Di Francesco Pio Magazzù

Voto 3.5 su 5

Dopo i biopic sui Queen, Bob Dylan, Elton John ed Elvis Presley, arriva finalmente sul grande schermo quello che racconta l’ascesa del Re del Pop. Antoine Fuqua firma una pellicola che punta tutto sulla grandezza artistica di Michael Jackson, scegliendo di non raccontare mai davvero l’uomo dietro la leggenda. Da segnalare la sorprendente interpretazione di Jafar Jackson, nipote di Michael, che riesce nell’impresa di omaggiare lo zio restituendone energia e carisma sul palco.

Michael Jakcson

Volto e voce dei Jackson 5, Michael è un bambino prodigio pieno di sogni, con un talento fuori dal comune. Amante di Peter Pan e dall’animo sensibile, cresce in una famiglia unita ma segnata da un padre padrone, che non esita a usare la violenza per imporre la propria volontà. L’esplosione del suo talento e l’ascesa della carriera solista procedono di pari passo con la necessità, quasi fisiologica, di allontanarsi da una figura fin troppo opprimente. Tra brani che hanno fatto la storia della musica, animali esotici e un distacco tanto inevitabile quanto doloroso, nasce il leggendario Re del Pop, anche grazie all’incontro con l’avvocato John Branca.

Una produzione figlia di un compromesso

Realizzare una pellicola sulla vita e il mito di Michael Jackson significava, fin dall’inizio, confrontarsi con un’operazione rischiosa e inevitabilmente orientata al compromesso. La grandezza dell’artista, le luci e le ombre dell’uomo, le vicende legali (che hanno sempre portato alla sua assoluzione) e i complessi rapporti familiari difficilmente avrebbero potuto trovare spazio in un racconto lineare. E infatti Michael arriva in sala rimaneggiato, accorciato e, a tratti, fin troppo romanzato. Antoine Fuqua si trova di fronte a un compito arduo: raccontare il più grande performer della storia della musica e, allo stesso tempo, un uomo profondamente complesso, senza poter davvero esplorare ogni sfumatura. Il girato originale, di oltre quattro ore, è stato quasi dimezzato, anche a causa di clausole legali che limitano la rappresentazione di alcuni momenti cruciali della sua vita. Ma se è vero che la storia la scrivono i vincitori, è altrettanto vero che le biografie cinematografiche le scrivono i produttori, e Michael non fa eccezione. La pellicola, prodotta dalla famiglia Jackson, riflette chiaramente la volontà di semplificare una figura complessa, offrendo una rappresentazione dei rapporti familiari in cui l’unico vero antagonista sembra essere il padre, Joe Jackson. Non è un caso che Janet Jackson, tra le persone più legate a Michael, si sia dissociata criticamente dalla produzione, fino a non comparire nel film. Per analizzare quest’opera è quindi fondamentale tenere a mente la natura stessa del progetto: non è tanto una questione di durata, quanto di sguardo.

Michael parte I?

Al di là delle premesse, Antoine Fuqua sceglie di non osare, realizzando una pellicola che risente del peso del mito di Michael Jackson. Il racconto è lineare e ripercorre i primi vent’anni della carriera: dalle origini con i Jackson 5, al primo album da solista Off the Wall, passando per la consacrazione planetaria con Thriller, fino a Bad. La sensazione, per chi conosce la sua storia, è che il regista abbia selezionato solo alcuni momenti funzionali alla costruzione del mito. Appare evidente, inoltre, che la scelta di fermarsi alla prima fase della carriera risponda anche alla volontà produttiva di sviluppare un secondo capitolo. Se l’artista viene raccontato con efficacia, tra concerti e making of dei brani più iconici, è proprio l’uomo a rimanere in secondo piano. La pellicola restituisce l’immagine di un ragazzo sensibile, segnato da un’infanzia difficile e incline a rifugiarsi in un mondo fatto di affetti sostitutivi e illusioni come Neverland, senza però indagare davvero la complessità della sua personalità. Diventa così un’immagine da preservare, non una persona da comprendere. Peccato anche al poco spazio dato ad una figura fondamentale nella carriera di Michael come Quincy Jones.

Spettacolo mozzafiato

La vera forza di Michael è, senza ombra di dubbio, lo spettacolo visivo e sonoro. Antoine Fuqua ricrea con grande precisione non solo i concerti, ma anche le sessioni in studio che hanno portato alla nascita di alcuni capolavori del Re del Pop come Thriller, Beat It e Billie Jean. La cura per costumi, set e scenografie consente allo spettatore di immergersi completamente nello spettacolo, restituendo la sensazione di trovarsi davvero in prima fila sotto il palco o sul set di Thriller. A sorprendere è soprattutto l’interpretazione di Jafar Jackson, al suo esordio e nipote di Michael Jackson: riesce a riprodurne con grande precisione stile e movenze senza scivolare nella semplice imitazione. Più che una copia, la sua è un’interpretazione che, con il passare dei minuti, restituisce l’illusione di trovarsi davvero davanti a Michael Jackson nel pieno del suo splendore artistico. Emblematica, in questo senso, la performance di Bad. Da segnalare anche le ottime prove di Colman Domingo nei panni di Joe Jackson e del giovane Juliano Valdi, che restituisce con efficacia lo spirito e il talento del piccolo Michael.

Ode al Re

Tirando le somme, Michael non è una pellicola perfetta. Alcuni aspetti avrebbero meritato un maggiore approfondimento e si esce dalla sala con la sensazione di aver visto solo una parte della storia, rimandata a un’ipotetica seconda parte. Eppure, è innegabile che la musica e la voce di Michael Jackson, unite all’interpretazione di Jafar Jackson, riescano a coinvolgere e intrattenere per tutta la durata del film, rendendo difficile restare fermi sulla poltrona e quasi impossibile non lasciarsi trasportare da ogni singolo brano. A differenza di altri biopic, il film sceglie consapevolmente di non entrare nelle zone d’ombra, costruendo un racconto che è, prima di tutto, celebrazione cosa che fa egregiamente. E forse è anche giusto così: su Michael Jackson si è detto e scritto fin troppo. Michael è quindi un’ode al Re del Pop, una pellicola che racconta la leggenda accennando all’uomo e che, pur tra imperfezioni e semplificazioni, riesce nel suo intento principale: soddisfare i fan e trasmettere alle nuove generazioni la grandezza artistica di uno dei performer più iconici della storia della musica.

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