Mi incuriosii di Umberto Eco perché lo citava spesso Oreste Del Buono. Che era il direttore di Linus, mensile di fumetti, una delle mie bibbie negli anni del liceo. O meglio, mensile di letteratura. Perché Del Buono scriveva spesso che le vignette lì contenute erano forme di scrittura di pari dignità con le altre forme di narrazione, come diceva Umberto Eco.

Apocalittici e integrati è il saggio in cui Eco dava la patente di letteratura a Topolino e Superman, in cui trattò temi come il divismo, la tecnologia, la contrapposizione tra musica colta e musica incolta. Il fatto è che questo libro è del 1964, e non so se si riesce ad immaginare l’Italia, il mondo del 1964. Cosa voleva dire dedicare pagine e pagine di dotte analisi a Superman e a Rita Pavone nel 1964. Già alla fine dei 70, quando lo conobbi io, era dura dover rivalutare la Pavone, figurarsi 15 anni prima. Ma Apocalittici e integrati non ha mai smesso di essere attuale. Ne ho riavuta una copia in digitale nel 2011, e nella prefazione, alla domanda “Come scriveresti oggi questo libro”, Eco rispondeva che già nel 64 aveva scritto che “fare la teoria delle comunicazioni di massa è come fare la teoria di giovedì prossimo: si pensi che in quegli anni le inchieste di sociologia sul futuro dei giovani pronosticavano una generazione disinteressata alla politica”. Invece quattro anni dopo arrivò il 68. La capacità di leggere la società contemporanea e quale era la direzione in cui andava è stata solo e soltanto di Umberto Eco e non credo qualcuno potrà mai prendere il suo posto.

 

Volete un altro esempio di quanto era avanti Umberto Eco? Nel 1964 mp3, radio di flusso, YouTube, erano cose totalmente sconosciute, naturalmente, ma quando il libro arriva ad analizzare la comunicazione musicale, parla della necessità di tener presente “nuovi suoni inesistenti in natura permessi dalle apparecchiature elettroniche e le nuove figure di musicista in arrivo, non ignare di matematica e fisica”. Ancora : “Essendo sottoposta alle leggi economiche tipiche di un prodotto industriale, la musica riprodotta dev’essere consumata rapidamente e invecchiare presto, in modo che si crei il bisogno di un nuovo prodotto. Di qui, come per l’automobile o le gonne femminili, la pressione esercitata dal mercato perché gli stili tramontino rapidamente e i dischi passino di moda.Peraltro i gruppi umani cessano di avere radici musicali e in futuro non potranno più riconoscersi nei propri repertori tradizionali, capaci di riassumere tutta una storia e un ethos”. “Nuovi tipi di musica per amatore sono suggeriti dal possesso di strumenti di registrazione. Il giorno che tali strumenti saranno messi a disposizione delle masse, come accade col disco, si potrebbero verificare fenomeni di dilettantismo dall’esito imprevedibile, e in due direzioni: da un lato l’esercizio sperimentale su nuove possibilità sonore, dall’altro il rivivere di repertori popolari riesumati grazie al registratore”. La musica elettronica e la presenza di citazioni di brani del passato è la musica che ci gira intorno. Umberto Eco già lo sapeva nel 1964.

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