Tributi comunali, fra gli evasori c’erano anche Cateno De Luca e cinque assessori

Solo tre gli esponenti della Giunta in regola con i tributi comunali, gli altri hanno regolarizzato la loro posizione solo di recente, spiega lo stesso primo cittadino, che annuncia l'invio di oltre 10.000 accertamenti per Imu e Tasi: «Chi campa attraverso il palazzo municipale e non paga i tributi è un ladro»

 

MESSINA. Su otto assessori in Giunta, solo in tre erano in regola con i tributi comunali: il vicesindaco Salvatore Mondello, l’assessore Massimiliano Minutoli e la new entry Enzo Caruso. Gli altri hanno saldato il dovuto solo di recente. Compreso Cateno De Luca.

A comunicarlo è stato lo stesso primo cittadino, che nel corso di una seguitissima diretta Facebook, con migliaia di cittadini ansiosi di conoscere i nomi “blasonati” annunciati a più riprese dal sindaco, ha ammesso che a far parte della lunga schiera di messinesi evasori c’erano gran parte dei suoi uomini, in carica ormai da più di un anno, che hanno regolarizzato la loro posizione solo da poco: «Ne avevamo già parlato. Credete che avrei lanciato il progetto “u pisci feti da testa” senza ratificare prima la sistemazione della nostra posizione?», annuncia candidamente, prima del consueto e scomposto attacco alla stampa. «Da qui si dà l’esempio», afferma poi. 

«Neanche io ero a posto, perché mi risultavano gli ultimi 6 mesi del 2018 di Imu non pagati (1100 euro, ndr)», spiega il sindaco, mentre qualcun altro “aveva saltato qualche versamento o non ha pagato la Tari negli ultimi anni”. «In questi giorni tutti hanno versato e si sono regolarizzati. Tutti quanti abbiamo delle difficoltà, non pensate che qui navighiamo negli ori», prosegue nel filmato, incentrato proprio sull’altissima percentuale di evasione fiscale cittadina e sui passaggi propedeutici al recupero dei crediti dovuti.

«Entro il 31 ottobre saranno inviati oltre 10.000 accertamenti per Imu e Tasi», esordisce il sindaco, che divide gli evasori in due grandi categorie: quelli ufficiali, ovvero presenti nelle banche dati, e gli evasori fantasma, ovvero i contribuenti che non sono inseriti in nessuna banca dati del Comune. «La somma di questi due fenomeni causa un mancato introito annuo di circa 45 milioni di euro», spiega.

«Tra il 2013 ed il 2018 – prosegue De Luca, attorniato dai suoi assessori – la cifra evasa dagli utenti fantasma sfiora i 130 milioni di euro tra Imu (100 milioni), Tari (23 milioni) e la somma di altri tributi minori. Nello stesso arco temporale, gli evasori ufficiali, ovvero quelli presenti nella banca dati, hanno invece evaso un importo di 155 milioni di euro divisi in Tari, sanzioni della strada non riscosse, affitti dell’edilizia economico popolare e tributi minori».

Un meccanismo che ha comportato il blocco della spesa pubblica da parte del Comune a fronte di una evasione in costante aumento, con il risultato che i soldi versati dai contribuenti in regola con i pagamenti saranno comunque accantonati da parte del Comune in attesa che questo riesca a riscuotere le somme dovute dalla cittadinanza. Un corto circuito che continua a bloccare la città e che, “ad oggi ammonta già a 68 milioni di euro di soldi che noi abbiamo ma che non possiamo spendere”, specifica il sindaco.

Riguardo l’edilizia popolare, “il Comune di Messina vanta un credito sul proprio patrimonio immobiliare di 4 milioni di euro solo negli ultimi tre anni, ed è logico che l’importo è di molto superiore considerando il passato. 111, invece, sono i milioni di euro non riscossi da Amam fino al 2018”.

Poi De Luca, chiamando in causa la Musolino, tocca il tema dei dipendenti comunali, spiegando come proprio questo dovrebbero essere i primi in regola nei confronti del pagamento dei tributi, in linea con il progetto “U pisci feti da testa” : «Tra Comune e società partecipate, sono oltre 2000 i dipendenti pagati dalla città. Tra questi, la percentuale di evasori supera il 50% e per altre imposte il 60%. Per questi prevederemo delle sanzioni disciplinari e dei decreti ingiuntivi. Bisogna partire dal palazzo. Chi è che campa attraverso il palazzo municipale se non paga i tributi è ladro, non ha altra definizione».

Nessuno sconto sulle morosità Amam De Luca, con la richiesta del pagamento delle somme, dilazionate in 36 mesi, da parte dei condomini, all’interno dei quali ogni singolo inquilino dovrà poi rivalersi su chi non ha pagato le cifre spettanti, siano essi vicini di casa o amministratori che hanno truffato condomini e Comune. «Una volta pagati i tributi sarà possibile installare il contatore singolo per ogni abitazione».

 

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antonio anastasi
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antonio anastasi

DOMANDA:QUINDI IL CITTADINO IN REGOLA O CHE DEVE REGOLARIZZARSI DOVRA’ PAGARE ANCHE LA QUOTA DI CHI NON PAGA,E MI DICA,SE NON RIESCE IL COMUNE A FARSI PAGARE,COME PUO’ RIUSCIRCI IL CITTADINO COMUNE?installare il contatore singolo nella singola abitazione,dove vi è quello condominiale,ha un costo tra 1000/1500€,mica è GRATIS,e per i condomini che hanno autoclave c’è il residuo da aggiungere.

Messinese stanco
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Messinese stanco

Quindi un sindaco (prescritto) e la sua giunta (dopo aver fatto eleggere l’evasore Berlusconi in Europa), ammettono di essere evasori e passano per eroi? Ma siamo pazzi???