di Pio Magazzù

Voto: 4 su 5

Pixar, dopo le pellicole sottotono degli ultimi anni, torna sul grande schermo con una delle sue saghe più amate: Toy Story. Il quinto capitolo, diretto da Andrew Stanton, già regista di capolavori come Alla ricerca di Nemo e WALL·E, è probabilmente il più maturo della saga, senza mai perdere l’essenza che l’ha resa un classico dell’animazione. Tra gag esilaranti, il ritorno di personaggi iconici e nuovi ingressi ben riusciti, Toy Story V affronta tematiche già esplorate, ma profondamente attuali: il rapporto tra tecnologia e infanzia, l’isolamento emotivo e le difficoltà relazionali di una società sempre più connessa, ma sempre meno capace di costruire legami autentici. Tecnicamente impeccabile e visivamente straordinario, pur non essendo perfetto, Toy Story V è probabilmente il miglior film d’intrattenimento dell’anno, riuscendo a conquistare tanto gli appassionati della saga quanto gli amanti del grande cinema d’animazione.

Lilypad: una nuova minaccia per i giocattoli

La vita di Jessie, Buzz e di tutti gli altri giocattoli procede nel migliore dei modi a casa della piccola Bonnie. Tra matrimoni immaginari e pomeriggi passati nel segno del divertimento, Bonnie, che ora ha otto anni, fatica però a creare nuove amicizie con i suoi coetanei, ormai troppo concentrati a passare il tempo sui loro tablet. Mentre Jessie cerca di escogitare dei piani per aiutare la timida Bonnie a fare nuove amicizie, la bambina chiede e ottiene dai genitori il suo personale tablet a forma di rana: Lily. L’arrivo di Lily porta scompiglio tra i giocattoli, preoccupati dalla possibilità di essere messi da parte e dimenticati da una Bonnie sempre più catturata dal suo tablet. Il confronto tra Jessie, diventata il nuovo sceriffo dopo la partenza di Woody, e Lily, che decide di aiutare la bambina a stringere nuove amicizie attraverso i social, dà il via a una nuova avventura. Tra nuove amicizie, vecchi rancori e tanti ricordi, i giocattoli devono affrontare l’influenza sempre più forte della tecnologia sulla vita di Bonnie, cercando al tempo stesso di preservare i legami autentici e l’importanza dell’immaginazione. Nel frattempo, uno squadrone di Buzz si risveglia dopo un naufragio su un’isola deserta, avendo come unica missione il ritorno al Comando Stellare.

Jessie, nuovo sceriffo e nuova protagonista

Toy Story V segna una svolta per la saga rispetto ai capitoli precedenti. Per la prima volta, infatti, la protagonista è Jessie, accompagnata dal suo fedele cavallo Bullseye. Woody, storico protagonista della serie, assume in questo quinto capitolo un ruolo secondario, naturale conseguenza degli eventi del film precedente. Buzz, ora fidato vicesceriffo di Jessie, continua a essere una presenza fondamentale nella storia, pur ricoprendo un ruolo di supporto. Gli altri storici giocattoli della saga, questa volta, rimangono quasi sullo sfondo, lasciando spazio ai nuovi personaggi, tecnologici e non, che Jessie incontra nel corso del suo viaggio. La scelta di rendere Jessie la protagonista del film è coraggiosa, ma pienamente funzionale. Se Woody, dopo il finale del quarto capitolo, ha ormai concluso il proprio arco narrativo, Jessie, grazie al suo percorso personale, offre alla Pixar l’occasione perfetta per affrontare tematiche nuove e più adulte, come la solitudine, la paura dell’abbandono, il valore dei ricordi e il rapporto tra infanzia e tecnologia. Quella che sulla carta poteva sembrare una scelta azzardata, relegando Woody in secondo piano e affidando a Buzz un ruolo di supporto, si rivela invece essere la decisione giusta per rinnovare la saga, evitando che, dopo cinque capitoli, scivoli nella ripetizione di storie e racconti già visti.

Un capitolo che parla più agli adulti che ai bambini

Come da tradizione Pixar, anche Toy Story V è una pellicola che, oltre a intrattenere, cerca di far riflettere e di trasmettere un messaggio positivo ai suoi spettatori. Questa volta, però, complici le tematiche affrontate, Andrew Stanton sembra rivolgersi soprattutto agli adulti. Il regista sceglie infatti di raccontare questioni che non appartengono soltanto al mondo dell’infanzia, ma parlano anche a quello dei grandi. La difficoltà di creare legami autentici in una società paradossalmente sempre più connessa, l’importanza della memoria come strumento per custodire il ricordo di chi abbiamo amato e il complesso rapporto tra tecnologia e bambini diventano così il cuore della riflessione del film. Ciò che emerge è un’opera che sottolinea il valore delle relazioni autentiche senza mai demonizzare la tecnologia, presentata invece come uno strumento che, se utilizzato con consapevolezza, può persino favorire la nascita di nuovi legami.Paradossalmente, il vero destinatario del messaggio di Toy Story Vnon sono i bambini, ma gli adulti chiamati a educarli e ad accompagnarli nell’uso consapevole della tecnologia. Il dialogo con i figli rimane infatti fondamentale per costruire rapporti profondi, così come è essenziale preservare il valore dell’immaginazione e del gioco durante l’infanzia.

Un comparto tecnico nel pieno stile Pixar

Pixar, si sa, al di là delle sceneggiature e delle storie create nel corso degli anni, rimane il punto di riferimento sotto il profilo tecnico nel cinema d’animazione e Toy Story V non fa eccezione. Nonostante siano trascorsi oltre trent’anni dal primo capitolo della saga, lo studio è riuscito nel difficile compito di coniugare l’evoluzione tecnologica con la coerenza visiva che da sempre contraddistingue Toy Story. Colori pastello accesi e vibranti, animazioni sempre più convincenti e una colonna sonora d’eccezione, realizzata da Taylor Swift, rendono Toy Story V un film di altissimo livello. Convince anche il design dei nuovi giocattoli, così come la scelta di mostrare, in alcuni dei protagonisti storici, i segni del tempo che passa. Il doppiaggio italiano si conferma di altissimo livello, grazie anche al ritorno di quasi tutti i doppiatori storici. Fa eccezione Woody, che dopo la tragica scomparsa di Fabrizio Frizzi, è ora doppiato da Angelo Maggi, storica voce italiana di Tom Hanks. Da segnalare anche la presenza di Sal Da Vinci e Gazzoli, che prestano la voce a due personaggi secondari. La storia scorre senza particolari intoppi, mostrando soltanto qualche breve momento in cui il ritmo rallenta, prima di riprendere con decisione. Nel complesso, Andrew Stanton dirige con sicurezza un capitolo che riesce a rinnovare la saga senza tradirne l’identità, confermandosi ancora una volta uno dei registi di punta della Pixar.

Il miglior film d’animazione dell’anno

La scelta di realizzare un quinto capitolo di una saga tanto amata quanto esplorata poteva rappresentare un grosso azzardo per Pixar. Certo, il fascino del franchise e gli straordinari incassi delle anteprime parlano da soli, ma il rischio di dare vita a un capitolo privo di anima era tutt’altro che remoto. Per fortuna, Andrew Stanton confeziona un’opera matura e consapevole, capace di rispettare il passato della saga senza rinunciare a raccontare qualcosa di nuovo. Toy Story V sa intrattenere e divertire grazie alle sue gag, ma allo stesso tempo riesce a far riflettere, lasciando allo spettatore un messaggio importante. La scelta di rendere Jessie la protagonista della storia si rivela coraggiosa quanto funzionale, offrendo al regista la possibilità di esplorare nuovi percorsi narrativi senza perdere la familiarità di un racconto che ha accompagnato intere generazioni. A rendere questo quinto capitolo particolarmente riuscito sono anche le tematiche affrontate: attuali, adulte, ma profondamente legate all’infanzia e, più in generale, all’esperienza di ciascuno di noi. La difficoltà di costruire relazioni autentiche, il rapporto con la tecnologia e l’importanza dei ricordi per mantenere vivo il legame con chi non c’è più sono riflessioni che parlano tanto ai bambini quanto agli adulti. In conclusione, Toy Story V è uno dei migliori film Pixar degli ultimi anni e, probabilmente, il miglior film d’animazione dell’anno: un’opera capace di rinnovare una saga storica senza tradirne l’identità, ricordandoci che nessuna tecnologia potrà mai sostituire il valore dell’immaginazione, della memoria e dei legami autentici.

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