di Pio Magazzù

Odissea
Voto 4.5 su 5

Christopher Nolan torna in sala, tre anni dopo il successo di Oppenheimer, con un colossal epico che adatta l’Odissea di Omero in chiave ultramoderna senza rinunciare ai pilastri del suo cinema. Tra ambizione, modernità e scelte destinate a far discutere, il cineasta rilegge uno dei miti fondanti della cultura occidentale per raccontare l’uomo contemporaneo e la società in cui vive. Sorretto da un cast stellare e da un comparto tecnico di altissimo livello, che privilegia effetti pratici e limita al minimo indispensabile il ricorso alla CGI, Odissea si impone come l’evento cinematografico dell’anno, creando grande dibattito ancor prima della sua uscita nelle sale.

L’odissea di Ulisse

Ulisse, re di Itaca e ideatore dello stratagemma del cavallo di Troia che ha permesso agli uomini di Agamennone di conquistare la città e porre fine a un assedio durato dieci anni, può finalmente fare ritorno in patria. La vittoria, conquistata grazie al suo ingegno, gli consente di salpare insieme ai suoi uomini verso Itaca per ricongiungersi con la sua amata Penelope e il figlio Telemaco. Il viaggio di ritorno, però, si rivela molto più complesso del previsto: l’apparente volere degli dèi e l’incontro sulla sua rotta di creature sovrannaturali trasformeranno il suo rientro in un’odissea fatta di prove, sacrifici e battaglie, allontanandolo sempre di più dalla sua casa. Nel frattempo, ad Itaca, Penelope continua a reggere il trono nell’attesa del ritorno del marito, mentre la pressione dei pretendenti alla sua mano, guidati dal procioAntinoo, si fa sempre più insistente. Telemaco, ormai adulto, cerca di proteggere la madre mentre indaga sul destino del padre mai tornato in patria.

Odissea di Nolan

La pellicola, come era lecito aspettarsi, rispecchia la tipica struttura del cinema di Nolan. Da Interstellar a Oppenheimer, passando per il meno riuscito Tenet, il regista inglese ha definitouna cifra autoriale ormai inconfondibile: una narrazione frammentata, piani temporali che si intrecciano, un narratore spesso inaffidabile e una concezione del tempo profondamente decostruita. Tutti elementi che ritornano anche in Odissea. La differenza, però, questa volta è sostanziale. Se in passato queste scelte rappresentavano il modo con cui Nolan decideva di raccontare una storia, qui diventano il modo in cui la storia stessa chiede di essere raccontata. L’Odissea non è un racconto lineare: flashback, punti di vista differenti e narrazioni su più piani ne sono elementi fondanti. La visione del regista finisce così per coincidere con quella del poeta, trasformando quello che in passato è anche sembrato essere un esercizio di stile nella soluzione narrativa più naturale possibile. Il regista, quindi, non impone la sua visione, ma si limita ad applicarla nella sua massima espressione. Il risultato è un connubio raro, in cui registae racconto si esaltano a vicenda. Nolan non si limita a mettere in scena una trama ma, ne dà una sua propria lettura. Per questosceglie cosa raccontare, cosa omettere e come mettere in scena determinati eventi, senza mai allontanarsi dallo spirito dell’opera di Omero. Il suo obiettivo non è il racconto didascalico del poemama un adattamento in chiave ultramoderna. In quest’ottica, la tanto discussa quanto splendida armatura di Agamennone diventa manifesto della sua visione: simbolo di epicità utile per il simbolismo ricercato.

Un percorso di uomini

Con Odissea, Nolan sceglie un percorso narrativo ben definito. Pur mantenendo gli elementi più importanti del racconto originale, apporta delle modifiche funzionali alla storia che vuole raccontare. In un mondo di apparente magia, sono le scelte degli uomini a determinarne il destino. Il divino è accennato, non si manifesta se non attraverso gli agenti atmosferici, lasciando allo spettatore il dubbio che la volontà degli dèi sia reale o semplicemente il modo con cui gli uomini giustificano le proprie azioni. È proprio Ulisse il simbolo di questa ambiguità: un uomo profondamente figlio del suo tempo, che però continua a sfidare il volere degli dèi. Nolan, però, ribalta questa prospettiva: la responsabilità non appartiene al divino, bensì all’essere umano. L’intelligenza diventa così strumento di morte. Il cavallo di Troia, frutto dell’ingegno di Ulisse, assume lo stesso significato della bomba atomica in Oppenheimer: entrambe sono opere del genio umano che segnano un punto di non ritorno, cambiando per sempre il corso della storia e aprendo una ferita destinata a non rimarginarsi. In entrambi i casi, Nolan sembra suggerire che il più grande dono dell’uomo, la sua intelligenza, sia anche ciò che lo condanna quando smette di interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni. Ulisse, tradisce la legge degli dèi. Il re di Itaca è un soldato stanco, un reduce di guerra profondamente segnato dagli eventi dell’assedio di Troia, di cui sente tutto il peso e tutta la responsabilità. Ogni ostacolo, ogni incontro e ogni deviazione riflettono il trauma che continua a perseguitarlo, impedendogli di tornare davvero a casa finché non accetta la responsabilità delle proprie azioni. Odissea, proprio come Oppenheimer, parla dell’uomo che, con le proprie azioni, ha dato inizio alla fine della sua stessa era e che, solo affrontando il peso delle proprie scelte, riesce a prendere coscienza di ciò che ha fatto. Non è un caso, infine, che il regista affidi ai personaggi femminili il ruolo di coscienza del racconto. Circe e Penelope hanno vissuto, e continuano a vivere, sulla propria pelle l’arrivo degli uomini del mare, di quegli uomini che hanno tradito la legge degli dèi. È soprattutto attraverso Calipso che Ulisse smette di nascondersi dietro il destino e gli dèi, arrivando ad accettare sé stesso e la persona che è diventata dopo la guerra di Troia.

Un blockbuster d’autore

Dal punto di vista tecnico, Nolan confeziona il colossal di questa generazione. Visivamente potentissimo, tecnicamente magistrale e accompagnato da un comparto sonoro quasi ipnotico, Odissea è uno che va necessariamente vissuto in sala per apprezzarne appieno la maestosità. Il regista ricrea il mondo immaginato da Omero limitando al minimo indispensabile l’utilizzo della CGI e privilegiando effetti pratici e trucchi prospettici per mettere in scena ciclopi, giganti e mostri marini, dimostrando ancora una volta come il cinema possa stupire senza affidarsi esclusivamente al digitale. Le musiche originali di Ludwig Göransson rappresentano l’accompagnamento perfetto per il viaggio di Ulisse e, in alcune sequenze, diventano le vere protagoniste della pellicola. La scena delle Sirene, magistralmente diretta, è forse la massima espressione della cifra stilistica di Nolan, capace di fondere immagini, montaggio e colonna sonora in un’unica esperienza sensoriale. Visivamente parlando, Odissea è un’opera di enorme impatto. Dalle straordinarie location siciliane, tra le Isole Eolie e Favignana, fino alla cura dei costumi, ogni elemento contribuisce a costruire un immaginario epico. L’armatura di Agamennone, che richiama inevitabilmente l’estetica della Trilogia del Cavaliere Oscuro, non è soltanto un elemento scenografico di grande impatto, ma diventa la rappresentazione visiva della grandezza del sovrano acheo. Non mancano nemmeno momenti dalle forti tinte horror, come l’urlo terrificante di Polifemo o la sequenza di body horror, realizzata con effetti pratici, in cui Circe trasforma gli uomini di Ulisse in maiali. Se il comparto tecnico è di altissimo livello, il cast non è da meno. Matt Damon interpreta magistralmente un Ulisse stanco e profondamente segnato dalla guerra. Anne Hathaway dà vita a una Penelope tanto umana quanto sofferente, mentre Robert Pattinson restituisce un Antinoo magnetico e al tempo stesso profondamente respingente. Charlize Theron interpreta una Calipso dall’affascinante ambiguità, mentre Samantha Morton e John Leguizamo, rispettivamente nei panni di Circe ed Eumeo, regalano due delle interpretazioni più riuscite del film nonostante il minutaggio ridotto. Convince anche Zendaya nel ruolo di Atena, di cui restituisce con efficacia la natura tormentata. Buona anche la prova di Tom Holland nei panni di Telemaco, sebbene sia difficile scrollarsi di dosso la sensazione di vedere ancora Peter Parker. Infine, Elliott Page, Lupita Nyong’o e Benny Safdie, pur con uno spazio limitato, risultano perfettamente credibili nei rispettivi ruoli.

Un capolavoro di Nolan, al di là di tutto

Odissea, come detto, è un’opera colossale, pregna di significati e significanti, che non ha paura di reinterpretare una delle più importanti opere della cultura occidentale. È un film magnifico quanto imperfetto. Il montaggio non sempre sembra fare la scelta giusta e ci sono alcune ingenuità, come il cambio di razza del cane Argo rispetto a quando viene mostrato da cucciolo. Se il ritmo serrato di sequenze come quelle della conquista di Troia, che rimane a detta di chi scrive una delle sequenze cinematografiche più belle degli ultimi anni, è fondamentale per trasmettere allo spettatore ciò che vive Ulisse in quei momenti, altre, come quelle ambientate a Itaca nel terzo atto o l’incontro con Polifemo, risultano meno eleganti e talvolta eccessivamente frammentate. Al di là di queste imperfezioni, Nolan realizza un’opera astuta oltre che di altissimo livello. Anche le polemiche che hanno accompagnato il film sin dall’annuncio del cast, dalla scelta di un’Elena nera alla presenza di Elliott Page nei panni di Sinone, finiscono per apparire sterili e fuori tempo massimo. Pretendere una fedeltà storica assoluta da una rilettura contemporanea di un poema epico e fantastico significa, probabilmente, non aver colto la natura stessa dell’operazione compiuta dal regista. La vera forza di Odissea risiede proprio nella sua ambiguità. Il regista costruisce un film che non pretende mai di offrire una verità definitiva, ma lascia allo spettatore il compito di interpretare ciò che vede. Nel mondo di Ulisse gli dèi esistono davvero o sono soltanto una proiezione attraverso cui gli uomini giustificano le proprie azioni? Durante il suo viaggio il re di Itaca ha realmente incontrato mostri, maghe e creature leggendarie oppure tutto ciò è il racconto di un reduce di guerra affetto da disturbo da stress post-traumatico, che cerca inconsciamente di ricostruire i frammenti di un trauma troppo grande per essere accettato? È proprio questa capacità di lasciare aperte domande, anziché offrire risposte, a rendere Odissea un film profondamente nolaniano. Forse è proprio questo il più grande pregio di Odissea: non raccontare il mito di Ulisse, ma usare il suo viaggio per interrogarsi sull’uomo contemporaneo, sulle guerre che continua a combattere e sulla responsabilità che ha nel costruire il proprio destino.

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