MESSINA. In vista dell’esame delle delibere collegate al Piano di riequilibrio, Cgil e Uil pongono all’attenzione del Consiglio comunale la delibera di liquidazione dell’Atm, in discussione oggi in Aula. Due le proposte alternative avanzate dai sindacati:

–    Valutare le condizioni per il mantenimento dell’attuale azienda speciale proseguendo in piano di composizione della crisi da sovra indebitamento che insieme alla rimodulazione del piano di riequilibrio in 20 anni permetterebbero di garantire il proseguimento di azienda e servizio.

–  In subordine, procedere su un modello simile a quanto fatto recentemente all’Amt di Catania, creando due aziende: una “bad company” nella quale far confluire il monte debitorio attuale mantenendola in vita nel tempo necessario per la copertura dei debiti maturati a diverso titolo con creditori e dipendenti, ed una “new company” spa “in house” che possa operare libera da debiti e nella quale far confluire subito tutti i dipendenti, con  Tfr e con immutate posizioni professionali.

“Negli ultimi anni lavoratori e utenti messinesi – si legge in una lunga nota a firma dei segretari generali Mastroeni, Tripodi, Garufi, Barresi, Spanò e Falanga – hanno ritrovato dopo tanto tempo un’azienda che offriva certezze salariali e un incremento dal 2013 al 2017 del 110% del servizio di trasporto pubblico alla città, un’offerta efficiente ed efficace per l’utenza messinese, un’Atm lontana anni luce da quella del 2012 che contava solo 12 bus in servizio, una certificata crisi finanziaria che portava all’insolvenza verso fornitori e lavoratori, un’azienda di fatto fallita  e posta in liquidazione  dall’amministrazione Buzzanca».

«Negli ultimi 4 mesi, tuttavia – si legge nel testo – l’amministrazione De Luca ha detto tutto ed il contrario di tutto circa le condizioni gestionali, economiche e finanziarie di Atm, in un balletto di dossier, presunti scandali e numeri poco chiari spesso contraddetti nel tempo con clamorose retromarce di Cda e Sindaco. Abbiamo registrato a fine giugno il clamoroso annullamento da parte del Sindaco del bando per assunzione di autisti giudicati superflui per garantire il servizio ed una spesa definita insostenibile a causa della crisi finanziaria dell’Atm, per poi oggi assistere al dietrofront rispetto alle continue soppressioni di bus per carenza personale e quindi  una nuova delibera per la selezione di 30 autisti nuovamente a tempo determinato trovando nei bilanci Atm evidentemente le necessarie risorse finanziarie. Abbiamo preso atto della volontà dell’amministrazione di sopprimere il servizio tranviario non potendo a suo dire sostenere una perdita annua di esercizio di milioni di euro, per poi tornare indietro sulla decisione e rilanciare l’attuale servizio che ritorna il perno principale della mobilità cittadina e non più una zavorra sulle casse dell’azienda».

«Abbiamo visto il nuovo Cda – proseguono i sindacalisti – rivedere dal 16 agosto ben otto volte il piano di esercizio dei bus, nell’esigenza dichiarata di ridurre i chilometri percorsi rispetto agli anni precedenti per adeguarsi ai contributi chilometrici riconosciuti dalla regione che il nuovo Cda ha dichiarato nei “dossier” attestarsi a 3.031.070 km/anno su gomma. Unico risultato ottenuto è stato un piano di mobilità fallimentare che ha inferocito e allontanato l’utenza dal servizio pubblico garantito con difficoltà da una mole enorme di lavoro straordinario e senza alcun reale risparmio. Curioso è oggi constatare come nella proposta di nuovo contratto di servizio vi sia l’obiettivo di effettuare invece 4,2 milioni di chilometri bus anno, più di quelli che Atm effettuava nel 2016 (3.8 milioni km/anno) considerati solo poche settimane fa dalla nuova gestione Campagna/De Luca eccessivi ed insostenibili proprio per la presunta grave crisi economica dell’azienda. Sempre nel nuovo contratto di servizio troviamo l’obiettivo di 350 mila km anno per il tram, stessa cifra della gestione Foti/De Almagro del 2017 a fronte di un riconoscimento chilometrico dalla Regione che si ferma a 317.895 km/anno  secondo i dati stessi forniti dall’amministrazione comunale nei “dossier” consegnati a consiglieri e parti sociali. Insomma ci viene da pensare che siamo di nuovo “ricchi senza saperlo”. Inoltre, la delibera di giunta per la liquidazione manifesta per intero le evidenti incongruenze su  “debiti” e “perdite” che questi sindacati hanno ripetutamente denunciato e che già sono state palesate in questi mesi dai continui balletti di numeri enunciati da Sindaco, Revisori e presidente del Cda. In ultimo, la delibera del Cda Atm del 6 novembre 2018 che ha revocato dall’1 gennaio 2019 gli effetti economici del secondo livello di contrattazione per i lavoratori dell’Azienda».

 Per Cgil e Uil l’obiettivo deve essere quello di tutelare lavoratori e creditori da un percorso di liquidazione che non sarà indolore e che secondo le sigle non è obbligato dalla reale situazione finanziaria della partecipata, “come lo stesso sindaco nei suoi dietrofront ha palesato nei conti economici dell’allegato B della delibera di liquidazione dell’Atm in cui il passivo non era di 81 milioni, come Cgil e Uil hanno sempre sostenuto, ma di 29.346.964,28”, scrivono i sindacalisti, che chiamano in causa il consiglio comunale.

«L’art 50 dello statuto aziendale alla base della delibera – sostengono Cgil, Uil, Filt, Uiltrasporti – rimanda alla maggioranza qualificata del Consiglio comunale il compito di “ravvisare la necessità” della liquidazione e successivamente verificarne e certificarne con il voto le condizioni finanziarie che ne determinerebbero la liquidazione. Atm è un’Azienda speciale, con un piano di ristrutturazione del debito già programmato, come si evince dal verbale approvato dal vecchio CDA nel 16.5.2018,  e un percorso di rottamazione delle cartelle esattoriali per debiti Inps e Irpef ad oggi in corso ed agevolata ulteriormente dalla nuova normativa che ne permette la rateizzazione in più  anni. Nella stessa delibera di costituzione della nuova Spa, attualmente, non si evince inoltre una dimostrazione analitica (piano economico-finanziario, piano industriale) della convenienza della costituzione di una Spa in sostituzione di un’azienda speciale come invece richiesto ai sensi del comma 1 dell’art 5 della legge Madia che recita “l’atto deliberativo deve essere analiticamente motivato e deve evidenziare anche la convenienza economica e della sostenibilità finanziaria, nonché di gestione diretta o esternalizzata del servizio affidato. Del resto, già il buon senso di questo Consiglio comunale, ha portato ad emendare lo scorso 15 ottobre il “Salva Messina” introducendo la possibilità di certificare la condizione economica finanziaria dell’azienda da una società terza e la richiesta di riallineamento dei bilanci non votati dal 2002 al 2017”».

«Questi due passaggi – concludono Cgil, Uil, Filt, Uiltrasporti – sono atti di cui chiediamo il Consiglio si avvalga, avendo tempi sufficienti dopo la votazione delle sole delibere strettamente necessarie al piano di riequilibrio, essendo la liquidazione di Atm e la costituzione della nuova Spa atti di indirizzo che possono e devono trovare giusti approfondimenti nell’interesse stesso della collettività».

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