Messina, la città delle opere pubbliche eterne (e incomplete)

Una media di vent'anni tra progettazione, realizzazione e consegna delle otto principali infrastrutture degli ultimi quaranta anni. Dagli svincoli, ai 35 anni di attesa per il Palacultura, alla via Don Blasco, progettata nel 1988 e mai nemmeno partita: il grafico con la timeline e le foto. Che raccontano il disastro visto dall'alto

 

MESSINA. La media delle grandi opere pubbliche a Messina? Più che disastrosa:  catastrofica. Venti anni, a spanne: vent’anni dalla progettazione alla consegna, spesso mai avvenuta, o peggio a lavori mai iniziati ad oltre vent’anni dal primo calcolo e dal primo disegno al tecnigrafo. Da nord a sud, dai palazzi ai moli, dal mare a quaranta metri d’altezza, ecco le otto più importanti (ed emblematiche) opere infrastrutturali di Messina, la storia e quanto tempo c’è voluto per vederle completate. Nel migliore dei casi.

 

ll tram è arrivato nel 2003, dopo un quinquennio di lavori a singhiozzo e polemiche a non finire: conferenza dei servizi nel 1996, finanziamento europeo, appalto a luglio del 1998 lanciato dallʼallora neosindaco Turi Leonardi, consegna a gennaio del 2001. La scadenza, ovviamente, non fu rispettata. L’opera, comunque, fu inaugurata nel 2003, con un netto vantaggio sulla media delle opere pubbliche.

Lʼapprodo di Tremestieri è stato al centro della campagna elettorale di fine 2005, conteso comʼera tra due diversi governi, quello di Silvio Berlusconi sotto il quale era iniziato e quello di Romano Prodi (entrato in carica nella primavera del 2006) durante il quale era stato ultimato. Si inizia a parlarne nel 2001, con la dichiarazione dello stato d’emergenza, entra in funzione nel 2007. Da subito ha mostrato grossissimi problemi: venti e mareggiate lo tengono chiuso quasi per un terzo dell’anno, e difetti di progettazione fanno sì che si insabbi numerose volte ogni anno, con i conseguenti costi di drenaggio e dragaggio. Per questo, si è proceduto ad un nuovo appalto, per ovviare alle magagne del primo progetto e ampliarlo: oltre 65 milioni di appalto, assegnato lo scorso anno, ma ancora non partito a causa di ritardi negli espropri delle zone di cantiere.

Gli svincoli sono stati negli anni una vera e propria tela di Penelope: avrebbero dovuto liberare Messina dalla schiavitú del traffico sin dal 1997, su progetto di Beppe Rodriquez, e dopo un lungo tira e molla, fatto di lavori iniziati e mai finiti, imprese fallite, subentrate e rinunciatarie, con un nutrito corollario di cause e perizie di variante per ovviare alle magagne in corso d’opera, finalmente una prima parte (due rampe su quattro) è stata inaugurata del 2013, un’altra (una terza rampa) nel 2017, per l’ultimazione si attende il completamento dei lavori di consolidamento e ristrutturazione del viadotto sul quale si poggiano (lavori che sono iniziati nel 2016, sarebbero dovuti terminare nel 2017, e nel 2018 sono ancora in corso, e ben lontani dalla conclusione).

2002

 

2014

 

2017

 

 

Per il Palacultura, dal progetto alla consegna dei locali, sono trascorsi 35 anni. La storia inizia nel 1975 con la vittoria del progetto degli architetti Gaspare De Fiore, Fabio Basile, Mario Manganaro e dell’ingegnere Aldo D’Amore nel concorso nazionale per la progettazione di un Centro di Cultura Polifunzionale. I lavori si interrompono a più riprese, una prima volta nel 1982, per il ritrovamento di reperti archeologici durante gli scavi per le fondamenta, poi definitivamente nel 1985. Una nuova gara dʼappalto si svolge nel maggio 1995. La vince il Raggruppamento capeggiato dalla DʼAndrea Costruzioni. I lavori partono male, proseguono peggio e nell’ottobre del 1998 la giunta di Franco Providenti revoca l’appalto. Quattro anni dopo, il 16 settembre 2002, lʼindizione dellʼultima gara: i lavori sono assegnati nel settembre 2004 al Consorzio Infrastrutture S.C.R.L. di Catania. Il palacultura è stato inaugurato a febbraio del 2010.

2002

 

2006

 

2007

 

2010

 

La Via Don Blasco, fondamentale arteria viabile che consentirebbe di liberare parzialmente il centro città dai Tir, si attende da trent’anni: l’inizio del progetto risale al 1988, una prima consegna nel 2008 all’allora prefetto Francesco Alecci, poi nel 2009 al sindaco Giuseppe Buzzanca,  un accordo tra Regione, Sistemi Urbani e Rfi firmato a giugno del 2013, la gara bandita dall’Urega nel 2016, quando nel frattempo era subentrata la nuova normativa che imponeva non solo il massimo ribasso ma una proposta migliorativa. Dopo l’aggiudicazione di ottobre 2017 (col 17% di ribasso sui 27 milioni di euro di finanziamento), sono sorti problemi con la valutazione d’incidenza, e l’opera non è ancora partita.

Per lo stadio San Filippo, si è sbaraccato un intero quartiere-baraccopoli in una notte sola, alla luce dei gruppi elettrogeni, la notte stessa in cui gli americani bombardarono per la prima volta Baghdad e Bassora, in Iraq. Era il 15 gennaio del 1991, il primo pallone al San Filippo lo avrebbero calciato i giocatori di Messina e Juventus tredici anni e mezzo dopo. Alla sua costruzione si sono alternate una dozzina di imprese, dallʼAstaldi alla Di Penta, dalla Versaci di Rocca di Caprileone alla messinese Demoter passando per la catanesi Proter e Costanzo. Quando pioveva, le tribune del san Filippo diventavano laghetti. Nel 2012 è crollato il muro di cinta della strada esterna allo stadio: il progetto di ricostruzione è stato affidato all’ingegnere che aveva lo aveva progettato: Beppe Rodriguez.

2002

 

2005

 

Quella di via La Farina è l’ennesima location ipotizzata nel corso degli ultimi decenni per il secondo Palazzo di giustizia, dopo quelle del Tirone (1987), della Casa dello Studente, dell’ex ospedale Margherita e delle aree militari dismesse della Caserma Zuccarello. Senza considerare la gara per l’acquisto di un immobile, bandita nel 2009 dall’amministrazione di Giuseppe Buzzanca, alla quale parteciparono la Gmc, la Neptunia (Gruppo Franza) e la Curia Arcivescovile, che sfociò con un ricorso al Tar e in un nulla di fatto. L’ultima svolta (anzi, la penultima) avviene poi nel 2014, quando il Comune di Messina propone la realizzazione di una sede presso il compendio di proprietà statale denominato ex ospedale militare di viale Europa, all’interno della caserma “Giuseppe Scagliosi” (35.000 metri quadri), nella quale allocare tutti gli uffici giudiziari, con relativo trasferimento del Dipartimento Militare di Medicina Legale nell’ex Polo logistico della Marina Militare di via Uberto Bonino. Il costo? Diciassette milioni per entrambe le strutture, di cui 4 per il polo logistico. L’amministrazione di Cateno De Luca, invece, ha di nuovo cancellato tutto: si farà (forse) nel parcheggio “fosso” di via La Farina

 

Non troppo fortunato anche il parcheggio a silos di piazza Cavallotti risale invece agli anni ʻ80, sindacatura di Mario Bonsignore. Avrebbe dovuto risolvere i problemi di parcheggio, ed ha occupato una piazza intera. Dopo averlo tirato su  si è scoperto che le rampe erano troppo strette per qualsiasi auto che non fosse poco più di unʼutilitaria. Sono state riprogettate ed allargate, sempre da Beppe Rodriquez: colui che le aveva progettate troppo strette.

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