La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al… Ferragosto

Sì, sì, lo so: la scorsa settimana vi ho abbandonati ma sono stati giorni impegnativi, perché le ferie vanno godute per bene, e in fondo anche se in vacanza stavo lavorando per voi. In nove giorni sono stato a una cosa come quaranta concerti, grandi e piccoli, alcuni stupendi e altri meno, ma sta tutto nella logica delle cose. Ne troverete chiara traccia anche oggi all’interno di una playlist speciale di Lettera emme, a forti tinte di festival, ideata per sopravvivere al ferragosto e a tutto ciò che ne consegue, ma che specialmente oggi ci serve per ribadire una cosa: di musica in questo paese forse non si vive, ma senza quella sicuramente l’esistenza terrena avrebbe molto meno significato.

Whispering Sons – Wall

Sentite caldo e io vi rinfresco: all’Yspigrock i Whispering Sons hanno fatto calare la temperatura percepita di otto gradi centigradi. Un suono glaciale che fa da contraltare a un impatto dal vivo incandescente per la band belga capitanata da Fenne Kuppens, ragazza dall’innegabile carisma che ha stregato tutti nella serata degli Spiritualized. Shoegaze e post punk a tratti scolastici, un gruppo che non scriverà la storia del genere ma che questa roba la fa maledettamente bene, la sa proporre sul disco e la sa riportare clamorosamente bene dal vivo. Ci ascoltiamo oggi Wall, brano che chiude l’EP Endless party che ha causato cori da stadio durante la loro esibizione a Castelbuono.

GIUNGLA – In my head

In un periodo in cui tanti si riempiono la bocca di locuzioni come gender equality tanto per dare un’apparenza di progressismo, Ypsi ha avuto l’innegabile pregio di avere come sempre puntato sulla musica in modo analitico, scegliendo artisti pronti per i quattro, diversi palchi del festival. Non credo che una come GIUNGLA fosse là per mere “quote rosa” ma semplicemente perché SPACCA TUTTO e ve lo scrivo in caps perché signori miei, GIUNGLA dal vivo è paurosa. Nella chiesetta senza aria condizionata non si risparmia e si conferma uno dei nomi più lucenti nel panorama elettronico italiano, che tra lei, BIRTHH e L.I.M., giusto per fare qualche nome, fa sperare veramente benissimo.

La Rappresentante Di Lista – Questo corpo

Non è il mio gruppo preferito, ma senza dubbio live sono una bella botta: Veronica e Dario, il nucleo principale de La rappresentante di lista, con Go go diva hanno lanciato un messaggio fortissimo e quindi è giusto riprenderlo a prescindere dal gusto personale per dar merito all’impegno speso finora e che entrambi continueranno a spendere nel sociale. Non sempre è questione di cisgender, lgbt e altra terminologia di cui non tutti conoscono (conosciamo, via) ancora bene il significato: l’ingrediente base per un vivere sano comune è la voglia, il desiderio di non avere pregiudizi, e solo da lì si può partire per costruire un mondo migliore. Go go diva lavora tanto, e bene, in quel senso, per cui oggi ci serve davvero tanto.

Massimo Volume – Le nostre ore contate

Aggrappati a un’immagine condannata a descriverci, nonostante i tempi dei Massimo Volume siano diversi da quelli di gran parte della musica italiana. Una classe innata e una resa dal vivo incredibile, come confermato domenica 4 a Platania al Color Fest. Una band che ha contribuito a scrivere la storia nel nostro paese, che non si è mai piegata a logiche di mercato né tantomeno, figurarsi, alle mode. Schiena dritta e carisma quasi innaturale, Clementi canta come se fosse in un Angelus da dentro piazza San Pietro, senza elevarsi su alcun pulpito ma stando in mezzo a noi, mescolandosi nelle vite di chi canta, nelle cattive abitudini, con una consapevolezza importante: “io non ti cerco, io non ti aspetto… ma non ti dimentico”.

Lucio Battisti – Amarsi un po’

“Ma quanti ostacoli e sofferenze, e poi sconforti e lacrime per diventare noi, veramente noi, uniti, indivisibili, vicini ma irraggiungibili”. Il set di David August si è chiuso con uno dei brani probabilmente più significa di Lucio Battisti. Una canzone da ascoltare in questo periodo storico che per il nostro paese non è per nulla positivo, perché non è questioni di partiti ma di politica nel suo senso più puro, di linguaggio e cultura, di vivere sociale, di stare insieme in società, di comprensione ed empatia, alterità e accettazione del diverso (ma diverso da chi?). Bisogna tenere duro, ha provato a insegnarcelo August nel suo set elegantissimo, chiuso così e con una frase ben impressa nello schermo dietro di lui: “La verità si trova al di là, ma è sempre presente”. Resistere (e combattere) è un dovere.

Encore:
The National – Vanderlyle Crybaby Geeks

Non so se abbiate mai provato esperienze ultrasensoriali, momenti in cui corpo e mente quasi si scindono tra loro e voi vagate chissà dove con il cuore fermo e le lacrime che non si smuovono per evitare anche solo di disturbarvi, mentre tutti attorno a voi, tanti come voi, provano lo stesso. Non so se siate mai stati circondati da una nuvola di amore insensato, a tratti forse immeritato, che fuoriesce da persone che non avete in grandissima parte mai incontrato e che non incontrerete mai più, ma per qualche interminabile minuto diventano un tutt’uno con voi, con quelli sul palco, con la gente in transenna, con quelli che riempiono tutta la piazza. Vi posso dire una cosa: io questa esperienza l’ho provata, ed è successo venerdì 9 agosto 2019, era l’1.15 circa e Matt Berninger era appena uscito per il secondo bis, completamente in acustico, per regalare a migliaia di persone uno di quei motivi per cui valga la pena stare al mondo. Unica soluzione: piangere per sempre.

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