Giampilieri, dieci anni dopo. Ecco come si è rialzata (e trasformata) la comunità segnata per sempre

Le foto del paese che è caduto e si è rialzato: com'era all'indomani della tragedia e com'è oggi, dopo un decennio in cui non è stato individuato nessun responsabile per i 37 morti, e dopo 227 milioni di lavori che la Corte dei Conti ha giudicato aver raggiunto "con efficacia ed efficienza gran parte degli obiettivi fissati"

 

Di Alessio Caspanello e Marino Rinaldi

 

MESSINA. È stata la più grande tragedia mai subita da Messina dal terremoto del 1908 e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Questo già farebbe dell’alluvione del primo ottobre 2009, tra Giampilieri e Scaletta, una ferita ancora aperta e mai rimarginata nella carne della città. Ma Giampilieri è molto di più.

È una “tragedia annunciata”, frase spesso abusata, ma che mai come in questo caso è vera. Perché che prima o poi a Giampilieri sarebbe successa una catastrofe, che quella montagna si sarebbe sbriciolata, precipitando sul paese, si sapeva da almeno due anni: dal 2007, dalla prima alluvione, dalla prima frana, dalle prime avvisaglie dell’apocalisse che sarebbe successa nella notte tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 2009.

È una strage senza colpevoli: il processo che si è trascinato per dieci anni per stabilire di chi fossero le responsabilità, si è concluso a marzo con la Corte di cassazione che rende definitiva la sentenza di assoluzione per i sindaci di Messina e Scaletta Giuseppe Buzzanca e Mario Briguglio, per tecnici e dirigenti della Protezione civile regionale, e nega le richieste di risarcimento.

È, strano ma vero, un esempio di ricostruzione efficace ed efficiente, nei tempi previsti e senza aver sprecato un centesimo. Lo ha certificato la Corte dei conti, che nel “rendiconto della contabilità speciale istituita per l’emergenza” di Messina spiega come sono stati impiegati i 227 milioni di euro delle varie ordinanze speciali dal 2009 al 2016, e ne conclude che “hanno alleviato significativamente i disagi delle popolazioni colpite e portato a termine numerose opere”. Anche se in paese c’è chi storce il muso, e lamenta disagi su disagi.

Ma è anche, e soprattutto, una comunità che è riuscita a rialzarsi, che ha rifiutato di arrendersi, e oggi guarda a quella montagna che incombe, ancora pericolosa, e alle case inagibili da quella terrificante notte, che hanno ancora dentro quel fango che ormai si è solidificato, come una cicatrice che non andrà mai via.

 

 

Via Vallone, oggi ribattezzata via Primo Ottobre

 

L’ingresso del paese di Giampilieri

 

Via Vallone, oggi ribattezzata via Primo Ottobre

 

Piazza Pozzo, oggi piazza Vittime dell’alluvione

 

Via Michelangelo Rizzo

 

Il ponte sul torrente e la scuola intitolata a Simone Neri

 

La stazione di Giampilieri

 

Strada provinciale 33

 

La strada Statale 114

 

 

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