MESSINA. Meno bambini, meno studenti e, in prospettiva, anche meno classi. La crisi demografica della Sicilia comincia a manifestare i suoi effetti con sempre maggiore evidenza anche nelle scuole dell’Isola. Nell’anno scolastico 2026/2027 gli studenti siciliani sono complessivamente 639.929, distribuiti in 34.864 classi. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani, che mette in relazione la riduzione della popolazione scolastica con il calo delle nascite e con il trasferimento di molti giovani verso altre regioni.
Il segnale più evidente arriva dalle classi iniziali dei diversi cicli scolastici. Gli iscritti al primo anno della scuola primaria sono 37.075 in tutta l’Isola, mentre quelli al primo anno della secondaria di primo grado sono 41.948 e gli studenti che iniziano la secondaria di secondo grado sono 41.017.
Il confronto non rappresenta una serie storica, perché riguarda generazioni differenti e non consente quindi di misurare direttamente quanti studenti siano stati persi nel corso degli anni. La minore consistenza degli ingressi nella scuola primaria offre però un’indicazione sulla progressiva riduzione delle nuove generazioni.
Un andamento che riflette quello più generale della popolazione siciliana. Alla fine del 2024 nell’Isola risiedevano 4.787.390 persone, 9.969 in meno rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo le nascite erano scese a 33.660, con una diminuzione di 1.829 bambini in un solo anno. A questi numeri si aggiunge il saldo migratorio interno del 2025, negativo per circa 11mila persone.
«Il dato scolastico diventa un indicatore anticipatore della struttura demografica della Sicilia», spiega Romano Pesavento, presidente del Coordinamento. La questione, infatti, non riguarda soltanto il numero delle classi o gli organici degli insegnanti, ma anche la tenuta dei servizi scolastici nei territori più fragili e soggetti allo spopolamento.
Una scuola con meno iscritti deve comunque continuare ad aprire e mantenere gli edifici, garantire la vigilanza, far funzionare le segreterie e assicurare i servizi individuali agli studenti. Secondo il Coordinamento, la programmazione dei prossimi anni dovrà quindi evitare che alla diminuzione degli alunni corrisponda un’ulteriore riduzione dei servizi, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree più marginali. Il problema si inserisce in un avvio dell’anno scolastico già segnato da diverse criticità. A Palermo, in particolare, restano difficoltà legate al personale Ata, agli insegnanti di sostegno e all’assistenza degli studenti con disabilità. Centinaia di alunni che avrebbero diritto al servizio Asacom, secondo quanto riferito, sarebbero ancora in attesa dell’operatore. (Ansa)




