & Sons, azienda fondata nel 1895 da William Sanderson e Arthur Barrett nell’area tra Tremestieri e Pistunina che è stata per più di un secolo eccellenza e fiore all’occhiello dell’industria agrumaria messinese.

Dopo la morte del consorte, nel 1935,  e sino al suo decesso, Adriana porterà avanti con grande competenza la società insieme ai figli Leone ed Emilio, espandendola anche in Sud America.

 

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Jolanda Insana, la poetessa pupara che ha sfidato la morte

 

Nata a Messina il 18 maggio 1937, nel 1960 consegue la laurea in filologia classica e un dottorato di ricerca nello stesso ambito. Terminati gli studi, dopo pochi anni si trasferisce a Roma ed intraprende l’attività, portata avanti poi per tutta la vita, di insegnante di lettere in vari licei e di appassionata e scrupolosa traduttrice di classici. A segnare per sempre la sua vita è tuttavia “l’irruzione” della poesia, che Jolanda plasma con un nuovo lessico, sperimentale e ardito, a partire primissima raccolta poetica Sciarra amara, dove l’italiano scomposto nei suoi tanti linguaggi, fra arcaismi, tecnicismi, gerghi più disparati, incontra il dialetto siciliano, la sua istrionica espressività, l’immediatezza efficace. La raccolta, fortemente voluta da Giovanni Raboni, cui va il merito di averne svelato il talento, scommettendo dal punto di vista editoriale sulla sua dirompenza, si apre con la poesia “Pupara sono”: una sorta di manifesto stilistico ed esistenziale in cui la poesia si mescola con il teatro e l’opera dei pupi, fra espressioni popolari e dialetto siciliano, invettive e sberleffi, sempre in bilico tra l’ironia e il dramma. Nel 2002 vince il Premio Viareggio per la poesia con “La stortura”, mentre nel 2007 viene pubblicata per Garzanti l’opera omnia, con l’aggiunta del poemetto “La bestia clandestina”. Muore a Roma il 27 ottobre del 2016, all’età di 79 anni, a causa di un male incurabile, colta pronta e combattiva da quella morte “tutta incrugnata sulla vita” contro cui voleva continuare a “sbraitar cantando”.

Qui un approfondimento sulla sua vita e sulla sua poetica.

 

 

 

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