Il comizio di Cateno De Luca, minuto per minuto

"Sciopero generale della città contro le lobby che vogliono tenerla sotto scacco": questo il tema della manifestazione in cui il sindaco parlerà delle sue dimissioni (di nuovo), del dissesto e del futuro della città. E dei nemici che tramano

 

 

21.42. Tornano le dimissioni. Ipotizzate, eventuali, future, “se il consiglio comunale…”. Al consiglio comunque tributa il fatto che non si fa condizionare dalle lobby. Molti applausi. Brevissimo saluto, poi Cateno De Luca termina il comizio sulle note di “Meraviglioso“, celebre canzone dell’immortale Domenico Modugno. De Luca opta per la versione dei Negramaro.

 

 

21.41. Chiusura con una scoppola per la stampa: “E’ da cinque giorni che mi macinano i maroni” con le dimissioni dall’Ars. Poi la dismissione del tram. Ormai si recita a soggetto.

 

 

21.40. La ferale notizia: i comizi continueranno, “al coperto, nei villeggi, verdemo”. Poi un’altra scena già vista “Se sarò vivo”, una delle frasi di cui De Luca abusa un po’ troppo spesso, data la serietà dell’argomento, che stavolta, ma anche altre volte, attribuisce al suo aver “toccato” i servizi sociali: “Chi tocca i servizi sociali muore”, ripete, per la trentesima volta.

 

 

21.35.O era falso il bilancio o era falco il piano di riequilibrio“, tuona De Luca dal palco. Stanchezza tra gli spettatori, mentre gli assessori della giunta, sempre eroici, assistono braccia conserte, senza muoversi, in silenzio, dall’inizio del comizio, ormai iniziato tre ore fa.

 

 

21.30. Quello della logorrea di De Luca sta diventando un problema del quale lo stesso De Luca inizia a rendersi conto. “Sono le nove e mezza, mia moglie oggi pomeriggio mi ha chiesto “ma quanto parli stasera?”, dice.

Questo non gli impedisce di continuare. Con Messinambiente.

 

 

21.25. Adesso tocca a Guido Signorino, ex assessore  al Bilancio dell’amministrazione di Renato Accorinti, bullizzato forte: “Non ci interessano le sue lezioni di contabilità, è stato bocciato dallo stesso Accorinti, che lo ha trombato”, dice De Luca, chiedendo comunque scusa per il termine, tra le matte risate del pubblico. “Trombato da Accorinti, chi non capisci nenti”, aggiunge, ad adiuvandum.

 

21.20. Spiegamento di forze dell’ordine abbastanza anomalo, e pure dall’inizio del comizio: volanti della polizia in quantità, e addirittura un furgone antisommossa: probabilmente si temeva l’assalto da parte dei tifosi dell’Acr Messina.

 

 

21.15. Chiariamo: le nomine sono di stretta competenza del sindaco, che non deve risponderne che a sè stesso. Il fatto che De Luca ne stia parlando da dieci minuti sa però molto di excusatio non petita.

De Luca ci sente, ed esprime più o meno lo stesso concetto: “Io ci metto la faccia, e nomino persone di mia fiducia“.

 

 

21:10. Capitolo Messinambiente, con conseguente attacco alla Gazzetta e al riferimento alla lobby della Fenapi. I riferimenti alla stampa hanno iniziato stancare. Sulla parentele di uno dei nominati con  D’Alia, De Luca cade dalla naca: “Non lo sapevo. Però ho ridotto del 50% i compensi”, spiega.

 

 

20.55. Si torna a bomba sull’Atm: “I debiti e le perdite al 31 dicembre 2012 erano 51 milioni e 450milioni di euro”. In tre giorni sono aumentati di un milione e mezzo: De Luca cita “carte” da parte del collegio dei revisori dell’Atm stessa, e aggiunge “La scorsa amministrazione aveva messo nel piano di riequilibrio solo 32 milioni”. Poi l’attacco a Giovanni Foti, oggi presidente della Gtt di Torino, che avrebbe contribuito a “massacrare” l’Atm.

Poi l’ultima novità: “Stanotte ho trovato un verbalino che riguarda Signorino”. È un continuo susseguirsi di colpi di scena e di nuove cifre, che fanno capolino da qualche cassetto da un giorno all’altro. Quale sia la reale situazione di Atm è un mistero più recondito del quarto segreto di Fatima. “A munnizza na puttammu ca”, sbotta De Luca. Il riferimento è a Torino, a Foti e agli autobus che l’azienda piemontese aveva dismesso e poi giunti sullo Stretto e che continuano ancora a camminare, ca va sans dire. Nulla di nuovo quindi, così come per il 97,7 del comizio. Nel frattempo la piazza continua a svuotarsi.

 

 

 

20.45. Tocca ai servizi sociali: De Luca annuncia, ma l’atto è già stato firmato, l’allontanamento dei funzionari che da anni lavoravano al dipartimento, spostati altrove, e annuncia che non rinnoverà il contratto al dirigente Domenico Zaccone, il cui contratto trimestrale scadrà a dicembre.

Poi spiega di storie strane alle elezioni regionali, un anno fa, con un candidato all’Ars per cui dipendenti di una coop facevano campagna elettorale. “Voglio i nomi di tutti quelli che lavorano nei servizi sociali”, urla.

 

 

20.37. Lo shock ci ha travolto, quindi abbiamo perso un po’ il filo. De Luca ha tessuto le lodi del consiglio comunale per la responsabilità dimostrata nell’approvazione del SalvaMessina, come menzioni particolari per Libero Gioveni e Antonella Russo.

 

 

20.25. Sepolcri imbiancati, oligarchie, città sotto scacco. Tutto l’armamentario retorico è sciorinato, e rivolto verso la politica regionale, che “rallenta la doverosa azione di buon governo che solo i palazzi municipali possono garantire alle comunità”.

Tutto questo per lanciare Danilo Lo Giudice, “come me figlio del territorio”. Poi praticamente si candida alla presidenza della Regione: “Il mio sogno è tornare a Palermo da presidente della Regione: il mio non è un addio, è un arrivederci”

 

 

 

20.15. Quindi il momento che più si attendeva: De Luca cita una lettera in cui solleva il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè dal problema del doppio incarico, in cui dichiara di dimettersi dall’Ars per restare sindaco.

“Ho indugiato non perchè ho voluto approfittare della legge che non prevede un termine perentorio, ma perchè dovevo effettuare pressione sul consiglio comunale”, sostiene. La questione dell’incompatibilità sta così, non esattamente come scrive De Luca.

Il 23 novembre è il termine che si era dato, anche perchè “amo di più fare il sindaco e non il parlamentare, non voglio essere un politico dei palazzi di potere”, afferma, dopo aver paventato “il rischio di non essere rieletto nel caso di mie dimissioni anticipate”. Un breve passaggio sul fatto che non ha mai guardato agli emolumenti, dato che i suoi guadagni prescindono dalla politica (“non campo di politica”, ha spiegato), poi “tutto ciò mi rende spregiudicatamente libero)

Niente, quindi pare che Cateno De Luca si sia dimesso dall’Ars con una lettera a Miccichè.

 

 

 

20.10. Un veloce passaggio sull’incompatibilità che gli deriva dal doppio ruolo di sindaco e deputato regionale. la colpa è della commissione di verifica poteri che non si riesce a riunire, sostiene De Luca.

“Faccio risparmiare soldi alla città“, spiega, in un’interpretazione un po’ così del doppio ruolo al quale ancora non ha posto rimedio (forse a fine novembre).

 

 

20.07. Tocca ai dirigenti. Qui De Luca dice di avere ridotto i dipartimenti. Non è vero. Forse da gennaio, come è previsto dall’organigramma, ma ancora non è stato ridotto alcunchè (anzi, sono state previste altre figure). Ancora non ha toccato l’argomento “attacchini”.

 

 

20.05. E’ tutto un grande repetita iuvant: di tutti gli argomenti, tranne forse il palagiustizia, De Luca ha già sviscerato più e più volte tutti gli argomenti. E infatti anche tra il pubblico c’è una certa sensazione di deja-vù

 

 

20.03. “Questa città non  può più essere schiava dell’imbecillità”, urla mentre parla dell’ordinanza di chiusura delle scuole. “Stanno arrivando i finanziamenti”, annuncia. Futuro anteriore.

 

 

20.00. “Dal primo novembre sblocchiamo i primi 50 immobili, negli ultimi vent’anni ne sono stati sbloccati 600″. Ha ragione. “Inizierò lo sciopero della fame se non arriva la dichiarazione di emergenza”.

 

 

19:56. Finalmente tocca allo sbaraccamento e al dissesto. “Circa 450 alloggi disponibili”.

 

 

19:53.  A un certo punto fa autoironia: parlando del Palagiustizia spiega che chi amministra la giustizia deve a avere la tranquillità, e questo vale anche per me… Il riferimento  è ai processi che dovrà affrontare nei prossimi mesi. Il pubblico non capisce e lui invita gli astanti ad applaudirlo. Poco dopo si passa agli alberi. 

 

 

19:49. “La mia proposta farebbe risparmiare milioni di fitti passivi”.  Sei milioni di euro in 4 anni, secondo De Luca. Fa un paragone di costi-benefici fra le due proposte, ma non è chiarissimo come faccia a determinare il ribasso d’asta. Poi punta sui punti forti della logistica: un palazzo in pieno centro al posto di un parcheggio in una zona della città congestionata dal traffico. Vabbè.

 

 

19:43. Secondo De Luca servirebbero 5 anni per avviare il progetto all’ospedale militare, che andrebbe finanziato con 17 milioni di euro. L’alternativa, dal costo di 40 milioni, è quella del parcheggio cosiddetto “fosso”, al cui posto sorgerebbe un palazzone di nove piani. I tempi? Massimo 4 anni, secondo De Luca.  Poi mette a confronto la superficie: i 9mila metri quadrati del “vecchio” progetto a fronte dei presunti 18mila del “nuovo progetto”.

 

 

19:40.  Il secondo Palagiustizia: “Ci è stato calato un pacco dalla precedente amministrazione”. E tira in ballo il progetto di via La Farina. “Nessuno ha fatto quello che abbiamo fatto noi in 4 mesi. Solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere”. Si riferisce al protocollo d’intesa firmato da Demanio, Comune e due Ministeri.

 

 

19:35. Riecco la “lobby” del tram. Ancora non si capisce quale. E perché. Poi un vecchio cavallo di battaglia: dove il tram è passato i negozi hanno chiuso.

 

19:33. Serve un applauso: ed ecco che De Luca ritira nel mezzo il tram. Così. E l’applauso arriva. 

 

19:32. Tocca al porto di Tremestieri, che secondo De Luca è una delle cose che ha portato in porto (chiediamo scusa per il gioco di parole). Si riferisce probabilmente alla casa fatta demolire circa un mese fa

 

19.30.Dietro di me non ci sono le lobby, ma mancu i babbi“, sostiene De Luca, parlando di colate di cemento, dell’ospedale Piemonte, del business delle discariche e della raccolta indifferenziata, di opere compiute e inutili” come il tram”, vero e propria ossessione che diventa “la regina delle operazioni lobbistiche che ha messo in ginocchio la città”. In che senso? Non è ben specificato.

Diciamo che negli ultimi tre, quattro minuti il sindaco ha gettato la palla in tribuna, parlando per massimi sistemi senza entrare nello specifico, cosa che in genere fa meglio.

 

 

19.20. Alla spicciolata arrivano altri spettatori, meno comunque delle altre volte. Adesso tocca alla Gazzetta del sud, che entra di diritto, dopo i sindacati entrata di diritto nel novero delle lobby.

“Chi si permette di parlare al sindaco così, di intimidirlo”, punta il dito De Luca contro un editoriale del caporedattore Lucio D’Amico. De Luca in sostanza accusa la stampa di volergli mettere il bavaglio. In effetti, stando a quello che dice, sembra esattamente il contrario.

 

 

 

 

19.15. “Dal 26 al 29 riapriremo il tavolo, e invitiamo tutti i lavoratori a partecipare: la politica del muro contro muro provoca solo morti e feriti”. Puntuale, dopo il bastone arriva la carota, insieme alla notizia: “Non farò più trattative sindacali a porte chiuse, faremo la diretta facebook, così si vedrà chi ha il coraggio di venire. Strumentalizzazioni non ce ne saranno più”.

Poi citazione storica: “Segretari Cgil e Uil, vi aspetto con un caffè, ma non un caffè alla Pisciotta” (Gaspare Pisciotta fu avvelenato in carcere con un caffè avvelenato).

 

 

19.13. La frecciata velenosa: “Mi sembra lo sciopero della casta che deve giustificare il proprio ruolo, mandando messaggi farlocchi: non è che lo sciopero arriva il 31 perchè poi c’è il ponte?“, domanda maliziosamente De Luca.

 

 

19.10. Primo punto fermo: “L’azienda trasporti resterà pubblica, punto“. De Luca puntualizza uno dei temi che più hanno diviso l’opinione pubblica nelle scorse settimane, e se la prende di nuovo con la Uil: “Si vendono menzogne, chi l’ha scritto aveva bevuto qualche goccio di grappa di troppo. Non è che è uno sciopero politico per strumentalizzare i lavoratori?”

 

 

19.05. Nota di contesto: in piazza è presente molta meno gente rispetto al comizio di tre settimane fa, circostanza dovuta anche alla giornata non esattamente piacevole. Molti più comunque rispetto alla manifestazione di ieri  a favore del tram.

De Luca ha iniziato forte, ma sembra un po’ giù di corda. Probabilmente risparmia le forze per evitare che finisca come tre settimane fa, con un malore che l’ha messo K.O. per il resto della settimana.

 

 

19.00. Poi tocca ai sindacati, e allo sciopero previsto per il 31 ottobre. Accuse a Cgil e Uil, le due sigle che più delle altre si sono messe contro le politiche di De Luca. Cisl e Cisal, invece, hanno ricevuto un plauso per il supporto alle azioni dell’amministrazione

Le responsabilità si condividono, è facile alzarsi dai tavoli, non dare alcuna soluzione e poi dichiarare lo sciopero generale senza dimostrare attaccamento al bene comune”

 

 

18.55. Inizia partendo in quarta il sindaco. Il primo argomento affrontato è la questione stadi, che la scorsa settimana aveva creato qualche grattacapo. De Luca la racconta in maniera un po’ parziale: “Lo scorso anno la Scia l’ha richiesta la società calcistica, non il Comune”. Così è anche quest’anno, ma il problema è che il san Filippo è rimasto chiuso la scorsa settimana perchè, a Catena, il Comune aveva deliberato la concessione degli stadi solo qualche giorno prima della partita.  E quindi le società di calcio non hanno avuto il tempo di presentare i documenti.

Menzione “d’onore” per il direttore dell’Acr Messina (Lello Manfredi, non nominato), al quale le orecchie per qualche minuto avranno fischiato forte.

 

 

18.50. Dopo l’introduzione di Lo Giudice, che tesse le lodi di De Luca, e fa polemica sulla strumentalizzazione di una cosa sulla quale lo stesso De Luca ha scritto un post, lascia il palco al sindaco: un passaggio di consegne che è già accaduto a Santa Teresa, e a fine novembre probabilmente all’Ars

 

18.40. “La paternità è una cosa bella, una grande gioia, e questo per qualcuno è diventato un modo di strumentalizzare non so cosa”. Con queste parole Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa, primo dei non eletti all’Ars (scranno che otterrà una volta che Cateno De Luca si dimetterà) e neo padre, introduce il comizio di Cateno De Luca: il secondo, quello che, nelle sue parole, smaschererà le lobby che impediscono la sua rivoluzione copernicana.

Oggi si dovrebbe sapere, secondo il programma, qualcosa sulle dimissioni che il sindaco Cateno De Luca ha un’altra volta annunciato.

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