«L’Utopia è sempre una profezia: l’utopia sostiene il mondo: datemi un’utopia e vi solleverò il mondo»

Gio Ponti, “Amate L’architettura”

 

 

Ex Anatomia ed Ex Zoologia – Errare è umano, di Martina Karamazov
Lavagne disegnate al Sabir Fest 2018

 

 

L’esercizio di indovinare come sarà la città di domani – e che ne sarà della socialità nella “fase due” – dopo 55 giorni di covidismo, può essere futile e senza senso, proprio perché saremmo gli ultimi e forse neanche i più accreditati per farlo.

E allora, in questa condizione sospesa, mentre aspettiamo le regole economico-sanitarie possiamo permetterci il lusso della profezia o dell’elencazione dei desideri.

Con il beneficio – comune a ogni profezia – di essere smentiti e magari presi a pernacchie tra qualche tempo.

Perché fare profezie e non progetti?

I progetti di solito si fanno quando si hanno in mano molti dati e proiezioni verificabili e la chiarezza delle domande. In altri casi, prima di approfondire con i progetti serve utilizzare un carattere quasi divinatorio, procedere per lampi e visioni e fare razionalmente delle profezie.

Il progetto come profezia è quello che intuisce cosa potrebbe accadere di lì a poco, le modalità di relazione tra persone, attività, luoghi e paesaggi. Il progetto come profezia è quello che sintonizza frequenze deboli e frequenze chiare e ti fa scegliere il suono e non il rumore e ti dice da che parte potresti andare.

Dalla chiusura generale della città cosa abbiamo imparato e in cosa potremmo trasformare le cose che abbiamo imparato? Potrebbero essere frammenti sognati di città da combinare con i desideri maturati nelle esperienze individuali vissute da cittadini durante il lockdown, oppure un sano pretesto per riapparecchiare le cose sulla tavola.

Questo è un elenco puntato delle profezie (a varie scale) per Messina e non solo.

 

La città ha il suo contatto hardware con il Porto

Cercare un senso nuovo per le banchine del porto storico, vuote di tutto il traffico del crocierismo (e per chissà quanto tempo), costruire usi misti, articolati, orari e colloquiali con la cittadinanza e le attività portuali nuove da insediare. Immaginare un nuovo senso per il Porto e per i vari approdi esistenti che potrebbero ridiventare incredibilmente (quasi subito) luogo di attracco logistico e porta d’accesso privilegiato della Sicilia per una contingenza imprevista provocata dal contenimento degli altri sistemi di trasporto, ma ahimè senza esserne affatto preparati.

 

Un’opera può catalizzare occasioni

Accelerare la ristrutturazione della strada don Blasco che si troverà a connettere aree portuali vecchie e nuove nel momento di massimo bisogno, immaginare vocazioni per tutte le aree libere nelle prossimità nel nastro stradale, reperendo spazi provvisori per la logistica e lo stoccaggio delle merci. Ripensare e riusare il vecchio Macello Comunale come nuova centralità attiva per la cultura dell’Alimentazione locale e mediterranea.

 

Quando l’architettura è pronta è giusto non sciuparla

Dare nuova centralità alla Stazione Centrale e alla Stazione Marittima e dare input immediati per l’allestimento e il progetto della stazione dei pullman sulla piastra del Cavalcavia, perché, per un tempo ancora da decifrare, questo nodo urbano avrà un ruolo centrale nei trasporti, nelle connessioni e nella posizione della città, non solo per viaggiare ma forse per altri servizi di scambio e piccoli commerci connessi. Approfittare di una geniale architettura esistente ricalibrando gli usi dei vuoti e dei pieni e delle zone di connessione.

 

Connettendo i punti apparirà una figura

Cucire i tanti poli della ricerca scientifica esistenti a Messina, i CNR, i poli biotecnologici, quelli informatici e d’ingegneria con le specularità o particolarità della città di Reggio Calabria, attraverso mappe digitali e strutture immateriali ma anche connettori fisici in grado di divulgare le conoscenze, collegare in chiave umanistica la curiosità diffusa in campo scientifico, la comprensione e le intelligenze presenti a Messina e nello Stretto. Un Parco Scientifico da avviare subito o sulla Falce del porto o nello spazio della ex Fiera. Concentrare le azioni, decidere e avere una strategia del presente ( cosa posso fare ora) e del futuro (come accresco e sviluppo il seme) .

 

Demolire è una delle azioni del costruire

Dopo avere compreso gioie e dolori (tanti) della permanenza totale nelle nostre case, sforzarsi con tutti i mezzi di sbaraccare le favelas di Messina perché se l’assembramento è vietato e nocivo per il virus, lo è ogni giorno da moltissimi anni per molti messinesi che non lo hanno scelto: mortale, mortifero, indegno e cattivo. Occorre anche demolire patrimoni edilizi recenti e sostituire con case che siano flessibili, dando forte senso agli spazi aperti e spazi utili di prossimità, perché le persone si potrebbero ritrovare, oggi per un virus, domani chissà per cosa o anche per un piccolo acciacco a muoversi poco nello spazio della città.

 

La salute va costruita

Progettare con sguardo umanistico gli spazi per la salute, quelli piccoli di base e quelli specialistici, connetterli sul piano delle infrastrutture immateriali, ma connetterli agli spazi aperti che li circondano, dare senso civico alle istituzioni per la salute dei cittadini. Costruire luoghi sensibili capaci di erogare servizi e informazioni, a cui fare riferimento, connettersi fisicamente e immaterialmente, immaginare muri sensibili nella città come interfacce non solo individuali, non solo per privilegiati dell’informazione ma anche per i semianalfabeti digitali.

 

Le scuole fisiche (ri)flettono la città

Dare centralità alle scuole della città e dei villaggi, ai luoghi fisici oggi non curati o obsoleti, programmare la loro flessibilità distributiva, spaziale, interagendo con lo spazio aperto in modo che lo spazio partecipi dell’edificio scuola, diventando spazio urbano sempre aperto, sempre sicuro, sempre potenzialmente formativo per le persone e per le città. Demolire e non solo rappezzare. Riflettere la città significa guardare la città nei suoi specchi importanti e fondamentali, gli edifici e le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, per esempio. Riflettere come azione di restituzione dell’immagine e del pensiero.

 

Lo spazio aperto come sistema ambientale vitale

Disegnare con la massima cura e attenzione alle materie costruttive, tutti gli spazi aperti della città, perché lì si faranno più cose di quelle che si immaginano adesso, perché lì si collegano le motivazioni, anche rapide che portano le persone a allontanarsi con felicità dalle case. Progettare e Rigenerare tutti i cortili, i giardini, gli spazi intermedi di case, palazzi, condomini, perché sono un punto plausibile di contatto tra zone pubbliche e zone private. Sono spazi conosciuti e fidati ma non sono claustrofobici come i nostri appartamenti o miniappartamenti, sono decifrabili e non lasciano troppe incognite, sono controllabili ma sono aperti alle varianti della vita anche quella più prossima.

Dare senso alle terrazze condominiali sciupate dal sole con panorami mozzafiato e infilzate dalle antenne, dai serbatoi di raccolta delle acque, perché in questi giorni le abbiamo viste diventare palcoscenici per assoli di strumento, palestre familiari, campi di corsa, solarium, luoghi di passeggiate per uomini soli e fumatori incalliti. Immaginare una città e dei litorali più liberi, meno invasi da orpelli perché la strada e lo spazio libero dovranno assolvere a tanti nuovi compiti come l’accodamento, la dilatazione cordiale delle persone sullo spazio, la vendita e la sosta temporanea. Dare forma a tutti i corridoi ambientali e green per unire e penetrare la città con l’incredibile patrimonio verde dei colli e dei villaggi collinari.

 

Consolidare i beni comuni immateriali

Dare priorità al censimento e alla promozione dei Beni Comuni immateriali perché in questa occasione di spinta forzata alla rivoluzione digitale, abbiamo capito che la nuova frontiera fragile dei Beni Comuni è quella legata alle informazioni, alle piattaforme e alle infrastrutture digitali, per rendere accessibile a tutti e con le stesse possibilità e opportunità la scuola online, il lavoro online, la cultura online, il divertimento online, il disbrigo online di servizi alla cittadinanza, forse anche la nostra improvvisa e nuova “identità digitale”.

Accogliere e ripopolare

Le migrazioni al contrario di questi giorni, dalle metropoli e dalle aree del nord di studenti, lavoratori e altri individui dovrebbe essere viste come una opportunità per il nostro territorio, il nostro sistema universitario e per la nostra città di inventarsi un progetto accogliente che costruisca delle nuove chance, un progetto di ripopolamento giovanile, un progetto di opportunità formativa con una strategia a breve e medio termine per costruire nuova comunità dalle macerie.

 

Ho scritto 10 profezie forse neppure troppo originali, altre ne potrebbero arrivare sul ripensamento dei Tempi nello spazio della città o dello Spazio nei tempi della città.

Per non far dilagare il Virus Covid-19 siamo stati confinati e ci hanno detto “o la borsa o la vita” ma è pure difficile vivere a lungo in un luogo senza la borsa e senza la libertà di fare profezie. Comunità e non solo Immunità.

 

 

«Le profezie sono facili, sono sicure, sono un fatto di lucidità: soltanto che non si ha il coraggio di asserirle o di crederle»

Gio Ponti, “Amate l’Architettura”

 

 

 

 

 

 

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