MESSINA. L’ondata di maltempo denominata Harry, che ha devastato le coste ioniche della Sicilia, ha stabilito nuovi record nello studio dei fenomeni meteomarini, talmente estremi da non avere pari in quelli registrati negli ultimi decenni.

Il primo dei dati fuori scala è dell‘Ispra, istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che nella stazione di rilevamento al largo tra Portopalo di Capo Passero e l’isola di Malta ha registrato un’altezza d’onda massima di 16,66 metri, la più elevata osservata nel Mar Mediterraneo da quando esistono i rilevamenti. Non hanno scherzato nemmeno i rilevamenti più vicini: la boa oceanografica posizionata a 4 km al largo della spiaggia della Playa, a Catania, ha fatto segnare un’altezza massima di onda di 10,69 metri all’1 di notte del 20 gennaio, e poi un’altra di 10,25 metri lo stesso giorno, ma alle 18: per tutta la giornata, l’altezza massima delle onde si è mantenuta costantemente sopra i nove metri. Quasi tutto il giorno 20, l’altezza significativa delle onde è stata di 6 metri (cioè la media del 33% delle onde più alte in un determinato gruppo di onde). L’altezza massima (misura la distanza verticale tra la cresta più alta e il cavo più profondo registrati in un determinato intervallo di tempo. Altri rilevamenti danno, tra il 20 ed il 21 valori ondametrici di addirittura 14,49 metri.

Poi c’è il vento. Secondo le analisi del Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS) con il ciclone Harry è stato registrato il vento più forte degli ultimi 24 anni in Sicilia. A livello regionale infatti il 20 gennaio appare come la giornata più ventosa di tutta la serie 2002-2026, superando i maggiori eventi precedenti, incluso l’evento del 10 marzo 2012, causato da ciclone Athos. La massima velocità di 36,0 metri al secondo, equivalenti a 130 kmh, è stata raggiunta il 20 gennaio dalla stazione Novara di Sicilia: il che di per sè non è un record, che appartiene al valore di 52,2 m/s del  novembre 2019. “L’eccezionalità del dato – spiegano dall’istituto – più che nell’intensità del vento, sta nella persistenza sua persistenza praticamente per l’intero giorno, unitamente alla sua distribuzione territoriale che, pur se disomogenea, ha interessato tutte le aree della regione. Anche che nella classifica dei primi otto eventi – continuano – è presente anche il primo dei due giorni in cui è stato attivo il ciclone, il giorno 19, a sottolineare non solo l’intensità ma anche la lunga durata dell’evento”.

Dati i numeri e le conseguenze, e la devastazione generalizzata in tutta la parte orientale dell’isola, com’è che Messina se l’è cavata senza un graffio a parte la zona sud da Tremestieri a Giampilieri, con danni comunque non paragonabili al resto della costa ionica? Lo spiega una mappa satellitare fornita da Copernicus, il progetto europeo di monitoraggio dei fenomeni naturali. Praticamente la Calabria ha fatto da scudo rispetto a venti ma soprattutto onde. nell’immagine, si vede una distesa di bianco increspato, che sono le onde di tempesta: nello Stretto, la striscia è nera, acque calme, con inizio perturbazione a cavallo della estrema periferia sud. Un fenomeno fortunato che ha risparmiato alla città i disastri che hanno invece colpito tutta la costa, da Galati a capo Passero.

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