Quelle urla profetiche: “Mr. Trump! Mr. Trump! Peace, not war! Peace, not war!”

La mossa a sorpresa del presidente degli Stati uniti d'America condanneranno un popolo alla lotta per la sopravvivenza e potenzieranno oltremisura sentimenti di puro odio antioccidentale destinati a fermentare per i prossimi due secoli. E risuonano ancora le parole di Renato Accorinti al G7

 

Mi piacerebbe sapere dai tanti ometti che hanno irriso alle coraggiose parole di Renato Accorinti al G7 di Taormina (qui il video) cosa pensano adesso della turpe escalation messa in moto da questo biondoriccioluto cow boy che si crede una sorta di controllore generale del pianeta. Cosa pensano di una nuova, ennesima guerra che va ad arricchire tristemente i tanti conflitti che ormai da decenni costituiscono, a ben vedere, la terza guerra mondiale, non più palese e continuata come le prime due ma strisciante e ridotta a puntate come si conviene a una società dello spettacolo avvezza a trastullarsi con telenovelas e videogiochi.

Donald Trump, sostanzialmente un tychoon palazzinaro nostalgico dei fasti del KKK, ha mostrato in questi anni, a me pare, un potere uguale e contrario a quello posseduto da Re Mida, trasformando in sterco tutto ciò che ha toccato. In diverse occasioni infatti la megapotenza tecnologica, militare e mediatica messa in moto autonomamente o affidata al macellaio di turno (adesso Erdogan, in passato una schiera interminabile di tristi personaggi destinati alle fogne della storia) non è valsa a occultare la maleodorante fogna imperialistica a essa sottesa.

Questi americani – ormai dovremmo saperlo –  partono per cacciare un despota, portare democrazia a un popolo oppresso, ridare pace e stabilità a un angolo di mondo tra i più caldi del pianeta; ebbene, accade sempre poi che coi tiranni finiscano col patteggiare preferendo lasciare spazio alla brama dei petroldollari, dei mercanti di armi, ai sovranismi più abietti. E i popoli oppressi che per un istante si erano illusi sull’esportazione della democrazia si sono tutti, prima o poi, dovuti dolorosamente accorgere che Zio Sam li aveva abbandonati al tiranno di turno, tenendo in non cale (come è costume fin dai bei tempi del Vietnam) l’uccisione di migliaia di civili inermi e la piazza pulita di scuole, ospedali, musei, interi villaggi che si svuotano creando masse enormi di profughi.

Se la pistola, come sosteneva il buon vecchio Freud, è sempre un’estensione del pene, cos’altro è la guerra se non l’enorme estensione di un’impotenza esistenziale incapace di vivere nella gioia, di cogliere un qualunque legame di solidarietà con il resto dei propri simili? In realtà, se all’origine di tutto si fosse affidata a una persona di medio buon senso la stabilità dell’area mediorientale non si sarebbero forse raggiunte le faide tribali cui abbiamo assistito in questi drammatici decenni, né gli esodi biblici che impauriscono molte anime belle (ma ipocrite) né lo scandalo umanitario di un Occidente opulento che parla, s’interroga, si consulta, straparla, si indigna ma non agisce.

Non dimentichiamo che alla base di queste turpitudini risiede in larga misura la guerra insensata mossa agli inizi del terzo millennio, fuori di ogni legittimità internazionale, a un popolo di oppressi; guerra con la quale l’America ha innescato e potenziato oltremisura sentimenti di puro odio antioccidentale destinati a fermentare per i prossimi due secoli, creando inoltre un terribile precedente del quale, da ora in poi, terranno debito conto tutti i prepotenti della terra allorquando verrà loro vaghezza di papparsi un debole di turno, nella migliore tradizione della dialettica lupo-agnello narrataci da Esopo.

Di tutto ciò, di tale terribile logica della guerra quale “sola igiene del mondo” (copyright di un cialtrone di nome Marinetti), stanno facendo le spese i Curdi, un popolo nobile privo di unità nazionale al quale, contrariamente a quanto è accaduto per il popolo ebraico, mai nessuna nazione tra quelle cosiddette civili si è mai data pensiero per trovargli una patria. Al pari degli Armeni, i Curdi sono stati ritenuti meritevoli solo di purghe e di pulizie etniche, sempre perpetrate sotto gli occhi distratti dell’Occidente.

Sono ormai in pochi, e Papa Francesco oggi è l’unico a rappresentarli, rimasti a pensare che sulla possibilità di incontro pacifico tra le culture e le religioni si giocherà il futuro dei prossimi secoli nel nostro pianeta.

Per tutti gli altri, purtroppo, è divenuta più congeniale la filosofia consegnataci da un aforisma di Altan: “Siamo sull’orlo dell’abisso. L’importante è scegliere su chi cadere”.

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SiracusanoSerell Recent comment authors
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Serell
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Bravo condivido le sue amare considerazioni

Siracusano
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Gli STATI UNITI NON SONO LE SENTINELLE DEL MONDO.L’ONU COSA FA. È SOLO UNO STIPENDIFICIO
E CHE STIPENDI.