MESSINA. L’incendio divampato oggi alla Camera di Commercio di Messina ha interessato la parte superiore dello storico edificio di piazza Cavallotti, in particolare l’ultimo piano, realizzato nel dopoguerra. Sul posto sono intervenute diverse squadre dei Vigili del fuoco. Restano da accertare le cause del rogo e l’entità dei danni, che al momento non hanno intaccato il patrimonio storico e artistico custodito nel palazzo.

L’edificio è uno dei principali esempi dell’architettura della ricostruzione messinese successiva al terremoto del 1908. Fu progettato da Camillo Puglisi Allegra, vincitore del concorso bandito nel 1910 con un progetto contrassegnato dal motto Magnaque Resurrexit. I lavori, affidati all’impresa P.A.C.E., cominciarono nel 1926 e il palazzo venne inaugurato il 28 ottobre 1929. Il completamento di alcuni ambienti interni proseguì negli anni successivi, fino al 1933.
Il progetto di Puglisi Allegra si ispira all’architettura tardorinascimentale, reinterpretata secondo il linguaggio eclettico del primo Novecento. La facciata principale presenta una loggia avanzata rispetto alle ali laterali, tre grandi arcate d’ingresso chiuse da cancellate in ferro battuto, un basamento a bugnato che imita il travertino e un apparato decorativo composto da protomi leonine, teste femminili, cornucopie, motivi floreali e raffigurazioni di Mercurio, simbolo del commercio.
Durante la seconda guerra mondiale il palazzo subì gravi danni a causa dei bombardamenti. Alla fine degli anni Quaranta si procedette alle riparazioni e, nei primi anni Cinquanta, alla sopraelevazione di un piano, progettata dallo stesso Puglisi Allegra per ampliare gli spazi destinati agli uffici. È proprio questa parte più recente dell’edificio a essere stata interessata dall’incendio di oggi.
Di particolare interesse sono gli ambienti monumentali interni, caratterizzati dall’impiego di marmi policromi, mosaici, stucchi, vetrate e decorazioni in ferro battuto. Il Salone della Borsa, completato negli anni Trenta, costituisce uno degli spazi più rappresentativi del complesso. È stato recentemente restaurato e riaperto il 18 novembre 2024.
Il palazzo conserva inoltre un’importante collezione d’arte, oggetto di una specifica pubblicazione curata nel 2011 dallo storico dell’arte Luigi Giacobbe, nominato il 27 ottobre scorso nuovo soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Messina. Il volume, intitolato Opere d’arte della Camera di Commercio di Messina. Ottocento e primo Novecento, pubblicato da Magika Edizioni, comprende il catalogo delle opere redatto da Giacobbe e saggi di Sergio Bertolami e Gioacchino Barbera.
Tra le testimonianze scultoree più significative figurano le sei opere in bronzo realizzate intorno al 1932 da Antonio Bonfiglio, collocate nell’atrio principale e dedicate ad altrettanti illustri messinesi: Antonello da Messina, Francesco Maurolico, Filippo Juvarra, Guido delle Colonne, Mario Giurba e Giuseppe Seguenza.

Negli scaloni laterali si trovano invece due bassorilievi marmorei di Gaetano Russo, raffiguranti le allegorie del Commercio e dell’Industria e della Scienza e delle Arti. Commissionati nel 1906, furono completati dopo la morte dello scultore da Giuseppe Inghilleri e successivamente collocati nella sede camerale. Alla raccolta appartengono anche i busti marmorei eseguiti da Giovanni Scarfì, tra cui quelli di Patrizio Rizzotti e Umberto I.
Particolarmente rilevante è il patrimonio pittorico ottocentesco. Tra le opere più conosciute figura La resa della Cittadella di Gregorio Panebianco, dipinto del 1892 che rappresenta la capitolazione delle truppe borboniche nella fortezza messinese, avvenuta il 13 marzo 1861. La tela è una replica di dimensioni ridotte di una precedente composizione dell’artista, perduta in seguito al terremoto del 1908.
La collezione comprende anche i ritratti di Umberto I e Margherita di Savoia dipinti da Dario Querci nel 1891, opere di Giuseppe La Maestra, tra cui Veduta del lago di Ganzirri e La Tempesta, il Ritratto di Vittorio Emanuele II di Giacomo Conti e quello di Vittorio Emanuele III realizzato da Carlo Ruffo.
Al primo Novecento appartengono L’orfana del terremoto di Gaetano Corsini, datata 1928, La moglie del pescatore di Tore Calabrò del 1931 e un Paesaggio di Giovanni Bonini, risalente al 1912 circa.
La raccolta si arricchì ulteriormente nel corso del Novecento, anche attraverso il concorso pittorico promosso dalla Camera di Commercio nel 1960. Ne fanno parte opere di Giuseppe Zona, Alfredo Francato, Giuseppe Vanadia, Giovanni Davì, Adolfo Romano e altri artisti legati alla cultura figurativa messinese. I soggetti rappresentati richiamano frequentemente le attività produttive del territorio: pesca, navigazione, agricoltura, industria e commercio.
Il patrimonio artistico del palazzo costituisce così una testimonianza della cultura figurativa messinese tra Ottocento e Novecento, oltre che della storia economica e istituzionale della città.
L’incendio riporta ora l’attenzione sulle condizioni di conservazione dell’edificio e delle raccolte che ospita. Una volta domate le fiamme, saranno necessari gli accertamenti tecnici successivi all’intervento dei Vigili del fuoco per stabilire le conseguenze del rogo sulla struttura e sugli ambienti storici del palazzo.
Foto di Francesco Algeri





