I dati relativi a Caltanissetta, nella Proposta di Piano d’Ambito, si basano su rilievi che risalgono al periodo 2000-2002. Pertanto, i dati descrivono una situazione strutturale cristallizzata a 25 anni fa, un arco temporale in cui le criticità rilevate si sono inevitabilmente stratificate e aggravate.

In tale scenario, il bilancio idrico evidenziava una movimentazione annuale di circa 35,39 milioni di metri cubi d’acqua immessi nelle reti provinciali. Di questo volume, la quantità effettivamente fatturata all’utenza finale era di soli 17,54 milioni di metri cubi, determinando una dispersione idrica totale del 50,4%., malgrado il 31% del capoluogo stimato dall’Istat nel 2022. Sebbene la percentuale potesse apparire inferiore ad altri ambiti, il dato è tecnicamente più grave poiché l’acqua dispersa non è risorsa locale, ma acqua acquistata a caro prezzo da fornitori esterni.

Un fattore determinante per la fragilità del sistema è il contesto climatico del territorio. La provincia di Caltanissetta è storicamente una delle aree più aride della regione, con una precipitazione media annua di soli 571,9 mm. La situazione appare ancora più critica nel distretto meridionale, dove il comune di Gela registra appena 411,9 mm annui. Questa scarsità pluviometrica, unita all’assenza di invasi artificiali propri per uso civile, giustifica la dipendenza esterna strutturale superiore al 75% dai sistemi acquedottistici di sovrambito (Fanaco-Madonie Ovest, Blufi e Madonie Est).

Le infrastrutture di trasporto contavano, all’epoca della stesura del Piano, 457 km di condotte di adduzione, con uno stato di conservazione mediocre. La rete di distribuzione urbana si estende per 1.161 km (composta da 1.056 km di rete esistente e 105 km di estensioni previste). Circa il 40% delle condotte risultava posato prima del 1970. L’impiego di materiali fragili e l’assenza di protezione catodica rendono le reti vulnerabili a rotture frequenti, aggravate dai “colpi d’ariete” derivanti dai regimi di erogazione intermittente. Il sistema è supportato da una capacità di accumulo di circa 115.000 mc distribuiti su 100 serbatoi cittadini, molti dei quali presentavano già 25 anni fa perdite occulte dalle vasche e degrado strutturale delle opere civili.

Tutto questo ha comportato che oltre il 65% delle famiglie dichiarasse di subire turnazioni severe, con frequenze di consegna che in alcuni comuni avvenivano ogni 3 o 5 giorni. Il Piano definisce questa situazione come una “emergenza cronica”.

Scopri la situazione nelle altre province siciliane qui.

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