MESSINA. Ente economico o ente non economico, questo è il problema. La discussione sull’Agenzia per il risanamento si è arenata sulla forma giuridica che il nuovo organismo dovrà assumere. In commissione consiliare (che dovrà esprimere un parere sulla delibera che domani sarà discussa dal consiglio comunale) sono emerse discrasie sul testo del documento che una volta votato sancirà la creazione dell’agenzia per lo sbaraccamento.

Di cosa si tratta? Semplificando al massimo, c’è da scegliere se dare all’azienda status di ente economico, quindi Spa o partecipata (come MessinServizi) o ancora un’azienda speciale (come l’Atm), oppure, al contrario, di soggetto non economico, un ente strumentale del Comune. La differenza? Sostanzialmente il controllo da parte del comune di Messina, parziale nel primo caso, molto più stringente nel secondo, perplessità sullo status dei dipendenti (nel primo caso non potrebbe esserci un travaso di dipendenti pubblici), obblighi costitutivi (l’ente economico avrebbe bisogno di un piano industriale e di un contratto di servizio che lo leghi al Comune, che ovviamente al momento non ci sono, mentre l’ente non economico sarebbe una diretta emanazione del Comune).

L’amministrazione cosa pensa al riguardo? Pensa.. a tutt’e due le forme. A sollevare una questione interessante è stato Piero La Tona, consigliere dei Dr che fino ad oggi si è rivelato  chiaro e puntuale, e che con chiarezza e puntualità ha fatto notare discrasie tra la delibera, che prevederebbe un ente economico, e lo statuto (oggetto della delibera) che invece prevede un ente non economico. Un problema sollevato anche da Antonella Russo durante le sedute precedenti, e che Cateno De Luca, la scorsa settimana in commissione, ha liquidato come “refuso”: l’amministrazione, infatti, ha parlato sin dall’inizio di ente non economico.

Sulla questione sarà proposto, domani in sede di discussione della delibera, un emendamento, col quale il consiglio sembra intenzionato a prendersi una rivincita nei confronti del sindaco Cateno De luca, che in questi giorni ha inchiodato il consiglio alle proprie responsabilità. “Non si può pensare di essere schiavi nè del popolo di Facebook nè di chi pensa di poterci condizionare quando ce la stiamo mettendo tutta”, ha spiegato il “decano” dei consiglieri Felice Calabrò. “Se De Luca resta o si dimette non me ne frega niente”, ha spiegato chiaro e tondo, senza troppi giri di parole.

Domani, quindi, saranno proposti quattro emendamenti: Il primo a firma Biagio Bonfiglio (LiberaMe)/Paolo Mangano (M5s) sul riconoscimento della natura economica dell’ente pubblico, uno di Antonella Russo e Felice Calabrò del Pd di tenore esattamente contrario, riconoscere lo status di ente pubblico non economico, poi due del Movimento 5 stelle/Bonfiglio: uno su un termine temporale (fino al 2028 prorogabile, oggi è a tempo indeterminato) e facoltà al consiglio di scioglierla prima se non ricorrono le condizioni, un altro, il quarto, sull’accoglimento del parere dei revisori dei conti per cassare parte dell’articolo 1.

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