Gps, georeferenziazione, open data, applicazioni: ecco come l’Atm pianifica il futuro

Arriveranno nuovi autobus, ma soprattutto nuova tecnologia, che lavorerà sui dati aperti e sarà finanziata coi fondi Pon Metro. Ma all'orizzonte c'è un bilancio 2014 che in aula avrà vita dura

MESSINA. Sul lavoro di Gaetano Cacciola nel tirare per i capelli il cadavere dell’Atm, rianimarlo e tornarlo a fare camminare, anche i più acerrimi detrattori dell’amministrazione guidata da Renato Accorinti, pur storcendo il muso, concordano. L’assessore alla Mobilità, sull’argomento, ha convinto un po’ tutti, facendo parlare i sessantadue autobus che la scorsa settimana sono scesi in strada. Un traguardo che altrove sarebbe appena sufficiente, ma che a Messina, in cui si è toccato un minimo storico di una dozzina di messi, è una specie di Rinascimento.

Di bus, poi, dovrebbero arrivarne 32 omologati euro6, quindi nuovi, e una ventina ibridi: i primi sono finanziati con fondi che risalgono a dieci anni fa, il 2007, i secondi coi fondi dell’asse 2 di Pon Metro per la mobilità sostenibile.

Archiviato il capitolo mezzi, l’ “hardware”,  quello su cui l’Atm sta puntando forte, è il software: tecnologie con le quali Giovanni Foti, direttore generale dell’Atm, ha familiarità da anni, essendo stato direttore del settore sviluppo nuove tecnologie della Gtt di Torino, una delle più grandi aziende di trasporti in Europa.

Si inizia con la geolocalizzazione: su 70 autobus e dieci tram è stato montato un sistema satellitare Gps, che consentirà la catalogazione e riorganizzazione di tutte le 1400 fermate, ma anche la rimodulazione più efficace di 49 rotte: questo permetterà la georeferenziazione di linee e delle fermate e, incrociando i dati “aperti” provenienti da ogni mezzo, sarà possibile sviluppare applicazioni che segnaleranno posizione e tempo di attesa rispetto alle fermate per ciascuno degli autobus. Un sistema di questo tipo potrebbe alimentare un bot su applicazioni tipo Telegram, in cui l’utente domanda al proprio cellulare l’arrivo previsto degli autobus e dei tram.

Grazie alla geolocalizzazione, sarà anche razionalizzata l’organizzazione interna all’azienda, assegnando ogni giorno le vetture che svolgono il servizio della linea tranviaria, e accoppiando le vetture ai turni e alle corse. Il software, che sarà open source, quindi libero e riutilizzabile da terzi  registra anche tutte le volte che il mezzo si guasta o viene fermato per manutenzione. Il servizio di acquisto elettronico del biglietto tramite l’app MyCicero è già attivo, e se ne era parlato un paio di mesi fa.

Del percorso tecnologico intrapreso, se ne sta occupando in massima parte il responsabile staff informatico, Alberto Chillè, proveniente dalla ormai defunta esperienza Feluca. L’università di Messina ha già da tempo intrapreso il percorso che è culminato nei progetti di smart city, che consistono nel disseminare in città una serie di sensori per i rilevamenti più disparati, dalla qualità dell’aria alla disponibilità di parcheggi. E con l’Atm il dialogo è già ben avviato.

Che problemi potrebbero sorgere? Il bilancio, innanzitutto. E’ arrivato in aula da qualche settimana quello 2014, e c’è chi, come Peppuccio Santalco (Felice per Messina) ha chiesto la trasmissione degli atti alla Corte dei conti per capire il perchè del ritardo. Sulla stessa lunghezza d’onda anche parecchi dei colleghi d’aula che il bilancio sembrano riluttanti a votarlo. La questione gps, poi. Quando Alessio Ciacci lo propose sui mezzi di Messinambiente (partecipata della quale era liquidatore), i sindacati parlarono del pericolo “Grande Fratello”. In Atm, azienda incredibilmente sindacalizzata fino a qualche anno fa, il clima sembra essere molto più disteso di allora. Ma non si sa mai.

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