Da Messina a Cannes, la storia di Nicola Calì, il Totò Riina del Traditore

L'attore messinese ha vestito i panni del boss di Cosa Nostra nel film campione di incassi di Marco Bellocchio. Un viaggio dagli esordi al debutto sul grande schermo al fianco di Pierfrancesco Favino

MESSINA. È per la quarta settimana consecutiva il film italiano di maggior successo nelle sale cinematografiche con quasi 3 milioni di euro di incassi. In seguito all’anteprima al Festival di Cannes è stato subito acquistato dalla Sony Pictures Classics per la distribuzione nei cinema nordamericani. È candidato ai Nastri d’Argento in undici diverse categorie. E Nicola Calì, attore messinese, ne è stato tra i protagonisti.

Il Traditore” di Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino nei panni del pentito di Mafia Tommaso Buscetta, si caratterizza per una narrazione sempre coerente – e mai esaltata – con la cronaca degli anni caldi di Cosa Nostra in Sicilia. Un racconto in cui si narra la vita di un pentito, a tratti romantico, in fuga tra Italia, Brasile e Stati Uniti.

Una narrazione in cui rientra a pieno titolo, anche perché coincidente col periodo del suo arresto, Totò Riina, nel film interpretato dall’attore messinese Nicola Calì, protagonista di una delle scene più intense della pellicola nel dibattimento con Buscetta.

Calì, messinese classe ’71, nasce come speaker radiofonico in Radio Messina Quartiere e arriva al cinema dopo anni di teatro: “Ho debuttato al teatro appena maggiorenne, un po’ per sbaglio ed un po’ per gioco. Tutto nacque da un pomeriggio di riprese con degli amici di infanzia, all’interno di una parrocchia. E proprio in quel momento ho capito che non mi sarei mai più potuto separare dal palcoscenico”, racconta l’attore.

La svolta per Calì arriva con il maestro Beppe Randazzo, dal quale apprende le tecniche di recitazione ed improvvisazione che gli serviranno per mettere in scena lo spettacolo “Malacarne” ispirato dal romanzo di Giosuè Calaciura, preceduto da 28 rappresentazioni teatrali nel ruolo di regista in cui ha diretto attori come Anna Galiena, il compianto amico Luigi Maria Burruano e Enrico Guarneri, in arte Litterio.

Quella di Bellocchio, in realtà, non è la prima volta in cui Calì ha vestito i panni di un mafioso: “Nel ’92 ho interpretato al teatro il bandito Capurro, un personaggio che mi è servito per prepararmi al meglio per Riina. Una preparazione che è durata tanto tempo ma una chiamata, al terzo provino ed insieme ad alcune centinaia di persone, che è comunque stata per me tanto sorprendente quanto ricca di felicità. Nel provino finale, a Roma davanti a Bellocchio, mi dissero di presentarmi vestito da Riina per recitare la famosa scena dell’interrogatorio con Buscetta, che io avevo nel frattempo visto e rivisto studiando la versione originale. Ed è stata una corsa contro il tempo anche per trovare gli abiti adatti da mafioso. Ma alla fine del provino Bellocchio mi ha subito detto di essere andato molto bene nonostante ci fossero altri attori bravissimi insieme a me”.

Un arrivo sul grande schermo ormai non più giovanissimo per Calì, che ricorda come qualche anno prima stava per trovare una sua definitiva consacrazione nel mondo del teatro: “Nel 2012 stavo lavorando in giro per l’Italia con spettacoli da me diretti ed interpretati, e tutto stava andando molto bene, ma proprio in quell’anno abbiamo scoperto con mio fratello la malattia terminale di mia mamma. Poco tempo dopo, quando mia madre era ancora in vita, a causa dello stress sono stato colpito da un principio di ictus cerebrale che ha sicuramente segnato quegli anni”.

Da un evento tragico al Festival di Cannes, in cui Calì ha avuto la possibilità di salire sul tappeto rosso insieme agli altri protagonisti de “Il Traditore”: “A Cannes non sarei dovuto neppure esserci. Sono arrivato lì in modo rocambolesco qualche secondo prima che il mio gruppo fosse in procinto di sfilare sul red carpet quando sono stato fermato da una addetta alla sicurezza che non voleva farmi passare. È grazie a Simone Gattoni, produttore esecutivo del film, che ho ricevuto l’ok per passare insieme a loro. E vivere una delle sensazioni più belle che un attore possa provare”.

Per il futuro, invece, il Totò Riina scelto da Bellocchio vorrebbe continuare a lavorare nel mondo del cinema senza rinunciare ai suoi laboratori di recitazione (il prossimo si terrà il 27/28 giugno presso lo Studio Danza Metropol di Messina): “Parteciperò il prossimo 29 giugno ai Nastri d’Argento di Taormina per salutare tutto il cast del film. Poi ho in programma di portare avanti “Malacarne”, sperando di trovare i fondi per proporlo anche sul grande schermo”.

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