MESSINA. È uno degli eventi culturali di cui si è più discusso in queste settimane, sia sulla stampa che sui media, che hanno dato ampio risalto alla manifestazione e al numero degli avventori che nel corso degli ultimi tre weekend hanno fatto tappa nei 29 luoghi messi in mostra dalle Vie dei Tesori, la kermesse regionale che ha fatto tappa per il secondo anno consecutivo in riva allo Stretto. A fronte dei tanti pareri entusiasti, c’è però anche chi nutre qualche dubbio sul reale impatto dell’evento, e sul significato dei numeri. È il caso di Antonino Teramo, dottorando in storia, un nostro lettore di cui pubblichiamo un contributo in merito.

Di seguito il suo intervento integrale:

Gentile direttore, mi consenta una piccola riflessione controcorrente riguardo al recente evento “Le vie dei tesori”, di respiro regionale che sta crescendo di anno in anno in contesti diversi, molto utile e significativo.

Il mio intervento è limitato a ciò che riguarda la nostra Messina. Il luogo comune del “a Missina non c’è nenti” ormai è smentito da molti anni, ma c’è ancora chi si stupisce di trovare nella nostra città bellezze che risalgono sia a prima del terremoto, che ha distrutto molto ma non tutto, sia a dopo il tragico evento del 1908, quando nonostante tutto la cultura e la bellezza rifiorirono.

Certamente ci sono moltissimi luoghi da vedere e valorizzare, ma mi consenta di notare che per questo evento l’affluenza è stata piuttosto bassa e nessun giornalista ha notato l’anomalia annunciando, in alcuni casi anche preventivamente, il “grande successo”.

Guardiamo per un attimo i numeri: 14.365 visite divise per 29 siti sono in media 495 visite a sito, se poi dividiamo per i tre weekend di tre giorni ciascuno (venerdì, sabato e domenica) sono in media 55 visite al giorno per ogni sito. Mi pare che si tratti di un risultato abbastanza modesto se raffrontato alle possibilità di valorizzazione dei nostri beni culturali: ad un singolo evento sportivo, anche di una squadra di calcio in serie dilettantistica, nella nostra città ci sono molto più di 55 paganti.

Non è neanche bella l’idea che la cultura sia percepita come qualcosa che tocchi la vita della gente solo in un paio di eventi l’anno. Non sarebbe stato forse più utile (lo dico per una critica costruttiva) invece di aprire 29 siti contemporaneamente, rendere fruibili gli stessi beni due o tre alla volta per ogni weekend durante tutto l’arco dell’anno?  In questo modo si sarebbe forse raggiunto l’obiettivo di “allenare” anche la sensibilità alla cultura e al bello della gente, con una certa continuità, avviando in piccolo un percorso che comunque poteva abbracciare un arco di tempo abbastanza lungo per influire sulle abitudini, e far dedicare i fine settimana e il tempo libero ad eventi esclusivamente culturali. Si sarebbe potuto sperare in questo modo, forse, di cominciare a preparare (anche se in un primissimo stadio) un pubblico capace di apprezzare la cultura e disposto anche a spendere qualcosa. Creare una richiesta di cultura che è alla base anche della creazione di un mercato.

Se si guarda infatti al risvolto economico con numeri del genere un qualsiasi sito culturale sarebbe lontanissimo non solo dal produrre posti di lavoro, ma persino da raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza per quanto riguarda la manutenzione ordinaria e gli interventi necessari a rendere i beni sicuri e fruibili. Per non parlare nella nostra città dell’assenza del turista, anche questo ridotto a numeri marginali, nonostante si faccia un abuso del termine anche per iniziative che turistiche non sono.

Il caso di questo evento, seppur con intenzioni ottime, è solo un esempio di quanto accade molto spesso nella nostra Messina. Non basta fare, non basta avere nobili intenti, ma bisogna anche fare bene e avere un piano strategico che sia mirato a innescare un circolo virtuoso. Senza questa prospettiva anche la migliore iniziativa diventa sterile.

Noto purtroppo che mancano strategie e programmi non solo sul lungo periodo, ma persino per un arco di tempo di durata annuale. Molti dilettanti nella nostra città, e troppi giovani che vanno via.

Purtroppo nessuno giornalista ha notato quello che vedo io. Non si spiega allora come mai nonostante i “grandi successi di pubblico” annunciati dalla stampa ci sia una generale indifferenza e insensibilità verso la cultura e la valorizzazione del patrimonio culturale. Dicendo questo non nego che ci siano associazioni culturali seriamente impegnate che possano contare tra i loro soci anche gente preparata e formata per operare nel settore.

Le gocce sono tante, ma affinché formino almeno un ruscello e scorrano di corrente propria ci vuole ben altro di un piccolo serbatoio che le accolga tutte per pochi giorni.

Cordiali saluti e grazie per lo spazio che mi ha accordato, nella speranza che la mia critica sia costruttiva e stimoli la riflessione.

 

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Zoe
Zoe
3 Ottobre 2018 21:33

Nei posti che ho visitato io ho sempre dovuto fare la fila; qualcosa nei conti fatti non mi torna. Diverse sedi non erano poi aperte tutti i tre giorni del week end. A me sembra un’iniziativa interessante anche la concentrazione dei beni visitabili, cosa che permette, per esempio, di fare un soggiorno di un fine settimana denso di visite in un’altra città. Forse occorre tempo per il pienone