MESSINA. Il 21 giugno è ancora lontano, ma da qualche settimana l’estate ha già fatto capolino in riva allo Stretto, con le spiagge che iniziano a riempirsi di bagnanti, soprattutto nei giorni festivi, e i primi lidi della litoranea che hanno aperto i battenti in previsione della bella  stagione. A fare da apripista, fra le tante attività ricreative della zona nord, è stato il Sunset di Mortelle, punto di riferimento per giovani e meno giovani che ogni domenica affollano la “terrazza esagonale” del locale per un “aperitivo” d’estate con vista sulla spiaggia e sul tramonto.

 

 

 

Una tradizione che, fra alti e bassi, si tramanda ormai da decenni e che affonda le sue radici nei lontani anni ’50, quando il Lido del Tirreno, assieme al limitrofo Lido di Mortelle, testimoniava la volontà di investire nel turismo balneare con la creazione di “una città per la spiaggia” citata dai giornali e dalle riviste di architettura dell’epoca come un esperimento d’avanguardia.

Progettato da Napoleone Cutrufelli (1909-1997) con la collaborazione dell’ingegnere Giovanni Gregorio, il lido si sviluppa su due livelli: la parte più bassa, parzialmente schermata, in comunicazione con la spiaggia, e la grande sala a pianta esagonale al piano superiore, adesso sede del Sunset e un tempo utilizzata come sala all’aperto del bar.

A fare da filo conduttore fra le due epoche, l’architettura “spensierata” della terrazza, accessibile dalla strada, che richiama al contempo l’archetipo della tenda,  con un effetto ottico di un trompe d’oil, e l’immagine di una giostra. Cambiano le mode, i costumi e la musica, ma non la vocazione vacanziera del Lido, testimoniata dai colori del soffitto: triangoli e trapezi gialli, verdi e blu scuro che sembrano evocare scherzosamente l’architettura e la bandiera brasiliana.

Al lido del Tirreno, e alla “città balneare” di Mortelle è dedicato il libro di Isabella Fera “L’architettura moderna va in vacanza”, pubblicato dalla casa editrice siracusana LetteraVentidue, da cui sono tratte le foto del pezzo. 

 

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