MESSINA. Pur negli alti e bassi (e negli stop & go), la Messina Family card, misura di sostegno ai più bisognosi per consentire loro di fare la spesa senza gravare sulle finanze domestiche, è partita da una decina di giorni, e si è praticamente conclusa, con lo “stop” imposto dal sindaco Cateno De Luca sabato sera. Con quali fondi è finanziata? Ad oggi con fondi statali e regionali. E basta, almeno in questa prima fase.

I fondi statali, un milione e 600mila euro, sono arrivati nelle casse del Comune, immediatamente spendibili, con mandato di pagamento del 30 Marzo 2020: variazione di bilancio, di competenza e di cassa, sono stati approvati nella delibera di giunta comunale 173 del 31 marzo. I soldi della Regione invece, ammontano a quasi un milione e 400mila euro (il 30% della intera dotazione da 4,6 milioni) euro stanziati da Palermo con determina dirigenziale 304 del 04 aprile. Variazione di bilancio, per cassa e competenza, sono stati approvati nella delibera di giunta comunale 177 del 07 aprile.

E i fondi comunali? Serviranno per la “fase 2”, probabilmente: contributi per le emergenze abitative e per le utenze che si presenteranno, acquisto di dispositivi sanitari e supporto all’imprenditoria. Ma ancora non si sono materialmente visti. Il sindaco Cateno De Luca ha spiegato, ormai poco meno di un mese fa, che il comune di Messina avrebbe messo a disposizione 32 milioni di euro provenienti dalla rimodulazione del Pon metro, il piano operativo nazionale, finanziato a Messina con circa 86 milioni di euro nel 2016, per investimenti in quattro assi: agenda digitale, mobilità, servizi sociali, infrastrutture per i servizi sociali. Di questi, il comune di Messina potrà disporne dei 32 ai quali attingere per far fronte all’emergenza coronavirus perchè, in questi anni, questi fondi non sono stati spesi. Si tratta di risorse programmate ma non ancora utilizzate, o importi, non ancora impegnati, da riconvertire.

Ma non sono loro ad aver alimentato la Family Card: perchè materialmente non sono ancora stati “stanziati” dallo stessa amministrazione, che ha approntato le delibere (e le manovre di bilancio) per poterli sbloccare, inciandole anche al consiglio comunale. Praticamente, a permettere a poco più di ottomila famiglie di mettere il pane in tavola, sono lo Stato e la Regione, verso cui Cateno De Luca ha a più riprese avuto parole durissime, accusandoli in sostanza di aver elargito poco più che elemosine. Senza le quali, però, oggi non ci sarebbe la Family card.

Sarà riaperta? Non si sa, ma dovrebbe: dalla prima tranche sono rimaste fuori più o meno 2500 domande di chi già riceve un sussidio di qualsiasi tipo, e c’è ancora in ballo la questione dei portatori di handicap, il cui accompagnamento è stato dal Comune erroneamente calcolato come reddito ai fini dei conteggi sulle cifre di cui usufruire con la Family Card. Una circostanza che la Regione ha chiarito essere sbagliata, citando un parere del Consiglio di stato del 2016, che il Comune aveva ignorato.

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Nicolò
Nicolò
20 Aprile 2020 7:47

Alla fine i nodi vengono sempre al pettine…

Anonimo
Anonimo
20 Aprile 2020 11:22
Reply to  Nicolò

Però il popolino continuerà ad osannare colui che si prende tutti i meriti.

Nino
Nino
20 Aprile 2020 9:22

Bravo sindaco

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[…] Al Comune di Messina sono andati un milione e 395mila euro, con data mandato del 7 aprile, e accredito del 14 aprile. […]