Ieri era la festa della musica, ma per vari motivi non ce ne siamo praticamente accorti. Contemporaneamente, tanti artisti a livello nazionale avevano lanciato la giornata #SenzaMusica, in segno di dissenso verso le politiche governative che in questo momento hanno portato davvero poco dal punto di vista monetario al settore culturale, a chi, con la musica, ci lavora e con cui dà da mangiare alla propria famiglia. Così accade che, mentre succede tutto questo in Italia, nella nostra città arriva il definitivo addio ai grandi concerti. Ma a noi non interessa, perché adesso serve impedire ai diciassettenni di bersi una birra, cosa che poi fanno incidenti durante le corse con i cavalli (e lì senza controlli poi è un casino). Per mettere un pizzico di sapore in più a questo minestrone introduttivo, vi regalo cinque brani tanto diversi che ne troverete almeno uno che vi piace.

Hanson – MMMbop

Per chi era adolescente o preadolescente a fine anni ’90, quando spopolavano le boyband al punto che il dottor Gregory House qualche anno dopo scelse proprio gli Hanson come suoneria del proprio cellulare. MMMbop è fresca ancora oggi, allegra, ascoltarla mentre si è in macchina fa tornare in mente il periodo d’oro di quel tipo di pop, oggi messo un po’ da parte per certi versi ma che sembra rivivere in ottica asiatica, col Kpop che si appresta a prendere la scena. Ve ne parlerei volentieri, ma ancora non sono pronto per questa rivoluzione culturale.

Maximo Park – Going missing

Per chi in quel periodo era più grandetto e un paio di anni dopo si è fatto travolgere dall’ondata “indie rock” ovvero i gruppi come Strokes e Franz Ferdinando. Non sono un grande fan dei Maximo Park, anche se A certain trigger è stato un solido disco di debutto con questa Going missing che secondo me a prendere lo scettro come migliore della tracklist. Bel tiro, testo che chiude un cerchio con apertura e chiusura uguali, nulla di davvero innovativo ma non serve sempre stupire, a volte basta semplicemente fare le cose per bene.

Tiziano Ferro – Il mestiere della vita

A me Tiziano Ferro piace. Non esco pazzo, ma mi piace. Crescendo in un paese che, se non hai la possibilità di approfondire per affari tuoi qualche altro genere, ti propina musica sempre uguale, impari a capire chi questa roba la sa fare–e Tizianone la sa fare molto bene. Un artista completo che oggi andiamo ad ascoltare (in video, non allo stadio, mi raccomando) nella title track del suo finora penultimo disco di inediti, Il mestiere della vita. Tengo personalmente molto a questa canzone perché tra i suoi autori c’è anche tale Alex Vella, che alla stragrande maggioranza di voi dirà poco, pochissimo, ma che quando scrive per sé è più noto come Raige, ed è uno che ha scritto un paio di dischi rap che questo paese non capirà mai.

Charli XCX – i finally understand

Voglio un sacco di bene a Charli XCX perché è una popstar straordinaria, un po’ il lato “sporco” di Lorde, e solo scrivendo questo passaggio mi rendo conto dell’ironia dei termini utilizzati. Dopo avere raggiunto il successo con Sucker qualche anno fa, Charli ha continuato a produrre musica in modo abbastanza rapido ma sempre con l’occhio vigile sulla qualità. Un mesetto fa ha pubblicato How I’m Feeling Now, suo quarto disco da cui ascoltiamo il terzo singolo estratto, i finally understand, brano che tratta di depressione e che non usa mezzi termini nel confidarsi con i suoi ascoltatori. Per questo è per tanto altro, le vogliamo benissimo.

IDLES – Grounds

Da sempre impegnati nel sociale, per sempre iscritti nella storia come uno dei gruppi più potenti di questa generazione, come impatto, come suono (“do you hear that thunder?”) ma sopratutto come testi, perché gli IDLES di Joe Talbot sono una band che fa tornare in mente Clash o Nirvana non tanto come stile ma come grammatica, come linguaggio, come sfacciataggine nel rendere reali pensieri che più o meno tutti hanno avuto almeno una volta nella vita. Pensieri di libertà, di gioia sociale, di voglia di lottare. A settembre esce ULTRA MONO, il nuovo disco. Ci ascoltiamo Grounds, il secondo singolo estratto, in cui vorrei sottolineare un verso che, in questo preciso momento storico, per me vale quanto dieci KURT SMELLS LIKE TEEN SPIRIT: “I raise my pink fist and say black is beautiful“. Chiaramente scritto mesi prima che rinascesse il movimento #BLM, perché è sempre facile capire chi lo fa per moda e chi in questa cosa ci crede davvero.

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