MESSINA. Nella sua diretta mattutina Cateno De Luca, dopo la sfuriata di ieri alla notizia della durissima relazione della sezione di controllo siciliana della Corte dei conti sulle criticità del piano di riequilibrio del comune di Messina  (dieci pesanti punti ai quali il sindaco ha annunciato che risponderà il 10 gennaio), ha annunciato che farà i nomi dei creditori con cui il comune di Messina ha debiti ultradecennali per 220 milioni di euro, così come stimato dallo stesso comune di Messina a novembre del 2018.

In realtà, verso chi ha debiti Palazzo Zanca non è un segreto, ed è un fatto conosciuto da anni. Intanto il numero: nella ricognizione del 2018 il Comune “doveva soldi” a 17.285 creditori (nel frattempo si è proceduto a transazioni per l’abbattimento del debito, il numero e l’importo delle quali sarà oggetto di un prossimo articolo, ndr). Un pugno di creditori detengono più dell’80% del totale dei debiti del Comune: in 511 attendono 112 milioni, mentre 147, potenzialmente i più “facoltosi”, sono titolari dei debiti sopra i 50mila euro, che in totale ammontano a 82 milioni. Il 25% del debito è in mano ai primi dieci creditori, il dovuto ai quali, con sentenze passate in giudicato, ammonta all’incredibile cifra di quasi 56 milioni di euro. Chi sono? 

Il primo è la Torno Internazionale Spa, una delle più grandi aziende di costruzioni in Italia, fallita ad inizio secolo (oggi in campo con un altra regione sociale): alla curatela, Palazzo Zanca deve 14 milioni e 112mila euro, più 145mila euro di spese legali per un lodo arbitrale per lavori agli svincoli di Giostra che risale al 1999 e si è risolto nel 2012 col deposito presso la Camera arbitrale. E’ il primo debito derivante dalla “maledizione” delle opere pubbliche messinesi

Minore il debito (quasi 12 milioni e mezzo), ma molto maggiori interessi e rivalutazione (due milioni e 811mila euro) dovranno andare all’Eas, l’ente acquedotti siciliani, istituto regionale che gestiva tutti gli acquedotti dell’isola e che è in liquidazione addirittura dal 2004. Il debito di Palazzo Zanca, al quale vanno aggiunti 50mila euro di spese legali, ha una storia che affonda le radici nei meandri del tempo: risale infatti alla fornitura d’acqua dall’acquedotto Bufardo e dai pozzi Moio del 1979 (conclusa nel 1998), la causa è iniziata nel 1985 e si è conclusa con una sentenza della Corte d’Appello di Messina nel 2016.

Poi ci sono i sette milioni e mezzo (più interessi per 272mila euro, e ancora spese legali per quasi diecimila euro) di crediti che l‘Iacp, istituto autonomo case popolari, vanta nei confronti di Palazzo Zanca per espropriazioni mai pagate: mai pagate dal 1985, anno in cui fu istruita la causa giudiziaria, che è terminata con una sentenza della Corte d’Appello Messina del 216, confermata in Cassazione nel 2017.

Batte cassa anche la Astaldi, per anni tra le più grandi imprese di lavori pubblici della penisola e oggi in grossi guai finanziari. Il lodo arbitrale per lavori di costruzione dello stadio san Filippo, iniziato nel 2010 e terminato con sentenza della Corte d’Appello nel 2017, costerà alle casse del Comune oltre 3 milioni e 200mila euro di sorte capitale, e quasi 1,8 milioni di rivalutazioni.

Altra opera pubblica, altri debiti milionari. Alla EdilSud (oggi Ecodil), per la costruzione della palestra di Gravitelli andranno 3 milioni e 176mila euro: pratica del 2004, sentenza della Corte d’Appello, che inchioda il Comune del 2013.

Ancora stadio San Filippo, ancora un lodo arbitrale, ancora un’impresa fallita: la Demoter (meglio, la curatela fallimentare), aveva un debito col Comune di un milione e 842mila euro: pratica del 2007, lodo del 2011, sentenza della Corte d’Appello del 2017. nel frattempo, la Demoter è fallita, con tanto di strascichi giudiziari.

Un milione e 800mila euro, più qualche spicciolo, andrà al “Residence dei pini”. Palazzo Zanca, dovrà pagare in virtù di sentenze sancite da tribunale (2002), Corte d’Appello (2011) e Cassazione (2017).

Gli ultimi tre? Sono tre debiti, rispettivamente da 1 milione e 764mila euro (più un milione e mezzo di interessi) a beneficio di un gruppo di cittadini per espropriazioni non pagate dagli anni ’90, certificato con sentenze in primo, secondo e terzo grado, poi un milione e 328mila euro come risarcimento per un incidente avvenuto addirittura nel 2001, e un milione e 622mila euro non meglio specificato

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