MESSINA. Il decreto è stato firmato l’8 marzo mattina: Renato Accorinti tornerà a capo della Città metropolitana, e lo farà da sindaco metropolitano: il ruolo dal quale era decaduto dopo la decisione dell’ex presidente della Regione Rosario Crocetta di dare seguito alle conseguenze dell’approvazione da parte dell’Ars della legge che riformava ancora una volta le ex Province, reintroducendo il voto diretto e l’elezione anche per i sindaci metropolitani.

Sotto il decreto, le firme sono dell’assessore agli Enti locali, la messinese Bernadette Grasso, e del presidente della regione Nello Musumeci, che non ha optato per uno dei “suoi”, esercitando le prerogative dello “spoil system”, ma ha ritenuto di dover pareggiare la situazione con Catania e Palermo i cui sindaci, Enzo Bianco e Leoluca Orlando, decaduti insieme ad Accorinti ad ottobre del 2017, sononstati rimessi in sella dal ricorso vinto al Tar: un procedimento del quale Accorinti non ha ritenuto di doversi avvalere, lasciando che la Città metropolitana fosse commissariata ed affidata da Crocetta a Francesco Calanna, dimissionario ad inizio settimana.

La novità del decreto è che, in sostituzione del consiglio metropolitano è stato nominato l’ex segretario generale del comune di Messina Filippo Ribaudo, andato in pensione nel 2009, “nelle more dell’insediamento degli organi e degli enti di area vasta, e comunque non oltre il 30 giugno”. Ribaudo, segretario generale del Comune dal 1995, è andato in pensione a fine maggio del 2009: a giugno dello stesso anno, viene incaricato dall’allora sindaco Giuseppe Buzzanca di rimodulare la “struttura burocratica del Comune” quale esperto a titolo gratuito. Subito dopo il suo pensionamento, era stato nominato direttore generale di Palazzo Zanca: nomina a cui non ha fatto seguito l’effettiva entrata in servizio.

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