Voto: 2,5 su 5
Ridley Scott porta in sala l’adattamento dell’omonimo romanzo di Peter Heller, confermando però la tendenza non sempre positiva delle sue ultime pellicole. Il cast d’eccezione, con Jacob Elordi, Josh Brolin, Guy Pearce e Margaret Qualley, regge una pellicola dall’ottimo lato tecnico, ma dalla trama fin troppo scarna, quasi monca. The Dog Stars è un’opera che ci prova, ma che non riesce a convincere fino in fondo.
The Dog Stars
Un virus letale ha decimato la popolazione mondiale, portando la società e il mondo intero al collasso. Ciò che rimane dell’umanità sono ormai solo piccoli gruppi di sopravvissuti o feroci gruppi nichilisti. Hig (Jacon Elordi), un tempo meccanico, ha perso la moglie incinta a causa del virus. Insieme al suo cane Jasper, cerca ora di sopravvivere grazie anche all’aiuto di Bagley (Josh Broly), un marine esperto di sopravvivenza. I due vivono in un piccolo deposito per aerei, dove Hig custodisce il suo Cessna, che utilizza per controllare il territorio e rifornire il deposito di beni di prima necessità. Durante uno dei suoi voli, Hig intercetta un messaggio radio proveniente da Grand Junction, una località raggiungibile con l’aereo, ma che lo costringerebbe a consumare tutto il carburante disponibile, impedendogli di fare ritorno. Un giorno, dopo un tragico evento, Hig decide di abbandonare la sua vita nel deposito per raggiungere Grand Junction e sfidare la sorte. Il volo, però, si rivelerà più complicato del previsto e sarà costretto ad atterrare in un territorio che non conosce, dove farà la conoscenza di un padre (Guy Pearce) e di sua figlia (Margaret Qualley).
Un’opera che sa di déjà-vu
The Dog Stars, complice anche il romanzo da cui è tratto, è un film che trasmette una forte sensazione di déjà-vu. Certo, negli ultimi anni il filone post-apocalittico ha visto crescere esponenzialmente il numero di opere a tema, ma qui sembra che Scott non sia riuscito ad andare oltre l’opera derivativa. La costruzione del mondo, le vicende raccontate e la messa in scena, complice anche la colonna sonora, richiamano alla memoria opere recenti come The Last of Us e The Walking Dead, perdendo però forse le parti migliori delle opere citate. Non abbiamo né zombie né mutazioni dovute ai funghi, mentre ciò che rimane è la presenza di gruppi di sopravvissuti, i cui rapporti non vengono approfonditi. Scott, giunto alla sua trentesima opera, decide infatti di utilizzare lo sfondo apocalittico per raccontare la natura umana e le sue possibili declinazioni. The Dog Stars è un racconto sulla sofferenza della perdita, sul trauma della solitudine e sul desiderio di vivere anziché sopravvivere. Al centro c’è l’evoluzione di Hig, la sua difficoltà a tornare a vivere e il suo modo di sentire, profondamente diverso da quello degli altri protagonisti. Ed è proprio per questo che Scott rinuncia ad approfondire molti elementi che finiscono per fare solo da cornice alla vicenda di Hig. Ma è forse proprio questo il vero difetto del film: ciò che accade viene raccontato spesso in maniera poco approfondita e frettolosa, dando l’impressione che manchino all’appello minuti e minuti di racconto, tagliati dal montaggio finale. L’opera di partenza sicuramente non aiuta, ma la sensazione durante tutta la visione della pellicola è quella di stare vedendo qualcosa di già visto, a cui mancano pezzi fondamentali. In questo senso va purtroppo descritto anche il capitolo su Grand Junction, che, per la velocità della messa in scena e del racconto, sembra quasi essere un corpo estraneo alla pellicola, nonostante dovrebbe esserne una parte centrale.
Un grande lato tecnico
Se la storia non convince, non si può dire lo stesso del comparto tecnico. Scott, infatti, riesce a confezionare un’opera tecnicamente pregevole che, insieme al cast, sorregge la pellicola. La fotografia è di alto livello e trova nei bellissimi paesaggi italiani che fanno da sfondo alla vicenda un elemento di grande forza. La colonna sonora, pur peccando di scarsa originalità, convince e accompagna bene la storia narrata. La regia è quella classica di Scott, che trova la sua massima espressione nelle scene d’azione e di volo, dove la mano del regista si vede eccome, regalando alcune delle sequenze migliori della pellicola. Il cast è di altissimo livello. Jacob Elordi, Josh Brolin, Guy Pearce e Margaret Qualley, nonostante dialoghi spesso poco ispirati e una sceneggiatura non sempre all’altezza, regalano ottime interpretazioni. Elordi e Brolin sono i più ispirati, ma è ottima anche la prova di Pearce e Qualley. Da segnalare anche la presenza dei bravissimi Allison Janney e Benedict Wong, relegati però a ruoli secondari e poco approfonditi.
Scott ci prova, ma non riesce
Ciò che rimane dopo aver visto questa pellicola è un grande senso di incompiutezza. L’opera non è così pessima e non è sicuramente il peggior film di Scott, difficile superare Il Gladiatore 2 , ma lascia ben poco dopo la visione. A mancare sono profondità, malinconia e tensione, elementi che rendono l’opera profondamente dimenticabile. Probabilmente Scott voleva raccontare una storia sull’uomo e sulla sua evoluzione, più che sull’apocalisse, ma il risultato è un film la cui storia non decolla mai e che sembra faticare persino a coinvolgere quando a essere raccontata è la storia di Hig e della sua evoluzione. Ed è un peccato, perché il rapporto tra Hig e Jasper e il trauma della perdita avrebbero potuto rappresentare il cuore emotivo della pellicola. Invece, anche questi elementi vengono trattati senza quella profondità necessaria a lasciare davvero qualcosa allo spettatore. The Dog Stars è quindi un’opera che ci prova, sostenuta da un grande comparto tecnico e da un cast di livello, ma che finisce per perdersi proprio nel tentativo di raccontare qualcosa di più profondo dell’ennesima storia post-apocalittica.





