MESSINA. Dopo il rinnovo dei componenti (con relative polemiche) e del parere favorevole da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che dà il là alla fase della progettazione esecutiva per il collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, il popolo No Ponte si appresta a scendere in piazza. Si tratta della prima manifestazione dopo quella indetta a marzo dai Sì Ponte (con un migliaio di presenze) e circa la quarantesima organizzata dai contrari all’opera.
L’iniziativa, presentata questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Zanca, fa parte di una “tre giorni” di eventi: in programma anche un’assemblea popolare (oggi, ore 18:30, parco ex Fiera/Agorà dello Stretto) e un’assemblea di chiusura (domenica 9 agosto, ore 11, camping Marmora). Annullato invece (per la tragedia di Pistunina) il concerto previsto per sabato sera.
Cambia il percorso del corteo rispetto a quello consueto. Si parte da Piazza Cairoli, si arriva a Piazza del Popolo. Qui io percorso:

Di seguito le ragioni dei promotori, esposte in conferenza da Ivana Risitano, Federico Alagna, Ketty Bertuccelli e Giulio Sturniolo.
“Quella del ponte è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali (leggasi con minori tutele) e buchi neri. Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 alla legge obiettivo del 2001, dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina SpA alle deroghe in materia di appalti introdotti dal cosiddetto decreto commissari, l’elenco è praticamente infinito. In esso, si intrecciano norme specifiche per il ponte e la disciplina che, più in generale, favorisce la grande imprenditoria della devastazione.
Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già, e le ascriviamo a quel blocco sociale che si nutre del ponte – non soltanto della sua eventuale realizzazione, ma anche della sua interminabile progettazione – e di cui fa parte l’intera governance tecnico-politica dell’opera: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria. Non a caso, la stessa Corte dei Conti ha sollecitato più e più volte, già a partire dal 2016, governo e parlamento a un intervento normativo per accelerare la liquidazione della Stretto di Messina SpA, decisa nel 2013 dal governo Monti, onde evitare un ulteriore spreco di risorse pubbliche e porre fine al paradossale contenzioso avanzato dalla stessa società nei confronti di altre istituzioni statali. Sappiamo bene com’è finita: non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, che si sono succeduti, fino ad essere riattivata da Meloni-Salvini nel 2023.
Ecco perché, oggi, la chiusura della Stretto di Messina SpA rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte. Ci consentirebbe di sottrarci alla minaccia di quei cantieri che qualcuno vorrebbe aprire, magari per guadagnare visibilità nella lunga campagna verso le elezioni politiche. Per questo torniamo in piazza, non delegando una lotta che è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà. L’8 agosto la marea di Messina diventerà il nostro decreto popolare di chiusura della Stretto di Messina spa”.



