MessinaServizi bene Comune, la Corte dei conti ha deciso: va privatizzata

Una delibera dei magistrati contabili del 21 dicembre scioglie il nodo, e "impone all'amministrazione di dismettere la veste di imprenditore pubblico di procedere all'esternalizzazione del servizio" di raccolta dei rifiuti. Quali saranno le conseguenze della pronuncia

 

MESSINA. “In definitiva, il fallimento dell’intervento pubblico è sanzionato con l’obbligo di ricorrere al mercato“. Con queste quindici parole, la Corte dei  conti mette la definitiva parola “fine” al servizio pubblico di raccolta dei rifiuti a Messina oggi esercitato da MessinaServizi: la prossima società dovrà fare ricorso al mercato.

E’ il contenuto della delibera del 21 dicembre 2018 a firma del magistrato contabile Luciana Savagnone e del relatore Giuseppe Di Pietro, in risposta ad un preciso quesito chiesto dal sindaco Cateno De Luca all’indomani della dichiarazione di fallimento di Messinambiente, per sapere se e in quale misura si applicasse il decreto Madia, che impedisce partecipazioni pubbliche in società che si occupino dello stesso settore della partecipata che ha dichiarato fallimento: il caso di scuola di Messinambiente che è stata rimpiazzata, in piena continuità aziendale e nei fatti, da MessinaServizi bene Comune.

Sulla questione si era già espressa il segretario generale Rossana Carrubba, sostenendo (così come poi la Corte dei conti ha confermato) che la legge Madia andasse applicata al caso di MessinaServizi: tesi contrastata dalla Fit Cisl, che invece riteneva il contrario e sosteneva che la società non andasse messa in liquidazione. Il 21 dicembre, i magistrati contabili hanno sciolto definitivamente il nodo.

La delibera “… Impone all’amministrazione di dismettere la veste di imprenditore pubblico di procedere all’esternalizzazione del servizio, in conseguenza dell’insuccesso della formula societaria quale mondo organizzatorio di intervento diretto, comprovato dalla dichiarazione dello stato di insolvenza del soggetto partecipato”, si legge nella pronuncia. Non solo.

L’amministrazione pubblica non potrà più assumere almeno per cinque anni l’organizzazione e la gestione del servizio attraverso la partecipazione a una società cosiddetta in house ossia suscettibile di un controllo analogo a quello svolto nei confronti dei propri organi interni. Dovrà pertanto ricorrere al mercato avendo cura di esercitare gli imprescindibili istanze di governance, ossia di coltivare gli interventi pubblici sottesi al servizio esterno esternalizzato, attraverso l’esercizio del controllo cosiddetto contrattuale sull’attività affidata, e sul servizio erogato dal soggetto esterno affidatario”.

Via libera, quindi, alla privatizzazione del servizio.

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