Cinque volti di piazza Cairoli (e del viale San Martino) nel corso del tempo

Dal razionalismo di fine ottocento al "palo della luce" degli anni '70, dal tram di inizio secolo a quello del 2000, ecco come "il salotto buono" della città ha cambiato faccia durante un secolo. E come è mutata di conseguenza Messina. E la messinesità

 

Le città visibili nel corso del tempo cambiano organi, sistema venoso, arterie o a volte solo i vestiti e il trucco. Quando le grandi arterie stradali si incrociano con le diverse rotazioni geometriche dei tracciati urbani lì in quelle zone incerte si generano ciclicamente i cambiamenti di progetto. Le auto private aumentano, i trasporti pubblici cambiano natura, gli usi della città si modificano, ecco che allora per piccole o grandi modifiche cambia pure la forma fisica delle strade, delle piazze e degli incroci. Viale san Martino e Piazza Cairoli fino alla via Tommaso Cannizzaro incerte e inquiete sono tra quelle aree in continuo lento cambiamento. Ecco i cinque cambiamenti più significativi

 

Dall’ottocento al novecento

 

Il piano di ampliamento di Messina del 1869 di Spadaro-Morabello-Benincasa, tracciava verso sud nella zona pianeggiante degli orti, il piano della nuova scacchiera, definendo il grande slargo di piazza Cairoli e il vialone ottocentesco che univa porto e città nuova.

La città ottocentesca razionale e spaziosa, dotata di alberature e passeggiate solcate dalle rotaie del tram e connessa con la ferrovia la stazione e la linea di costa, per realizzarsi avrà bisogno di arrivare fino ai primi anni del ‘900, si interromperà con il terremoto del 1908 e proseguirà con quello stesso schema nella ricostruzione.  Dopo il terremoto la forma della piazza Cairoli dotata di aiuole, alberi, giardini e vasche intrepreterà ancora più enfaticamente la tipologia della piazza giardino facendo da cerniera centrale tra la scacchiera urbana iniziata del piano ottocentesco e la scacchiera nuova del piano Borzì sovrapposta alla antica Messina.

Il vialone San Martino dal mare fino a villa Dante e la linea del Tram su rotaia saranno segnati dal doppio filare di alberi alla maniera dei boulevards europei, la grande dimensione della sezione stradale sarà disegnata dal selciato in pietra lavica. Nelle foto d’epoca la strada libera appare ancora come vuoto metafisico in attesa dell’incombente futuro del traffico veicolare. Per tutti gli anni ‘20 e ‘30 le prove di modernità della città combaceranno con la ricostruzione totale del dopo sisma, le spinte del novecento prima giolittiano e poi quelle dell’era della macchina con le estetiche e le politiche del sopraggiunto regime fascista. L’obelisco mussoliniano sarà fino al 1943 a piazza Cairoli. Lì segnerà non solo un punto simbolico di affermazione e propaganda del regime ma si poserà in quel punto sempre indeciso tra la direzione di via Garibaldi e il cambio di direzione del Viale con la dilatazione del rettangolo della piazza. L’obelisco opera di un giovane Giuseppe Samonà, sarà pluri bombardato durante la guerra, accerchiato dagli alleati cascherà giù per decisione dei vincitori. Sul viale si chiuderanno le voragini delle bombe e si varierà il dettaglio dell’arredo urbano.

 

 

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