MESSINA. “Batterio mangiacarne nello Stretto. Attenti a dove nuotate”. È uno dei titoli allarmistici che da giorni girano sui social in merito alla presunta presenza di un batterio potenzialmente pericoloso (Vibrio vulnificus) nelle acque di Messina, dove non è mai stato documentato alcun focolaio, né è in corso alcuna “allerta”, dato che non risultano bollettini diffusi dagli enti preposti che monitorano la qualità delle acque.

A dare il la alla psicosi social è stato – involontariamente – un post del virologo Matteo Bassetti, su Facebook, dove però lo Stretto di Messina non viene nemmeno citato.

“Un batterio che si può prendere quando si nuota, che mangia la carne e agisce rapidamente, ha appena ucciso una persona in Florida. Un uomo di Palm Beach è morto dopo aver contratto il Vibrio vulnificus, che vive in acque costiere calde e salmose, può entrare nel corpo attraverso piccoli tagli o consumo di frutti di mare crudi, progredendo rapidamente in un’infezione mortale. A fine luglio, la Florida ha segnalato 12 casi di questa malattia, dopo l’anno precedente in cui ne aveva documentato 33 e cinque morti. Sebbene le infezioni da Vibrio vulnificus siano rare, sono molto pericolose con una letalità del 20%. Il batterio può causare una fascite necrotizzante – una infezione grave che distrugge rapidamente la pelle e i tessuti circostanti, diffondendosi direttamente nel sangue. In quelle aree, come la Florida, occorre evitare le acque costiere calde se si hanno ferite aperte o tatuaggi appena fatti e assicurarsi che tutti i frutti di mare siano cotti a fondo”.

Che c’entra Messina, mai citata dal virologo?  Il riferimento – tirato in ballo da alcune testate, anche a diffusione nazionale – è uno studio condotto nel 2006, quando l’università di Messina aveva rilevato la sua presenza nello Stretto, nel plancton e nelle acque.

Cosa dice la ricerca di 20 anni fa? Lo studio, pubblicato su Research in Microbiology, riporta la presenza del batterio nelle acque dello Stretto, ma con basse abbondanze e limitate ai mesi più caldi, enfatizzando la necessità di approcci molecolari specifici per la sua identificazione. Non si trattava di uno studio epidemiologico riportante casi di infezioni, né lo studio segnalava focolai batterici. Vibrio vulnificus è naturalmente presente in acque costiere e calde, compreso il Mediterraneo (questo studio del 2020 lo rilevava nell’Adriatico), ma – a meno di nuove segnalazioni – le abbondanze rilevate sono così basse che le probabilità di contrarre un’infezione grave sono estremamente scarse per una persona in salute. Difatti non se ne sono mai verificate, e non in maniera specifica per lo Stretto di Messina. Inoltre l’eventuale presenza ambientale non implica necessariamente la presenza di focolai o rischi epistemologici, spiega una ricercatrice.

L’allarmismo è periodico: ogni qual volta si verificano casi gravi negli Usa, qualche agenzia di stampa riprende vecchi studi ambientali (proprio come quello dello Stretto di Messina) per ricordare che il batterio (chiamato “mangiacarne” per alimentare il sensazionalismo) è stato trovato anche nei nostri mari.

 

guest

0 Commenti
meno recente
più recente più votato
Inline Feedbacks
View all comments