PALERMO. Diceva Cristina Campo che accusare di frivolezza i favolisti francesi perché adornano le fate di piume di struzzo significa possedere la vista, non la percezione. E solo la percezione sa riconoscere ciò che ha valore e che esiste veramente. Ora, “accusare” Giosuè Calaciura di essere uno scrittore barocco perché curva la parola oltre il suo grado di flessibilità (senza che, peraltro, si avverta uno scricchiolio) significa possedere l’udito ma non … Continue reading Il libro: “Borgo vecchio”, Calaciura e l’inferno degli esclusi









