Servizi sociali, Caroniti e Limosani fanno a pezzi Messina Social City: “Aperta violazione di un elenco di norme”

"Unico obiettivo che sembra volere raggiungere questa riforma è la stabilizzazione dei lavoratori": così i due docenti universitari distruggono pezzo per pezzo la "rivoluzione" dell'Amministrazione di Cateno De Luca votata dal consiglio comunale. "Non si tratta affatto di una riduzione dei costi".

 

MESSINA. “Questa amministrazione, pur nella consapevolezza di dover razionalizzare la spesa, punta ad una vera e propria rivoluzione nei servizi sociali…”. Così recita la premessa allo studio tecnico finanziario a supporto della “internalizzazione” dei servizi sociali”. Inizia così la nota con cui l’ex Assessore della Giunta di Giuseppe Buzzanca Dario Caroniti, insieme al docente universitario Michele Limosani, fa a pezzi le scelte politiche dell’amministrazione De Luca in merito ai servizi sociali, e la costituzione della nuova partecipata che dovrebbe occuparsene.

“La rivoluzione annunciata consiste essenzialmente nella gestione diretta dei servizi pubblici tramite l’istituzione dell’Agenzia Messina Social city. Non si tratta soltanto di ritornare al vecchio modello dell’Istituzione Sociale; la scelta appare oggi quella di statalizzare l’intero comparto dell’assistenza. – continua la nota – Le ragioni di questa decisione sono, in estrema sintesi, riconducibili a tre differenti ordini di motivazioni:

“La costituenda società si giustificherebbe 1) per “un enorme beneficio sia in termini economici – avendo riguardo al costo del lavoro- che di legalità”; 2) perché il modello di erogazione dei servizi, con il ricorso agli affidamenti privati, si sarebbe dimostrato “inefficiente” al contrario di quanto sarebbe possibile invece assicurare con un agenzia interamente in mano pubblica; 3) perché questo modello sarebbe “in grado di assicurare l’innovazione sociale”.

Una posizione nettamente contraria nei confronti degli esiti a cui porterebbe, secondo Caroniti e Limosani, la riorganizzazione dei servizi sociali voluta dalle delibere del “Salva Messina”. “Sorvolando sulla fattibilità giuridica di questa opzione, in aperta violazione di un vero e proprio elenco di norme che regolano l’erogazione dei servizi da parte degli enti locali, soffermiamoci invece sulle intenzioni della delibera. – prosegue la nota – Se il problema fosse, come affermato dall’amministrazione, riaffermare la “legalità”, ci si aspetterebbe di trovare citati anche i relativi procedimenti giudiziari aperti che abbiano coinvolto operatori del settore. In assenza di essi, l’affermazione appare priva di fondamento quando non calunniosa. D’altra parte, risulterebbe incomprensibile come si voglia evitare corruzione e illegalità affidandosi totalmente alla gestione pubblica, considerato il vero e proprio dilagare di fenomeni di corruzione che hanno indotto alla nascita di una specifica authority nazionale, l’ANAC, per contrastare il fenomeno corruttivo”.

“Sulla inefficienza dell’attuale sistema, invece, le critiche sono del tutto condivisibili, il problema sta però nelle soluzioni proposte. È davvero difficile se non impossibile trovare una azienda pubblica che sia modello di efficienza e fonte di innovazione. Per quale astratto o nascosto motivo la Messina Social City dovrebbe fare eccezione? In realtà, l’unico obiettivo che sembra volere raggiungere questa riforma è la stabilizzazione dei lavoratori del settore, a conferma e non in contrasto a quella mala politica che ha di fatto confuso gli assistenti con gli assistiti, che ha considerato utente dei servizi sociali non il bisognoso, ma chi presta il proprio lavoro”.

Nessuna riduzione dei costi, quella prospettata dal decreto,  sostengono i due docenti, ma nuove spese che il Comune dovrà sostenere per prendere in carico il terzo settore. “Quanti sostengono poi l’economicità della riforma, dovrebbero spiegare con quali risorse la nuova agenzia si doterà di unità di personale che sostituiranno il lavoro svolto attualmente dalla governance delle cooperative e, come soprattutto, faranno fronte alle sostituzioni degli operatori assenti per ferie o malattia, se non con un aggravio di costi. – si legge ancora nella nota – Senza considerare che una presunta economia la si ottiene in delibera spostando l’acquisto dei mezzi necessari per i servizi sulle risorse del Pon Metro, ma non si tratta affatto di una riduzione dei costi. Il presunto risparmio, inoltre, come si rileva dai prospetti finanziari allegati alla delibera di Giunta, sarebbe dovuto ad un diverso calcolo del costo del lavoro, costo peraltro stabilito dalla legge. Non si capisce allora, se fosse così facile, perché non si sarebbe potuto prevedere questo nuovo costo nei bandi di appalto o nei contratti di affidamento dei servizi al terzo settore. Non sembra questa una valida ragione per statalizzare i servizi.

“Per riorganizzazione i servizi sociali si sarebbe dovuto invece fare riferimento ai valori e principi a cui ispirare il disegno dei modelli organizzativi, basandosi sul principio di sussidiarietà che è il vero il motore dell’azione normativa della legge 328/2000, la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Sussidiarietà che a livello locale si declina attraverso il coinvolgimento dei privati nell’erogazione dei servizi, “promuovendo azioni per favorire il ricorso a forme di aggiudicazione o negoziali o forme di accreditamento che consentano ai soggetti operanti nel Terzo Settore la piena espressione della propria progettualità”.

“Rimane quindi senza risposta la domanda, perché si è voluta centralizzare la gestione dei servizi sociali? – concludono Caroniti Limosani  – Una cosa è certa; data la fretta di approvare il Salva Messina non abbiamo assistito ad un dibattito serio e approfondito nel Consiglio comunale su questi temi. Consiglio che ha la responsabilità di aver cancellato, con un colpo di delibera, un patrimonio di esperienza e di professionalità e precluso definitivamente la partecipazione del terzo settore, così come avviene nelle regioni più efficienti del paese, nella gestione dei servizi sociali senza, a quanto pare, una valida ragione. Il tutto, per di più, in totale difformità col programma delle liste nelle quali i consiglieri comunali erano stati eletti”.

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