La spazzatura dei siciliani? Fuori dalla Sicilia

Il dirigente del dipartimento regionale Salvo Cocina firma un "avviso esplorativo" per il trasporto dei rifiuti fuori regione. C'entra una crisi decennale, la differenziata al 15% invece che al 65%, ma anche la carenza di impianti in cui trattarla

 

PALERMO. Un avviso esplorativo per il trasporto dei rifiuti fuori regione. Per capire chi è che può accollarsi la spazzatura dei siciliani: quella che in Sicilia non si riesce a smaltire a causa dell’assenza di termovalorizzatori, discariche ormai al collasso e livelli minimi di differenziata molto al di sotto del 65% imposto per legge dalle normative europee.

E quindi Salvo Cocina, dirigente generale del dipartimento dell’Acqua e dei rifiuti (e dirigente della struttura commissariale, dato che il comparto è commissariato da tempo immemorabile) ha firmato un “avviso pubblico esplorativo finalizzato all’indagine di mercato per l’acquisizione di manifestazioni di interesse per il trasporto, il recupero e/o lo smaltimento dei rifiuti al di fuori del territorio della regione  siciliana”.

Regione che è già sotto la lente da tempo: con delibera del Consiglio dei Ministri dell’8 febbraio 2018 è stato dichiarato, per 12 mesi, lo stato di emergenza “in conseguenza della situazione di criticità in atto nel territorio della Regione Siciliana nel settore dei rifiuti urbani”, e in conseguenza a questa un’ordinanza della presidenza del Consiglio di ministri ha dettato le mosse per tentare di uscire dall’emergenza: e cioè la costruzione di “nuove vasche di abbancamento rifiuti e annessi impianti di trattamento meccanico-biologico nonché impianti di compostaggio e di produzione di biogas dalla frazione organica”, e poi anche il trasferimento dei rifiuti fuori Regione.

“La causa primaria della attuale situazione emergenziale, conclamata dalla dichiarazione di stato di emergenza – scrive Cocina – è essenzialmente dovuta alle notevoli quantità di rifiuto indifferenziato che gran parte dei Comuni siciliani conferiscono in discarica in ragione della inefficiente raccolta differenziata”.

Il valore medio regionale di raccolta differenziata in Sicilia nel 2016 è stato pari al 15.40% (fonte Ispra) e nel 2017-18, pure in crescita, si mantiene molto lontano dal 65% fissato dalla vigente normativa nazionale e regionale. “Pertanto, in Sicilia, il ricorso alle discariche è notevole ed abnorme in quanto oltre l’80% del rifiuto prodotto annualmente (2.350.000 t) finisce in discarica provocando il rapido esaurimento delle stesse”, continua il dirigente.

Che è consapevole che “l’unica misura strutturale efficace parte dei Comuni è pertanto quella dell’aumento della raccolta differenziata da parte dei Comuni per adeguarla ai valori imposti dalla legge, così riducendo i quantitativi dei rifiuti non differenziati ad oggi conferiti in discarica”.

Nel frattempo, i rifiuti si cercheranno di portare fuori dalla regione. Con un inevitabile aggravio della Tari per i siciliani. Ed il problema, non secondario, che per quanto alta possa essere la differenziata, scarseggiano (e infatti l’ordinanza impone di costruire alla svelta) luoghi e impianti adatti nei quali poter conferire e trattare.

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