La Corte d’appello ha assolto Carmelo Famà dalle accuse di truffa e falso per la vicenda del trasferimento dal Comune di Taormina a quello di Messina. Cancellata la condanna a 2 anni e 10 mesi del primo grado. Secondo l’accusa, quando presentò al Comune di Messina la richiesta di trasferimento avrebbe affermato il falso sostenendo di essere dirigente a tempo indeterminato alle dipendenze del Comune di Taormina. Sempre per l’accusa la sua qualifica era di capo comparto del servizio urbanistica ed era stato nominato nel 1996 dirigente temporaneamente e reggente dell’ufficio tecnico comunale. In questo modo sarebbe riuscito ad ottenere il trasferimento dal Comune di Taormina a quello di Messina.

La Corte d’appello era composta dai giudici Alfredo Sicuro, (presidente e relatore) Celi e Maria Eugenia Grimaldi. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Anche la parte civile – rappresentata dall’avvocato Bonni Candido – aveva chiesto la conferma della sentenza. I difensori di Famà, gli avvocati Antonio Strangi e Paolo Turiano, hanno invece sostenuto che Famà era stato destinatario, quando era alle dipendenze del Comune di Taormina, “di tutta una serie di atti da cui poteva desumersi l’attribuzione della qualifica di dirigente e che in base al contenuto dei medesimi aveva correttamente ritenuto di poter dichiarare, nella richiesta di mobilità, di essere dirigente a tempo indeterminato”. La Corte d’appello gli ha dato ragione e lo ha assolto.

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