MESSINA. Nel provvedimento che ha portato ad otto arresti nell’ambito dell’operazione Beta 2 c’è anche il sequestro preventivo della Bet s.r.l., società con sede a Catania, operante nel settore dei giochi e delle scommesse. Nel raggio d’azione del gruppo Romeo non c’era solo il gioco on line ma dall’indagine emerge anche il tentativo del gruppo di accedere ad un bando per realizzare un progetto contro la ludopatia. In un verbale Grasso ha raccontato ai magistrati della Dda di Messina del tentativo di aggiudicarsi il bando parlando anche dell’incontro con “un dipendente della Camera dei deputati”.

Grasso ha riferito che la garanzia per l’aggiudicazione del bando passava attraverso la promessa di 20.000 euro “a titolo di acconto su una tangente che, in parte, doveva essere destinata al funzionario compiacente di Invitalia (ex sviluppo Italia) che avrebbe consentito di inserire il progetto nel posto utile in graduatoria per ottenere il finanziamento”. Si trattava di un bando per ottenere il finanziamento di circa 800mila euro, di cui il 40% – 50% a fondo perduto.

“Un affare che avrebbe consentito di monopolizzare il settore ed ottenere guadagni ingentissimi. Non so se il progetto sia mai stato attuato o sia ancora in corso”. Su questo punto il gip Salvatore Mastoreni fa un’amara riflessione: “Merita certamente attenzione – scrive – la capacità della mafia di infiltrarsi in campi apparentemente insospettabili, ma è tipico di essa, essendo vero quanto notoriamente indicato dal giudice di maggiore riferimento in campo mafioso, secondo cui se si cerca la mafia va vista dove vi sono i soldi’.

“La nuova chiave mafiosa- prosegue –  che si sostiene già dalla misura precedente con l’inserimento in lucrosi affari leciti rende ancora più naturale quello che può apparire contraddittorio. Una mafia che guadagna milioni di euro nel settore del gioco e delle scommesse poi, con i suoi rapporti con la politica e l’imprenditoria, non ha certamente remore, essendo affare lucroso, ad inserirsi nel campo opposto della lotta alla ludopatia”.

Secondo il gip Mastroeni: “È la natura camaleontica della mafia, e che oggi la rende più difficilmente ‘leggibile’ e riconoscibile, se ci sono fiumi di denaro pubblico si può temere il suo inserimento anche nel recupero della droga e paranco nel contrasto della mafia”.

Intanto Invitalia, in una nota ha precisato che “dalle informazioni attualmente disponibili non risulta indagato né implicato alcun dipendente di Invitalia. Tuttavia, qualora emergessero profili di responsabilità personale, Invitalia ha già dato mandato ai suoi legali per intraprendere ogni azione legale tesa a tutelare il buon nome e il corretto operato dell’Agenzia e a costituirsi parte lesa nell’eventuale procedimento giudiziario”.

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