“Dall’esame degli atti finora disponibili deve concludersi che, allo stato, non esistono elementi pregnanti e consistenti che possano dare spazio, ribaltando le prove acquisite, alle tesi avanzate dalla famiglia del dottor Manca per spiegare la prematura morte del giovane”, così la Commissione antimafia si è espressa lo scorso 21 febbraio sull’omicidio dell’oncologo sul quale da anni pesa il sospetto che sia stato ammazzato dopo aver operato in Francia, Bernardo Provenzano. La notizia dellìesito dell’indagine della Commissione presieduta da Rosy Bindi è stata data il 5 marzo dal sito Tusciaweb, ripresa oggi da un sito della provincia di Messina.

Elementi insufficienti ma la procura di Viterbo sbagliò le indagini: “Le indagini svolte dalla procura della repubblica di Viterbo – si legge ancora nella relazione – pur addivenendo a una ricostruzione aderente alle complesse risultanze investigative, furono svolte in maniera superficiale (tanto che le istanze degli inquirenti sono state oggetto di diversi rigetti e di sollecitazioni probatorie del giudice) né si conclusero, specie dopo le varie opposizioni della difesa e l’esplosione mediatica del ‘caso Manca’, con un provvedimento articolato contenente una lettura organica e ragionata di tutto il materiale probatorio sì da fugare ogni dubbio. Allo stesso modo la consulenza del medico legale, che sin dall’inizio avrebbe dovuto essere dirimente, è stata caratterizzata da gravi lacune e superficialità che hanno reso necessario richiedere integrazioni e delucidazioni e che hanno certamente contribuito ad alimentare incertezze e ipotesi alternative”.

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