MESSINA. Dopo il ciclone Harry, riapre il porto di Tremestieri. Ne ha dato notizia l’Autorità portuale, spiegando che sono stati effettuati rilievi batimetrici per verificare con precisione la situazione dei fondali e l’eventuale presenza di insabbiamento che possa diminuire la quota minima di fondale ( 5.50 metri), ed è risultato che ad eccezione di una porzione di mare adiacente il fanale rosso, si raggiunge la quota minima di sicurezza dei fondali, e quindi le navi potranno utilizzare anche lo scivolo n. 2 (lato mare).

La UILTrasporti Messina, però, frena gli entusiasmi. “Come emerso dagli stessi sopralluoghi tecnici, il fenomeno dell’insabbiamento dell’imboccatura portuale permane. Oggi non impedisce l’attracco delle navi, ma resta una criticità strutturale, prevedibile e ciclica, che rischia di riproporsi puntualmente a ogni evento meteo-marino significativo. Il fatto che il porto abbia “retto” alla recente ondata di maltempo è dipeso anche da circostanze favorevoli, non certo da una messa in sicurezza definitiva dell’infrastruttura. L’insabbiamento del porto di Tremestieri è un fenomeno tecnicamente gestibile – dichiara Antonino Di Mento, Segretario Generale UILTrasporti Messina – ma continua a trasformarsi in emergenza a causa di ritardi procedurali e di un sistema autorizzativo che non è all’altezza della strategicità di questo scalo. In passato, situazioni analoghe hanno determinato mesi di attesa per il rilascio delle autorizzazioni necessarie alla movimentazione delle masse sabbiose, con conseguenze pesantissime sul piano logistico, occupazionale e della sicurezza urbana. Una condizione che la UILTrasporti giudica non più tollerabile. Il sindacato ricorda come in precedenza fosse prevista un’autorizzazione preventiva per la movimentazione di circa 60.000 metri cubi di sabbia, strumento che consentiva interventi tempestivi e programmati. L’attuale prassi di autorizzazioni rilasciate “a evento” espone invece la città, i lavoratori portuali e l’intero sistema dei collegamenti marittimi al rischio di una emergenza permanente”.
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