Sono un maschio bianco cisgender etero, per cui quando, in questi giorni infuocati, sentite parlare di privilegi, sentite indirettamente parlare anche di me e di tanti come me. Qual è il mio (il nostro) privilegio, direte voi? Non prettamente tangibile, probabilmente a molti sembrerà anche una sciocchezza, ma ho la fortuna di dover pagare solo per i miei sbagli, e di non rischiare altro a causa del mio orientamento sessuale, del colore della mia pelle o di essere nato geneticamente XY e non XX. Visto che se ci sono polemiche noi non possiamo per contratto tirarci fuori, cinque canzoni più o meno a tema per voi anche questa settimana, così da poter riflettere con il giusto stato d’animo sul cavallo su cui puntare il prossimo weekend.

The Lonely Island – Equal rights (feat Pink)

Se seguite Pink su Twitter vedrete come è attivissima nella campagna contro Donald Trump (come, dopotutto, chiunque non sia fideisticamente legato a delle politiche basate su inganni e fake news). Ieri ho inaugurato la mia domenica guardando Vita da Popstar, il film dei Lonely Island; qui si vuole molto bene ad Andy Samberg, che interpreta Connor, un misto tra Macklemore e Zayn dei One Direction, che per il secondo disco solista lancia come primo singolo proprio questo pezzo, un brano in cui si dichiara a favore dei diritti di tutti e della sessualità libera, rimarcando costantemente e comicamente, però, il suo essere etero. Film molto godibile, specie se, come me, adorate i Lonely Island.

CCCP – Punk Islam

Senza rancori, di quello che ha fatto negli ultimi anni Lindo Ferretti ci importa poco. Negli anni ’80 però l’Italia c’era dal punto di vista musicale anche perché mentre la radio passava gli Stadio e poi Ron, c’era una band come i CCCP che scriveva dischi seminali. Culture diverse, religioni oggi viste come nemiche, concetti parafilosofici distrutti in un solo verso: “ALLAH È GRANDE E GHEDDAFI IL SUO PROFETA“. Nonostante oggi non rifarebbe probabilmente nulla di quegli anni, questo paese ha un grande debito nei confronti di Giovanni Lindo Ferretti.

Daniele Silvestri – Gino e l’Alfetta

Durante la mia adolescenza Daniele Silvestri scrisse alcune delle sue canzoni più famose (penso, fra tutte, a Salirò) ma anche altre che fecero qualche passaggio in radio, ma non andarono molto oltre. Gino e l’Alfetta è una di queste, e col senno di poi spiace molto perché è un bel brano contro le discriminazioni sessuali già a una prima, superficiale lettura. Il sono gay non sono gay ripetuto quasi ossessivamente porta a pensare a una lotta intestina nel protagonista, diviso tra ciò che sente di essere e quello che invece, secondo la società, dovrebbe apparire. “Maria, sei sempre mia, sei l’unica possibile–ma di Gino io mi fido un po’ di più. Lui mi conquista, lei mi rilassa (…)” sono versi che oggi sono più attuali che mai, nel mese del pride, per ricordarsi che l’amore non ha colori (e, specialmente, che i gusti personali sono e restano tali e nessuno ha il diritto di ficcare il naso in questa faccenda).

Ludwig Goransson – If I die before you

Qualche giorno fa Community è entrata nell’occhio del ciclone perché Netflix e Hulu hanno rimosso dal catalogo un episodio, il migliore della serie, Advanced Dungeons & Dragons. Motivo, il blackface di Chang, additato immediatamente come razzista nella scena stessa, che in realtà razzista non era, ma serviva anzi a rimarcare meglio il concetto di inclusione di cui la serie di è fatta da sempre rappresentante. Tutte le etnie rappresentate, cast ugualmente diviso tra uomini e donne, fa sinceramente sorridere la polemica su un episodio che affrontava in modo lucidissimo il tema del suicidio e della depressione. Perché è giusto combattere per l’uguaglianza, per abbattere i razzismi, tutti, senza distinzioni, ma bisogna farlo con intelligenza per non perdere l’alterità culturale, quelle forme di ironia che fanno ridere riflettendo, in pieno stile stand up comedy americana. Comunque, guardate Community su Prime video o comprate i DVD così non rischiate censure.

Let it come down – Monday

È lunedì, chiudiamo quindi con Monday. Ho scoperto i Let it come down quasi per caso, qualche giorno fa su Facebook in un gruppo sul dream pop dove segnalavano questa nuova uscita dal titolo a mio modo di vedere sublime, Songs we sang in our dreams. Il disco è come il titolo, angelico ed etereo, come la voce di Xan Tyler, un dono del cielo. Si trovano poche informazioni sul duo, che ha pubblicato tre settimane fa questo album come prima tappa di un progetto che spero proseguirà, perché di questa voce non mi stancherei mai, di queste melodie nemmeno, né tanto meno di un’armonia di base che mette in pace col mondo intero. In barba a quel che diceva Francesco Renga, che una voce così delicata non l’avrà mai.

(quest’ultimo pezzo, come più o meno tutta la playlist odierna, è dedicato al mio amico Tommaso, forte come una roccia)

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