C’è chi costruisce reti, chi accende idee e chi trasforma luoghi dimenticati in spazi di comunità. Tre storie diverse, un unico filo conduttore: la convinzione che il cambiamento passi dall’impegno di ognuno di noi e dalla capacità di fare squadra. In occasione del XV anniversario del CESV Messina, il Centro Servizi per il Volontariato che da un quarto di secolo sostiene, forma e accompagna le realtà del Terzo Settore della provincia, abbiamo incontrato tre protagonisti che, da prospettive differenti, contribuiscono ogni giorno a far crescere il tessuto sociale del territorio. Rosario Ceraolo, direttore del CESV, rappresenta la memoria e la visione di un’organizzazione che oggi mette in rete 166 associazioni e migliaia di volontari. Letizia Bucalo, fundraiser e comunicatrice sociale, porta avanti percorsi di partecipazione e coinvolgimento delle nuove generazioni, trasformando il volontariato in opportunità di crescita collettiva. Carmelo Schepisi, consigliere del CESV e anima del Parco Urbano per le Arti di Camaro, è l’esempio concreto di come l’impegno civico possa rigenerare spazi e creare nuove occasioni di inclusione. Le loro storie si intrecciano attorno all’esperienza del CESV: in questi 25 anni il Centro non si è limitato a offrire servizi, consulenze e formazione al mondo associativo, ma ha contribuito a costruire una vera e propria infrastruttura sociale del territorio, una palestra di cittadinanza attiva, un luogo di incontro tra persone, idee e comunità, capace di accompagnare il volontariato nelle sue continue trasformazioni. Oggi il volontariato messinese, infatti, è chiamato a confrontarsi con nuove sfide. Se da un lato continua a essere una risorsa fondamentale nei campi dell’assistenza, dell’inclusione e della solidarietà, dall’altro è sempre più coinvolto nei processi di rigenerazione urbana, tutela ambientale, promozione della salute, promozione culturale e partecipazione civica. La sfida più importante resta, però, quella di investire nelle reti, nella partecipazione e nella capacità di coinvolgere le nuove generazioni, costruendo una comunità sempre più inclusiva, solidale e consapevole. È proprio da questa visione che nasce TĀQA, il primo appuntamento con cui il CESV celebra il suo venticinquesimo anniversario. In programma il 3 luglio al Parco Urbano per le Arti di Camaro, il festival prende il nome da una parola araba che significa “energia” e richiama il Mediterraneo, le connessioni tra culture e la forza generativa delle persone. Non un evento pensato per i giovani, ma costruito insieme ai giovani, per dare spazio alle loro idee, ai loro linguaggi e alla loro capacità di immaginare il futuro, attraverso il coinvolgimento diretto di associazioni, realtà culturali e professionisti del territorio. Un luogo simbolico, quello del Parco Urbano per le Arti, nato dal recupero di una vecchia stazione ferroviaria abbandonata e trasformato in uno spazio di sport, cultura, inclusione e socialità. Una scelta che racchiude perfettamente il senso di questo anniversario: celebrare ciò che è stato costruito in questi 25 anni, guardando però al futuro e alla capacità delle comunità di rigenerarsi continuamente. Perché, come dimostrano le storie di Rosario, Letizia e Carmelo, il volontariato non è soltanto un gesto di solidarietà. È un modo di abitare il territorio, creare legami e immaginare nuove possibilità per Messina.

Cos’è il Centro Servizi per il Volontariato di Messina e quale ruolo svolge oggi?
R: “Il Centro Servizi per il Volontariato opera in tutta la provincia di Messina, oggi Città Metropolitana, e quest’anno celebra 25 anni di attività. È un traguardo importante che non appartiene a una singola persona, ma è il risultato dell’impegno collettivo delle associazioni che hanno contribuito a far nascere e crescere questa realtà, insieme ai professionisti che ogni giorno ne sostengono il lavoro. Al di là delle funzioni previste dalla normativa nazionale sul volontariato e sul Terzo Settore, il CESV rappresenta una vera palestra di cittadinanza. È una rete territoriale orizzontale, fortemente radicata sul territorio, che si prende cura delle relazioni, delle persone e delle associazioni. Siamo partiti con 11 associazioni fondatrici e oggi ne riuniamo 166. Questo significa che in questi anni il Centro è riuscito a costruire fiducia, garantendo servizi gratuiti, accessibili e diffusi capillarmente su tutto il territorio provinciale.”

Quando nasce il CESV e quali sono le sue principali attività?

R: “L’associazione nasce nel 2000 grazie all’iniziativa di 11 soci fondatori che condividono l’obiettivo di creare a Messina un Centro di Servizi per il Volontariato. Le attività prendono ufficialmente il via il primo luglio del 2001. Partiamo sempre dai bisogni delle associazioni e dei volontari. Organizziamo percorsi di formazione per i volontari e per la classe dirigente del Terzo Settore, promuoviamo attività di animazione territoriale, momenti di aggregazione rivolti sia ai giovani sia agli adulti, e svolgiamo un importante lavoro di informazione e comunicazione. Offriamo inoltre servizi di consulenza amministrativa, fiscale e progettuale, ma non ci limitiamo agli sportelli. Promuoviamo iniziative concrete sul territorio, dai progetti di rigenerazione urbana alle esperienze di cittadinanza attiva, mettendo in rete competenze e risorse delle associazioni. Oggi ci definiamo un’agenzia di sviluppo territoriale e di promozione del volontariato: non soltanto servizi, quindi, ma anche crescita e valorizzazione delle comunità.”

Spesso si parla di Terzo settore, ma non tutti sanno davvero cosa sia…

R: “Il Terzo settore è l’ambito in cui operano persone che scelgono di investire parte della propria vita per migliorare il territorio e stare accanto a chi ha bisogno. Oggi è anche una realtà riconosciuta dalle istituzioni e dalle leggi, ma prima di tutto è un modo di prendersi cura della comunità.
Dentro il Terzo settore ci sono associazioni, cooperative sociali, fondazioni, comitati spontanei e tante altre realtà che lavorano per il bene comune. Una parte importante è composta dai volontari, persone straordinarie che dedicano tempo agli altri. Accanto a loro ci sono professionisti che hanno scelto di lavorare nel non profit, mettendo competenze specifiche al servizio della comunità

In quali ambiti opera oggi il volontariato?

R: “L’idea tradizionale del volontario che aiuta l’anziano o presta assistenza resta importante, ma oggi il volontariato è molto di più. Interviene praticamente in tutte le politiche pubbliche: dalla tutela dell’ambiente alla rigenerazione urbana, dalla protezione civile all’infanzia, dall’adolescenza alla cultura e al turismo. Un esempio concreto è il lavoro svolto sulla salute mentale, attraverso la promozione della Consulta dedicata a questo tema. Oggi siamo impegnati anche nel processo di costruzione della nuova sanità territoriale, nata dopo la pandemia, affinché strutture come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità siano realmente vicine ai cittadini e possano contare sul contributo del Terzo Settore come facilitatore dei processi di partecipazione.”

Dopo 25 anni di attività, quali sono i traguardi di cui andate più orgogliosi?

R: “Il primo risultato che considero più significativo è la capacità di aggregare il mondo associativo. Esiste spesso la percezione che le associazioni facciano fatica a collaborare tra loro. In parte è vero, ma il Centro Servizi è riuscito a diventare un facilitatore stabile di relazioni e collaborazioni.
Un secondo traguardo è rappresentato da “EsserCi”, il festival del volontariato che negli anni è diventato un appuntamento atteso e riconosciuto. È un’occasione per raccontare ciò che di bello, giusto e utile il volontariato realizza quotidianamente. Oggi non è più soltanto un evento locale, ma una manifestazione che guarda oltre i confini del territorio e che punta a consolidarsi ulteriormente.
Infine, ritengo importante il riconoscimento istituzionale conquistato dal Centro Servizi. Oggi il CEVS è un interlocutore credibile per enti locali, aziende sanitarie e istituzioni pubbliche. Partecipiamo ai tavoli nei quali si discutono e si costruiscono politiche pubbliche, portando il punto di vista del volontariato e della cittadinanza attiva.”

Tra le iniziative per i 25 anni del CEVS nasce anche TĀQA. Di cosa si tratta?

R: “TĀQA è una nuova esperienza che inauguriamo proprio nell’ambito delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario. Nasce da un’idea di Letizia, una delle nostre consulenti, con la quale collaboriamo da anni e che ha contribuito alla progettazione di questa iniziativa.
Si tratta della prima attività pensata specificamente per celebrare questo importante traguardo e lo facciamo con uno stile nuovo: non parlando ai giovani, ma progettando insieme ai giovani. L’evento è stato costruito con il coinvolgimento diretto delle associazioni giovanili del territorio e vuole raccontare il protagonismo delle nuove generazioni attraverso l’esperienza concreta.
Il nome TĀQA richiama il concetto di energia. È un’immagine che sento molto vicina perché credo che il volontariato, soprattutto quello giovanile, sia un grande produttore di energia positiva: un’energia sana, rinnovabile, capace di rigenerarsi continuamente e di generare cambiamento.
La prima edizione si svolgerà nel mese di luglio, ma l’auspicio è che possa diventare un appuntamento stabile, proprio come EsserCi, contribuendo a rafforzare nel tempo il legame tra i giovani, il volontariato e il territorio.”

Come nasce l’idea di TĀQA?

L: “Credo che l’idea fosse già nella mente del direttore del CESV quando abbiamo iniziato a confrontarci. TĀQA guarda in particolare agli under 35, anche se è aperta a tutti. L’obiettivo è dare voce alle idee, ai bisogni e alle energie delle giovani generazioni. Fin dall’inizio il CESV ha voluto coinvolgere associazioni e realtà del territorio che ogni giorno producono relazioni, sinergie e risultati concreti per la città. TĀQA nasce proprio per questo: creare connessioni e offrire uno spazio di partecipazione autentica.”

Perché oggi è importante parlare di volontariato ai giovani?

L: “Negli ultimi anni si è parlato molto della difficoltà di coinvolgere nuove generazioni nel volontariato. In realtà i dati raccontano una situazione più complessa. I giovani partecipano, ma lo fanno con modalità diverse rispetto al passato. Utilizzano il digitale, frequentano festival ed eventi, cercano occasioni di confronto e vogliono sviluppare pensiero critico. Quello che chiedono sono spazi in cui sentirsi protagonisti e non semplici spettatori. TĀQA nasce anche per rispondere a questa esigenza.”

Cosa significa TĀQA?

L: “TĀQA è una parola araba che significa energia. Non l’energia in senso fisico, ma quella generativa, capace di produrre cambiamento. È un significato che mi ha colpita molto. Abbiamo scelto un termine che richiama il Mediterraneo e la nostra identità culturale. Non volevamo un nome inglese, ma qualcosa che parlasse del territorio, delle sue connessioni e delle sue potenzialità.”

TĀQA può essere anche un’opportunità professionale per i giovani?

L: “Assolutamente sì. Io stessa sono arrivata a fare questo mestiere grazie a un’esperienza di volontariato. Ho iniziato a 15 anni e a un certo punto ho scoperto che potevo trasformare una passione in una professione. In Sicilia esistono migliaia di enti del Terzo settore, ma chi lavora nel non profit è ancora relativamente poco. Per questo credo sia importante mostrare ai ragazzi e alle ragazze che esistono percorsi professionali possibili anche in questo ambito: dalla raccolta fondi alla comunicazione sociale, fino alla gestione delle organizzazioni.”

Come si svolgerà TĀQA?

L: “TĀQA è una vera sperimentazione. Abbiamo immaginato quattro aree tematiche che si attiveranno nel corso del pomeriggio.  Ci sarà un’area dedicata al pensiero critico, realizzata insieme a numerose associazioni del territorio, con attività interattive e momenti di confronto. Un’area laboratori ospiterà workshop sulla comunicazione, incontri con giovani imprenditori e attività creative. Ci sarà poi un’area movimento, con iniziative dedicate al riciclo creativo, dimostrazioni sportive e progetti partecipativi come la Human Library. A collegare tutte queste esperienze sarà anche un percorso teatrale capace di coinvolgere direttamente il pubblico. Infine il main stage ospiterà testimonianze, interventi, momenti artistici e musicali, con l’obiettivo di creare uno spazio condiviso di cultura, confronto e partecipazione.”

In attesa che esca il programma ufficiale ci puoi spoilerare qualche attività della giornata?

L: “Nell’Area Pensiero, coordinata da Salvo Rizzo insieme a diverse realtà associative del territorio, come Puliamo Messina, UDU, Arcigay Messina Makwan, Fiab Messina Ciclabile, e Libera Presidio di Messina,­ si svolgerà un quiz interattivo dedicato ai temi della cittadinanza attiva, dell’ambiente, della legalità e della partecipazione. L’Area Lab ospiterà invece un laboratorio di fanzine curato da The Messineser, ci sarà un talk organizzato dalla Consulta dei Giovani con giovani imprenditori sulle possibili sinergie tra profit e non profit e un workshop sulla comunicazione condotto da Floriana Riso di Normanno con Alessio Caspanello di Lettera Emme. Nell’Area Movimento saranno protagonisti Puliamo Messina, con un laboratorio creativo di riciclo per realizzare ventagli utilizzando materiali di recupero, CIRS Young con una dimostrazione di arti marziali e autodifesa e Crescendo con  Living Library, Ovviamente non mancherà l’area dedicata al drink&food.”

Mentre sul main stage cosa accadrà?

L: “A collegare le diverse aree ci sarà un’esperienza teatrale partecipativa coordinata da Lelio Naccari, che accompagnerà simbolicamente il pubblico verso il main stage. Sul palco principale si alterneranno momenti di racconto, arte e musica. L’apertura sarà affidata alla presentazione dell’opera di Sposari e NessuNettuno con un talk a cura di Lettera Emme, seguita da “7 voci in 7 minuti”, introdotte da Gisella Cicciò. Saranno inoltre presenti l’Officina del Sole con le sue opere artistiche ed il Gruppo Astrofili Messinesi con attività dedicate all’osservazione e alla divulgazione. La serata si concluderà con la musica grazie alla collaborazione con Mish Mash, che ha curato la programmazione artistica, e con un dj set finale. Più che un semplice evento, TACA vuole essere uno spazio di incontro, creatività, partecipazione e costruzione di nuove connessioni tra giovani, associazioni e territorio.”

Qual è il messaggio che TĀQA vuole lasciare alla città?

L: “Che i giovani non sono il futuro: sono il presente. TĀQA vuole dimostrare che esiste una generazione pronta a mettersi in gioco, a costruire relazioni e a immaginare nuovi modi di vivere la comunità. Ancora prima di svolgersi, questo evento ha già raggiunto un risultato importante: mettere insieme persone, associazioni, professionisti e idee che probabilmente non si sarebbero incontrati. Questa capacità di creare connessioni è forse il valore più grande di TĀQA.”

Quando nasce l’idea di recuperare la vecchia stazione ferroviaria di Camaro per trasformarla in un parco urbano?

C: “Nel 2014, insieme ad altri amici che definisco affettuosamente “pazzi”, abbiamo iniziato a interrogarci sul futuro di una vecchia stazione ferroviaria abbandonata dal 1998. Ci rendevamo conto che mancavano spazi dove i giovani potessero incontrarsi, stare insieme e svolgere attività. Da questa riflessione è nata l’idea di restituire quel luogo alla comunità.

Quali sono stati i primi passi?

C: “Abbiamo contattato Rete Ferroviaria Italiana per capire come poter ottenere l’utilizzo dell’area. Ci fu spiegato che sarebbe stato necessario costituire un’associazione. Così nacque l’associazione Maria Regina. In questa fase è stato fondamentale il supporto di Rosario Ceraolo, che ci ha aiutato a comprendere come strutturare l’associazione e come dialogare con RFI. Nel 2014 riceviamo la comunicazione da parte di RFI che ci concede l’area. Partecipiamo anche a un bando per la riqualificazione urbana di Messina e il nostro progetto ottiene il massimo punteggio. Anche in quel caso non sono mancate difficoltà burocratiche e amministrative, ma abbiamo continuato a lavorare senza fermarci.”

Come avete trasformato l’area?

C: “Abbiamo iniziato ripulendo completamente lo spazio. È stato un lavoro enorme, possibile grazie al contributo di tante persone del quartiere, della parrocchia e di numerosi volontari. Ma la vera sfida non era soltanto recuperare fisicamente il luogo: bisognava riempirlo di contenuti.”

Nasce così il Parco Urbano per le Arti in quel di Camaro?

C: “Esattamente. Abbiamo immaginato un luogo capace di ospitare attività sportive, sociali, culturali e ricreative. Fin dall’inizio abbiamo creduto molto nella collaborazione con altre associazioni, perché la vera sfida non è ristrutturare uno spazio, ma renderlo vivo attraverso iniziative e progetti.

Quali attività ospita oggi il parco?

C: “Oggi offriamo attività sportive per bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni: danza classica, cheerleading, calcetto e altre discipline. Organizziamo anche corsi di ginnastica dolce per anziani.
Inoltre abbiamo realizzato, insieme al Centro Servizi per il Volontariato, il progetto “Vecchi Amici”, pensato per gli anziani autosufficienti che rischiano di vivere in solitudine. Li coinvolgiamo in momenti di incontro, attività sociali e visite alla scoperta della città, creando occasioni di relazione e condivisione.”

Qual è l’impatto concreto che il parco genera sul territorio?

C: “Uno degli aspetti più importanti è la possibilità di creare opportunità per i giovani. Durante il periodo estivo, ad esempio, impieghiamo circa quindici ragazzi, offrendo loro un’esperienza lavorativa e formativa significativa.”

Da qui nasce anche il legame con il Cesv e con il progetto TĀQA?

C: “Sì. Nel 2024 sono entrato a far parte del direttivo del Centro Servizi per il Volontariato come consigliere. Questo mi ha permesso di collaborare ancora più da vicino con il mondo del volontariato organizzato. Quando Letizia ha visitato il parco se ne è subito innamorata. Da lì è nata l’idea di immaginare nuove attività estive all’interno di questo spazio. Il luogo si presta perfettamente a ospitare eventi e iniziative di vario genere. Così è nato il progetto TĀQA, grazie alla volontà condivisa di continuare a sperimentare e a coinvolgere persone capaci di sognare e costruire insieme nuove opportunità per il territorio.”

Nel vostro percorso così nei progetti portati avanti, la città di Messina vi ha più aiutato o ostacolato?

“La città è una comunità complessa, fatta di sensibilità diverse. Nel mondo del volontariato troviamo persone e realtà che sostengono il nostro impegno, ma anche chi fa più fatica a comprenderne fino in fondo il valore. Il nostro lavoro nasce da principi come solidarietà, gratuità e giustizia sociale: valori che a volte vanno in controtendenza rispetto a quelli dominanti nella società. Il volontariato però genera un ‘ritorno’ importante, non economico ma umano: relazioni, empatia, gratitudine e senso di comunità. Con le istituzioni abbiamo sempre cercato un dialogo costruttivo. Oggi il Terzo Settore è riconosciuto come un interlocutore fondamentale nella costruzione delle politiche pubbliche. Anche a Messina c’è attenzione verso il nostro ruolo e verso la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini.”

Qual è il vostro P.S. (Post Scriptum)?

“Attiva l’ energia. Diventa parte della Comunità di TĀQA. Partecipa il 3 luglio, presso il Parco Urbano per le Arti.”

 

 

 

 

 

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